Christian Rudder, il futuro è un Dataclisma

Il fondatore di OkCupid ci racconta la verità dei dati sull’amore

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Giulio Passerini

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OkCupid è il sito di incontri più grande del mondo, una piazza digitale in cui ogni giorno si danno appuntamento oltre 60.000 persone: 6.000 di queste instaureranno una relazione, 400 si sceglieranno per la vita. Christian Rudder, l’autore di Dataclisma (edito da Mondadori, traduzione di Claudia Marseguerra e Alessandra Sora), oltre a essere uno dei fondatori del sito è anche il responsabile dell’analisi dei dati. Per la prima volta nella storia, piattaforme come Facebook e OkCupid trasformano esperienze non quantificabili come l’amicizia e l’amore in approssimazioni fatte di numeri, statistiche e preferenze. Il compito di Chris è quello di dare un senso ai dati creati dagli utenti del sito per scoprire quella che potremmo definire “la verità (vi prego) sull’amore”.

L'era dei dati
Grazie all’analisi dei dati, il nostro modo di intendere e raccontare la Storia presto cambierà. In un disco rigido c’è un sacco di spazio e un computer può analizzare in un solo minuto un numero di variabili che il ricercatore più in gamba non riuscirebbe ad elaborare in una vita intera. Ecco perché potremo raccontare la storia di tutti e non più solo quella degli eroi. Tuttavia, nonostante la nostra rinnovata importanza storica, la maggior parte di noi non diventerà mai un eroe. Le nostre decisioni saranno sempre funestate dal dubbio, i nostri desideri ci getteranno nello sconforto, decideremo una cosa e ne faremo un’altra e soprattutto continueremo a non sapere cosa è davvero buono per noi. Ed è qui che entra in gioco OkCupid. “Quando sei online puoi ottenere quello che vuoi” scrive Rudder, “ma trovare ciò di cui hai bisogno è decisamente più difficile”.

Cosa vogliamo davvero?
In questo Chris è un osservatore privilegiato. Non solo sa cosa diciamo di volere, ma sa anche come ci comportiamo davvero al di là di quello che dichiariamo. Facciamo un esempio. La maggior parte degli iscritti a OkCupid dichiara di cercare un partner più o meno della propria età, ma all’atto pratico mentre le donne visitano effettivamente i profili dei propri coetanei (per la precisione: fino a 32 anni cercano qualcuno di poco più grande, dai 33 in poi qualcuno di poco più giovane, al massimo 5 anni, tranne che a 46, 47, e 48 anni dove il divario si allarga verso il basso fino a 9 anni), la maggior parte degli uomini visualizza quasi esclusivamente profili di donne fra i 21 e i 24 anni, indifferentemente dalla preferenza dichiarata. Così nessuno trova quello che cerca (e la colpa, in questo caso, è soprattutto dei maschi).

Gli uomini e le donne non sono uguali
Contro tutte le aspettative, invece, gli uomini si dimostrano più assennati delle donne nel momento in cui si tratta di giudicare l’aspetto fisico dell’altro sesso. L’insieme dei giudizi sulle donne iscritte a OkCupid costituisce infatti una curva gaussiana quasi perfetta, vale a dire una quasi completa aderenza alla realtà. Un piccolo miracolo se si considera la rappresentazione irrealistica del corpo della donna che la nostra epoca ci propone fra pubblicità, porno e videogiochi. Le donne invece si dimostrano molto meno generose, e nei loro giudizi solo un uomo su sei risulta al di sopra della media. Strettamente legata all’aspetto fisico è anche l’etnia: contrariamente a quanto dichiarano gli iscritti di OkCupid (mediamente più giovani, istruiti e progressisti della media americana) appartenere alla stessa etnia è in assoluto il fattore che condiziona maggiormente la preselezione di un possibile partner.

La bellezza è sopravvalutata
Eppure le statistiche dimostrano che per iniziare una relazione soddisfacente l’aspetto fisico non dovrebbe essere preso affatto in considerazione. Durante un esperimento basato su una serie di appuntamenti al buio organizzati seguendo esclusivamente l’indice di compatibilità elaborato dall’algoritmo del sito, l’80% degli incontri ha avuto successo: una percentuale di molto superiore alla media. Preselezionando i possibili partner soprattutto in base all’aspetto fisico facciamo quindi un grosso errore. Così come un altro errore fatale si rivela quello di usare sempre lo stesso approccio, indifferentemente dalla persona che abbiamo davanti. L’analisi dei dati ha dimostrato che, indifferentemente dalla qualità del nostro approccio standard, il copia e incolla ci costa il 25% delle probabilità di ottenere una risposta positiva. Quell’amico che si vanta dell’efficacia della sua frase da rimorchio è stato finalmente smascherato.

John Waters batte Indiana Jones
Non siamo tutti uguali, insomma, ed è qui che scatta la passione. Su OkCupid John Waters è molto più popolare di registi come George Lucas e Steven Spielberg: questo ovviamente non è quello che succede nella realtà, ma quello che Waters sa bene, è che disgustare alcune persone ne attirerà parecchie altre molto motivate. Piacere a tutti è un po’ come venire ignorati da tutti, non piacere a qualcuno è invece il modo migliore per piacere tanto a qualcun altro. Ecco perché le donne che ricevono più messaggi sulla piattaforma (fino al 70% in più) non sono le “bellissime”, ma quelle capaci di dividere le opinioni tra voti molto alti e molto bassi: è la potenza intrinseca del difetto, della personalità, dell’individualità, quel certo nonsoché che ci conquista.

Cosa ci aspetta
Quello che Christian Rudder fa con Dataclisma è gettare uno sguardo senza ipocrisie sul nostro presente, e non sempre quello che ci mostra ci piacerà. Battaglie che pensavamo ormai a buon punto (come quelle contro il razzismo e il sessismo) appaiono tutt’altro che vinte, altre come quella per la privacy stanno ridefinendo il proprio campo.  E mentre i nostri bisogni profondi restano opachi e silenziosi, la tecnologia in cui siamo immersi ci dà sempre più potere per soddisfare rapidamente le pulsioni (positive e negative) che affiorano chiassosamente nella nostra coscienza. Sta a noi sviluppare un super-io in grado di battere la velocità di un twit, così come nostra è la responsabilità di dare forma a una rete più a misura d’uomo, dove gli algoritmi lavorino per i nostri bisogni e non solo per i nostri desideri. Una rete più bella e più felice, forse. Ma sarebbe anche una rete più libera? Su questo interrogativo si giocherà il futuro di quello che saremo, e la verità sull’amore.        

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