Charles Bukowski, una vita da copertina: l'intervista con l'illustratore Emiliano Ponzi

Uno dei migliori illustratori italiani racconta la vita dell'autore americano più trasgressivo in una bellissima serie di illustrazioni

Ponzi Head

Giulio Passerini

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Che Emiliano Ponzi fosse un illustratore bravo (molto bravo) si sapeva già da tempo. Pluripremiato in Italia e negli USA, collabora con testate come New York Times, New Yorker, Newsweek, Internazionale, La Repubblica, Il Sole 24 ore e con editori come Garzanti, Mondadori e Feltrinelli. E proprio per Feltrinelli firma oggi una vera serie capolavoro: le copertine della nuova edizione delle opere di Bukowski. Ma come si disegna la cover di un classico? Ecco cosa ci ha raccontano.

Disegnare la cover per un esordiente e quella per un classico sono operazioni molto diverse: è come raccontare la storia del romanzo prima che il lettore apra effettivamente il romanzo e se quella storia è conosciuta, beh, allora le cose cambiano. Quali sono le accortezze che un illustratore deve prendere quando racconta la sua storia?
Ogni copertina è una promessa, dipende poi dal contenuto riuscire a mantenerla. La seduzione è il primo passo: sedurre è l’alito di vento che alza di poco la gonna, quanto basta per farci immaginare che all'interno del libro ci sarà qualcosa di ancora più intenso. Svelare troppo è controproducente tanto quanto allontanarsi.

Bukowski è uno scrittore che parla a tutti, giovani e meno giovani: racconta storie in cui ognuno trova qualcosa per sé. Come fa un illustratore a raccontare una storia in cui ognuno possa trovare una parola per sé in uno spaio di pochi centimetri quadrati?
Non so se Bukowski parli a tutti, di sicuro parla alla parte di noi più irriverente e anticonvenzionale: racconta se stesso  senza freni inibitori, un apparato digerente senza stomaco dove le emozioni fagocitate con voracità vengono espulse con altrettanta carica primordiale. A molti spaventa  che qualcuno abbia osato vivere una vita sotto questa bandiera, nell’irrazionalità autodistruttiva. In ogni copertina ho cercato di accentare uno degli aspetti di Bukowski, dalle declinazioni del sesso a quelle del vivere nell’ubriachezza quotidiana. Ho cercato un ambiente minimale e iconico dove posizionare pochi elementi riconoscibili, talvolta paradossali, cercando di fermarmi un attimo prima del pornografico e del volgare.

Quali sono le regole che un illustratore deve seguire per approcciare un classico che ha formato l’immaginario di migliaia di persone?
È doveroso conoscere le precedenti edizioni, anche quelle internazionali, per non riproporre concetti già visti ed abusati. Ho rappresentato in primo luogo le ambientazioni dove verosimilmente Charles Bukowski ha passato le sue giornate o almeno dove risulta coerente immaginarlo, dal Diner al luna park, alla piscina del motel. Con i colori ho simulato la temperatura degli anni '60-'70, i bordi delle polaroid e lo sviluppo irregolare delle vecchie foto che creavano aree di colore giallo o azzurro, contrasti e cromie pop dissonanti.

Bukowski è confusionario e alcolico, il tuo tratto invece è nitido e leggerissimo. Cosa hai deciso di mostrare dello scrittore nelle tue copertine? Come hai trovato un punto di contatto?
Ho creato icone dalla confusione e dai fumi dell’alcol cercando di dare riconoscibilità alle scene narrate, caratterizzando i personaggi e gli ambienti.

Per disegnare queste copertine sei entrato nella testa di Bukowski o in quella dei suoi lettori? E come si sta nelle une e nelle altre? Hai riletto i suoi romanzi prima di stendere questo progetto?
L’identificazione è indispensabile. Da un lato quella dello scrittore e del suo background visivo, sarebbe inverosimile rappresentare Bukowski in smoking ad una cena di gala. Dall’altro, e di conseguenza, è importante che il lettore trovi confermate le sue aspettative dell’immaginario Bukowski perché sicuramente conosce qualcosa delle sue opere essendo un classico: ho esasperato quelle aspettative e, in accordo con l'art director, Cristiano Guerri, abbiamo deciso di inserirlo sempre all’interno delle copertine in modo che la sua identità sia anteposta alla scrittura. Il personaggio Charles Bukowski prima, e poi tutti i suoi romanzi, le sue poesie.

Ci sono state copertine particolarmente travagliate? Qual è la tua preferita?
In qualche misura lo sono state tutte, fermarsi un attimo prima del volgare non è facile, il kitsch è sempre dietro l’angolo. A livello visivo ho sottratto il più possibile per creare riconoscibilità ma anche questa operazione è molto ragionata, significa ottenere un risultato senza decimali, un numero primo che mi evita l’essere didascalico. Il capitano è fuori a pranzo è una delle mie preferite perché mostra un gesto esplicito ma celato. Non avrei mai immaginato di intravedere una fellatio in copertina.  

È una grande responsabilità essere il volto di un romanzo che migliaia di persone ricorderanno, non credi? Che impressione ti fa sapere che hai dato un volto alle voci di tante storie nella tua carriera?
Sicuramente un grande onore anche perché Bukowski è un autore che ho amato molto quando ero adolescente e che continua ad intrigarmi ora. E’ un progetto lungo, ci sono ancora diversi titoli  da realizzare e sono molto ansioso di declinare i suoi prossimi romanzi. Quest’anno la prima serie di copertine ha vinto 2 premi molto importanti(Gold medal alla Society of illustrators di NY e il Gold Cube al 92esima edizione dell’Art Directors Club Award di NY): ho rappresentato le atmosfere e i colori dell’America di quegli anni creando una scenografia per Bukowski, il fatto che gli statunitensi lo abbiano riconosciuto e apprezzato è una grande conferma.

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