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Céline Girard, Menù letterari

Le ricette nei romanzi degli scrittori più famosi

Céline Girard, Menù letterari

Giulio Passerini

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Vi siete mai chiesti cosa si mangiava alle feste del Grande Gatsby? O com’era il “pollastro” della Locandiera di Goldoni? C’è un libro che ve lo racconta: Menù letterari (Franco Cesati Editore) di Céline Girard, giornalista e buongustaia parigina di stanza Firenze. In questo libro troverete alcune delle pagine che gli scrittori hanno dedicato al cibo nei loro romanzi, da Manzoni a Gadda, da Salinger a Kerouac. Non solo storie, ma anche ricette, segreti e retroscena per far rivivere la grande letteratura nella cucina di casa vostra.

A tavola con Gadda
Partiamo da Francis Scott Fitzgerald, per esempio. Ecco cosa si serviva in casa Gatsby per evitare che le coppe di champagne dessero alla testa troppo presto: spiedini alla caprese, involtini di zucchine tacchino e feta, gamberoni al cucchiaio, cucchiai aromatici, pasticcini salati, praline di formaggio, croissant salati e tartine di pane nero condito. Per i primi, se avete voglia di risotto chiedete a Gadda. Per i “tortellini in brodo e fragole nuotanti” rivolgersi allo chef Filippo Tommaso Marinetti. Per il commissario Maigret invece zuppa di cipolle, ma solo se preparata a regola d’arte, s’intende. Quanto ai secondi, si segnalano il baeufe en daube di Virginia Woolf e la fonduta di formaggio raclette citata da Calvino nel suo Palomar.

Dolce espiazione
Arrivati al dolce dopo un pranzo del genere bisogna tenersi leggeri. Magari con un pezzo di torrone secondo la ricetta alla Cesare Pavese (che ne parla ne La luna e i falò), o gli smarren citati da Natalia Ginzburg in Lessico familiare. Se invece vorrete cominciare a espiare i vostri peccati di gola, affidatevi alla “torta purgatorio” di Giovannino Guareschi. Da Proust a Parise, da David Foster Wallace a Lewis Carroll, l’agile libretto di Céline Girard (molto bello anche da vedere) ci porta al cospetto di alcune delle tavole imbandite più celebri dei romanzi, coniugando gusto e letteratura in un viaggio a dir poco appetitoso.

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