"Calciatori di sinistra": Socrates, ma non solo

Lo spagnolo Quique Peinado ha raccolto una squadra di ribelli del pallone: storie "diverse", non necessariamente migliori, ma in molti casi indiscutibilmente coraggiose

Socrates fu la bandiera del Corinthians, club in cui istituì una rivoluzionaria forma di auto-gestione. – Credits: Getty Images.

Paolo Corio

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Ci fosse stato "O Doutor", avrebbe saputo prescrivere qualche cura per alleviare le sofferenze del popolo brasiliano, tradito da David Luiz e compagni in una beffarda replica dei Mondiali di casa del 1950. Ma Socrates ("il Dottore, appunto") se n'è purtroppo andato a 57 anni il 4 dicembre 2011 dopo che l'alcol s'era dannosamente incuneato in una vita intensamente spesa tra calcio, medicina e impegno politico, che ebbe il suo punto più alto nell'auto-gestione dei giocatori del Corinthians in quella che passò agli annali come "democrazia Corinthiana".

Iconico alla pari del "Che", con barba, capello lungo e fascia a cingere la fronte, Socrates campeggia sulla copertina di "Calciatori di sinistra ", una squadra di più e meno noti campioni apertamente schierati "contro", messa insieme con minuziosa dedizione dal giornalista spagnolo Quique Peinado. Attenzione, però: per quanto l'autore non faccia mistero delle sue posizioni politiche, quello edito da Isbn-edizioni non è un libro "schierato", ma una raccolta di storie che raccontano un altro modo di essere calciatori: non necessariamente migliore, ma certo diverso e spesso decisamente coraggioso. Come nel caso di Sergio Manzanera e Aitor Aguirre, dello spagnolo Racing Santander, che la sera del 27 settembre 1975 - appresa da una radio clandestina la notizia della fucilazione all'alba di sette prigionieri politici a opera del regime di Franco - decisero di scendere in campo con due stringhe nere legate intorno al braccio. Un gesto tanto semplice quanto trasgressivo per un dettaglio che non passò inosservato agli occhi di un solerte funzionario (presente lì come in ogni altro stadio iberico), che con il suo intervento censorio fece però di fatto il gioco di Sergio e Aitor, amplificando l'eco di quel segno di lutto e protesta in una dittatura ormai al tramonto ma ancora determinata a perseguitare i suoi oppositori...

Tranquilli, i due compagni di squadra se la cavarono dopo qualche mese di terrore diventando leggende non solo del Racing Santander, ma sono tante - e non tutte a lieto fine - le partite fuori dal campo raccontate da Quique Peinado, che "pesca" soprattutto da Spagna e Sudamerica ma non solo. Perché l'unico limite è quello dettato dal tempo: più ci si avvicina al presente, più diventa infatti raro incappare in talenti dalle idee ribelli o anche solo anticonformiste nell'ormai largamente stereotipato mondo del pallone. Con buona pace dei tifosi, di sinistra e non.

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