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Chi è contrario al Nobel di Bob Dylan

Dall'autore scozzese Irvine Welsh, al giapponese Haruki Murakami fino al poeta, scrittore e accademico romano Valerio Magrelli

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Chiara Degl'Innocenti

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Bob Dylan, premio Nobel per la Letteratura. Non tutti sono stati d'accordo con questa scelta, non tutti l'hanno presa sportivamente, non tutti l'hanno trovata corretta. Il mondo è vario, la libertà di pensiero è legittima.

Anche il New York Times, noto per i suoi articoli favorevoli sul cantante folk, ha pubblicato un commento della columnist Anna North in cui la giornalista spiega perché nonostante Dylan "meriti di diritto i numerosi Grammy che ha ricevuto, tra cui un premio alla carriera vinto nel 1991", perché nonostante "appartenga ai grandi della Rock & Roll Hall of Fame (come Supremes, Beatles e Beach Boys)", perché nonostante "sia un musicista meraviglioso, un cantautore di classe mondiale e una figura enormemente influente nella cultura americana non meriti l'assegnazione del premio Nobel".

A detta della North, tra l'alto penna di livello in materia, con una laurea a Stanford e un MFA in scrittura narrativa, la scelta del comitato del Nobel di non assegnare il premio a uno scrittore è deludente. "Dylan è un paroliere brillante. Ha scritto un libro di poesia in prosa e un'autobiografia. Ed è possibile analizzare i suoi testi come una vera poesia. Ma la scrittura di Mr. Dylan è inseparabile dalla sua musica. Lui è grande perché è un grande musicista, e quando il comitato per il Nobel dà il premio letterario a un musicista, manca nell'onorare uno scrittore".

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Quello del 2016 è un premio che ha diviso gli scrittori tra polemica sui social network e sui media. Contrario a Dylan vincitore è Irvine Welsh, autore scozzese di Trainspotting, che ha scritto un tweet molto duro sostenendo che chi lo ha giudicato favorevolmente fa parte di una schiera di "hippy rimbambiti che premiano a vanvera". 




Poco lontano dal suo pensiero c'è anche Alessandro Baricco: "La situazione tra Dario Fo e il cantautore americano è diversa perché per quanto riguarda la scrittura del teatro non ho bisogno di sforzarmi tanto per capire che c'entra con la scrittura. È come se dessero un Grammy a Marìas perché c'è una bella musicalità nella sua narrativa".

Il candidato giapponese per il Nobel Haruki Murakami evidentemente piccato per il mancato riconoscimento ha scritto su Facebook, citando dal suo romanzo Norvegian Wood: "Non dispiacerti per te stesso. Solo gli stronzi lo fanno".

Anche a Valerio Magrelli, poeta, scrittore e accademico romano, la vincita non è andata giù: "Molti applaudono, ma a Stoccolma, per me, è avvenuto uno scandalo che riapre la spinosa questione dei rapporti fra cantautori e autori di poesie, romanzi e teatro. Ingannare i lettori dando a un cantante la palma di scrittore è a mio parere imperdonabile".

Dalle pagine de Il Sole 24 Ore, Luigi Sanpietro dice: "Da quando è stato inventato l'alfabeto e, soprattutto, da quando è stato istituto il premio Nobel (1901), la parola letteratura ha sempre indicato una cosa che sta tra due copertine, in prosa o in versi (quasi sempre), in forma narrativa lirica o drammatica, e mai avremmo voluto assistere a quel che sta succedendo attorno a noi e di cui il premio a Dylan, meritato come e forse più di altri tra quelli assegnati nel corso degli ultimi cent'anni, è un ennesimo segnale". Commento positivo? No, perché subito dopo arriva la stoccata: "Un apocalittico fine dell'interesse per la letteratura sic et simpliceter"

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