"La mancanza di gusto" di Caroline Lunoir

Romanzo d'esordio di classe che racconta ipocrisie antiche in un'epoca moderna

Caroline Lunoir, La mancanza di gusto (particolare della cover) - Credits: 66thand2nd

Valeria Merlini

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La mancanza di gusto è un piccolo volume, pochissime pagine che leggerete nel giro di un paio d’ore. E saranno ore intense.
Perché La mancanza di gusto di Caroline Lunoir (66thand2nd ) è caldo come solamente il sole infuocato che batte una vallata della campagna francese in agosto sa essere.
La mancanza di gusto descritta è quella di una famiglia che affonda le sue radici almeno quattro generazioni prima, in una grande famiglia dominata dalle donne. “Il marito, mansueto, incarna di buon grado l’autorità gestionale. È portafoglio, genitore di idee politiche e fantoccio che approva l’amministrazione del focolare. La moglie è donna, madre, padrona di casa, custode dei legami familiari, orecchio attento, gioia delle mura domestiche e fantoccio per quanto riguarda gli affari esterni”.

Mathilde, la voce narrante, arriva per trascorrere la sua settimana estiva. Ad accoglierla mani da stringere, guance da sfiorare, nomi da ricordare, perché nessuno tradisce il cerimoniale di questa vacanza. Dopo gli anni della contestazione, in cui ha evitato la casa, Mathilde torna per affrancare i legami, quegli stessi legami che l’hanno fatta sentire differente e distante. Perché lei è la sola che da sempre ha un occhio di riguardo per i custodi, Rosana e Antonio. Mentre con il resto della famiglia le cose sono decisamente diverse: “Rosana e le prozie si concedono quel disprezzo patinato da lunghi anni di fredda convivenza e interessi reciproci”.

Il nonno di Mathilde è ora il patriarca della famiglia, nata sulle ceneri di quel castello in cui si “possiedono, legittimamente, ricordi abbarbicati a muri di pietra e alle loro felci”. L’estate riserva una sorpresa: una piscina che entra di fatto a far parte degli averi, “uno zaffiro incastonato nel paesaggio circostante, prova incontestabile dell’opulenta felicità familiare”. Su questa si gioca il titolo del volume. La concessione da parte del nonno ai custodi della casa metterà in subbuglio tutti i componenti che vagano per le sue stanze e che siedono alla sua tavola attorno cui le generazioni si confrontano e che rappresentano la continuità.

In un groviglio di interessi, rancori sopiti e fedeltà, Mathilde entra da subito come parte attiva nel conflitto dell’estate. Rendendosi conto di provare paura per quella vita senza lotta in cui riscaldarsi beatamente al sole della loro società. Tirandosi spontaneamente fuori dalle risse di classe, decidendo di partire sapendo che quelle mura le appartengono. “Tornerò. Tra un mese o tra un anno, senza una ragione o per un matrimonio, supplicata da mia madre, contrita o contenta di essere qui, per un raduno di famiglia o per un funerale. Approderò qui per curare un malessere, una solitudine”.  

La mancanza di gusto è la nostalgia di ciò che non è stato. Attraverso una scrittura raffinata, questo romanzo d’esordio elegante e tagliente offre un ritratto della morale borghese di una famiglia che continua a tramandare il rito dei pregiudizi e la difesa dei privilegi. L’eleganza dello stile e l’impietoso ritratto dell’agiatezza francese rievocano immediatamente le atmosfere del Dio del massacro di Yasmina Reza e del capolavoro di Jean Renoir, La regola del gioco , il suo film più caustico e graffiante.

La mancanza di gusto
di Caroline Lunoir
66thand2nd
112 pagine

@violablanca

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