Bruce Springsteen in versione Clinton Heylin

Arcana ha pubblicato una lunga biografia professionale del Boss: E Street Shuffle. I giorni di gloria di Bruce Springsteen & The E Street Band scritta da un grande conoscitore della musica rock. Un ritratto ruvido, quasi pignolo e un po' rancoroso che racconta soprattutto cosa avrebbero potuto essere - e non sono stati - gli album del grande rocker del New Jersey

Bruce Springsteen con Little Steven

Bruce Springsteen con Little Steven – Credits: Frank Micelotta/ImageDirect

Luigi Gavazzi

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A Clinton Heylin e al suo E Street Shuffle. I giorni di gloria di Bruce Springsteen & The E Street Band (Arcana 2013) bisogna riconoscere il dono dell'originalità.

E anche se io, fedele amante che ha fatto di Bruce Springsteen una delle poche certezze della vita (e ovviamente non credo minimamente nell'opportunità di avere certezze, anche se qualcuna aiuta ), il libro di Heylin lo trovo un poco spigoloso, ruvido, a volte perfino rancoroso, credo meriti decisamente tenerlo sullo scaffale.

Va assaggiato e consultato a piccole dosi, per digerirlo piano piano anche nelle parti più fastidiose, visto che di cose importanti - informazioni e interpretazioni/idee - ne contiene parecchie nelle sue 429 pagine, che comprendono un indice analitico bello denso (indice che in un libro come questo suggerisce forse il modo meno traumatico di procedere nella lettura).

1) Il libro è pieno di indicazioni di *bootleg. Anzi, visto che Heylin è convinto che Bruce e i suoi abbiano dato il meglio negli anni Settanta (tesi decisamente rispettabile) e che l'altra tesi di fondo del libro è che il "fanatismo" del Boss nella selezione dei pezzi da inserire negli album, sempre troppo ispirati a una certa "visione" (è sempre il pensiero di Clinton Heylin), abbia causato lo smarrimento per strada di moltissime cose di grande fattura e valore artistico: per tutto questo - anche se non siete d'accordo con le tesi del libro e non vi piace il tono generale - il libro è prezioso come reference su concerti, canzoni, possibili album che non sono nati venuti come avrebbero potuto (o dovuto).

In particolare, mi ha colpito il disprezzo di Heylin per il "triplo cd live" di Bruce, che io adoro: si tratta di quel Live 1985 - 1995 che uscì in origine come cofanetto con quattro LP. Ebbene, se mettiamo da parte un po' di sorpresa per quella sua definizione possiamo farci guidare da lui fra una serie di scelte di registrazioni live (non autorizzate, diciamo così, anche se lo statuto dei bootleg è assai diverso, come sappiamo, dalla semplice "registrazione non autorizzata") alternative.

2) Heylin è uno che ne sa parecchio di storia della musica rock - ha scritto di Beatles, Bob Dylan, Van Morrison, Punk, rock inglese - e ha decisamente il gusto per i dettagli. Anche troppo. Ma qui la sua analisi, le sue ricerche e le sue compilazioni quasi maniacali ci aiutano. Perché - e questo è complementare a quanto detto prima - nel libro sottolinea con precisione i casi di canzoni messe da parte e che invece meritavano di stare negli album. "Colpe" cui Bruce ha parzialmente rimediato con i 4 cd di Tracks e con il super, bellissimo cofanetto di The Promise.

E allora si entra nei processi, anche maniacali, contraddittori e sbagliati (a dire dell'autore) attraverso i quali Bruce sceglieva le canzoni e scartava  le altre: per esempio, c'è da restare un po' stupiti - o forse voi lo sapevate? - per il fatto che sia "Born to run" sia "Darkness in the edge of town" fossero rimasti fuori dalle liste dei pezzi selezionati dal Boss per i due album che avrebbero poi preso il nome da queste due tracce. Ma forse molte delle pagine di Heylin ci fanno pensare che la produzione ufficiale di Bruce avrebbe potuto essere diversa, che forse abbiamo mancato qualche capolavoro, che sta sepolto in qualche nastro che non conosciamo. Sempre che ci interessi, anche in questo caso, sapere quel che avrebbe potuto essere e non è stato. Certo, per esempio, mi sopn sempre chiesto perché Bruce non avessere ritenuto degno inserire Because the night in Darkness... Anche se il fatto di aver poi trovato questa canzone nei concerti e in Easter di Patti Smith, sì insomma, non è detto che mi dispiaccia.

3) Dunque, detto che questo è un libro da possedere perché leggendolo scopriremo un Bruce che forse ci manca, detto questo, io son rimasto alquanto freddo davanti alla scrittura di Heylin: ci presenta una sorta di biografia musicale (e non solo) del Boss che non corrisponde a quello che noi fan "vogliamo"; in fondo è un libro che ci racconta una storia diversa da quella che ci siamo raccontati. Il che non è certo un male in assoluto, perché non ci sono idoli che non meritino un secondo punto di vista. Però mi pare che il ritratto quasi da paranoico che di Bruce ci fa Heylin denunci un po' di rancore, un po' di pignoleria. No, nell'anno del quarantesimo dall'uscita del primo album di Bruce: Greetings from Asbury Park N. J., vorrei vivere il Boss con un altro spirto.

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