Christian Raimo, 'Le persone, soltanto le persone' - La recensione

Surreali, irreali, iperreali: otto fiabe per adulti smontano il motore delle relazioni umane

Le persone

Le persone, soltanto le persone, particolare della copertina – Credits: illustrazione di Riccardo Falcinelli

Michele Lauro

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Insegnante, editor, traduttore, scrittore e infaticabile agit-prop culturale dalle colonne di giornali, riviste letterarie e soprattutto del blog minima&moralia, Christian Raimo torna al racconto dopo la "parentesi" di Il peso della grazia, primo e corposo romanzo uscito un paio d'anni fa. Molte di queste novelle sono già comparse altrove in forma embrionale, eppure Le persone, soltanto le persone è un libro dal corpo unitario in quanto a tematiche, atmosfere, stile, ritmo.

L'ossimoro che intitola il primo racconto - Il mio giogo è soave - introduce il leit motiv introspettivo della raccolta: la doppia natura delle persone e delle cose, la doppia verità degli eventi. Gli eroi delle storie sono persone (soltanto persone) di Ceto medio per non dire mediocre, vittime della propria personalità-ombra, come l'ha chiamata Jennifer Egan in Guardami. In situazioni di normalità apparente le fondamenta emotive si sfaldano di colpo nell'irrazionalità e nell'autodistruzione, nell'ipocondria, nella depressione-esaltazione.

Toc, clang, puf, ancora toc, tac, swish... Onomatopee a parte, Raimo dissemina lungo la strada espressioni uscite da una centrifuga linguistica impazzita, roboanti, bizzarre, autocompiaciute, cerebrali e "manganelliane", per usare un aggettivo eretico. Come quando la narcosi di un buco ispira al malcapitato Nicola "cianografiche tattili di orgasmi remoti" in Niente più culto dei morti nell'Italia del Novecento. O come l'"ircocervo logico pieno di mani avanti" che il protagonista di Calvino contro Pasolini scrive al suo improbabile mentore metaletterario, nel più surreale dei racconti.

La prima novella, ambientata in Egitto, contiene pagine intense dedicate a un luogo esotico narrato senza esotismi. Qui Raimo tiene a freno le briglie iperlinguistiche per raccontare un incubo urbano al Cairo, la ricerca iniziatica di un posto che eccezionalmente non sembri "uscito dal cesso della storia". Lo troverà nel luogo più impensato, fra i raccoglitori di immondizia e i piccoli deformi abitatori della Casa delle Piccole Sorelle di Madre Teresa. Lo sgomento è puro e dura appena un istante, poi la seconda traccia arriva a spazzare via ogni indugio.

Che sensazione strana, comunque, leggere questi racconti uno dopo l’altro. Una specie di ottundimento assuefatto alle abuliche atmosfere urbane, allo squallore del presente e alla desertificazione del senso della vita. Un piacere malvagio nell’attesa di qualcosa di tremendo che sta per accadere. Fin qui tutto bene... Come nel refrain dell’Odio, il film cult di Mathieu Kassovitz, il problema non è la caduta ma l’atterraggio.

Ecco, con efficace regia Raimo stringe l’inquadratura su un atterraggio dopo l'altro. L’ineffabile istante che nella vita precede (prepara) lo sfascio, il "circolo vizioso del disastro" come nel racconto intitolato Il cielo stellato lontano da noi. Da lettori ci si diverte, è vero, aspettando il Big Bang. Ma una domanda resta nell'aria come un fastidioso ronzio: "ti puoi difendere dai soldati che hai voluto che ci circondassero?"

Christian Raimo
Le persone, soltanto le persone
minimum fax
212 pp., 14 euro

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