Liberate Carofiglio (e pure il Carofratello)

Costretto a sfornare romanzi a spron battuto, il Gianrico scrittore chiama in aiuto il consanguineo Francesco. Risultato? Dialoghi lunari sull’estinzione dei panzerotti

I fratelli Carofiglio – Credits: Imagoeconomica

Pippo Russo

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Ricordi d’infanzia. La bravata di rubare alla nonna la chiave della dispensa, e poi, mentre quella dorme, introdursi per andare a scovare il vaso dell’Amarena Fabbri. E lì s’accende nel lettore la nostalgia canaglia. Provano a giocarsi effettacci come questo i fratelli Gianrico e Francesco Carofiglio, i due Carifratelli, in La casa nel bosco (Rizzoli). Il risultato? Modesto. Perché la storia non c’è. Rimangono solo frammenti come: "Ma dove andremo a finire di questo passo?". Oppure quello sui panzerotti, che "erano soltanto di tre tipi: con la mozzarella e il pomodoro, con la carne tritata e con le rape stufate. Oggi scienza e arte del panzerotto si sono evolute moltissimo. Sapendo dove andare è possibile assaggiarne ripieni di gorgonzola e noci, mortadella e stracchino, funghi e camembert, tanto per dirne alcuni".

Non vengono risparmiati gli odori: "Siamo a disagio con gli odori e soprattutto con quelli cattivi, per via di un processo culturale. Tendiamo a rifiutarli perché alludono alla parte più elementare, animalesca se vuoi, della loro natura. Per questo diventando grandi smettiamo di sentirli. Ci concentriamo sui sensi che ci sembrano più accettabili socialmente".

Dialoghi lunari tra Carifratelli. Fortuna che poi si torni sul terra-terra. Uno dei due tende a innamorarsi di donne "con un sottofondo pericoloso" e allora il diretto interessato svicola ribattendo: "Cerca il cavatappi". Sigmund Freud avrebbe scialato. Si trova pure una refrattarietà al punto di domanda pari soltanto a quella dei libri di Federico Moccia. Nel giro di due pagine, addirittura una doppietta: "Che ne so perché non l’ho detto mai. Che ne so perché gliel’ho detto adesso". Scuola elementare, Watson. Il problema è serio, soprattutto per il Carofratello Gianrico. Che solo sei mesi fa aveva prodotto un altro libro, Il bordo vertiginoso delle cose (sempre Rizzoli), pieno di passaggi ferali come questo: "Ci vediamo stasera alle nove, allora. Alle nove, allora. Clic. Si fa per dire: clic. I cellulari non fanno clic ma funziona lo stesso. Clic si può usare, ti dici".

Come andare in soccorso di Carofiglio? Basterebbe liberarlo dagli obblighi contrattuali che gli comandano di produrre a tappe forzate. Ai tempi in cui pubblicava per Sellerio, l’autore faceva dell’artigianato, e ogni tanto scriveva qualcosa di decente. Ora deve rispettare ritmi da catena di montaggio, ma per tenere botta a certe pressioni bisogna essere mestieranti scribacchini. Il nostro Gianrico, notoriamente, non lo è.

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