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Brokken, Bagliori a San Pietroburgo

Jan Brokken passeggia per San Pietroburgo e racconta ai suoi lettori la città attraverso gli scrittori, i pittori e i musicisti che ci hanno vissuto

J. Brokken, Bagliori a San Pietroburgo, Iperborea 2017

Matilde Quarti

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Con Bagliori a San Pietroburgo (Iperborea 2017), Jan Brokken torna a vagare per le strade dell’ex capitale russa, così diversa dalla frenetica e sfacciata Mosca, abbracciata dall’ansa della Neva con le sue atmosfere baltiche, soffusamente crepuscolari.

Pietroburgo, Piter come la chiamano affettuosamente i suoi abitanti, ha un doppio volto, affascinante e malinconico, nobile e decaduto, e a questo volto assomigliano quelli degli intellettuali che ci hanno vissuto, in quel magico processo identificativo che spesso coinvolge uomini e città.

Jan Brokken - autore anche del bello e fortunato, anche in Italia, Anime baltiche, -  dunque, racconta Pietroburgo attraverso le menti geniali a cui ha dato dimora, o forse racconta scrittori, compositori e filosofi attraverso le strade che hanno percorso.

Chissà. Volti, nomi, monumenti, e viali sono indivisibili nell’ultimo libro di Brokken, si passano la parola, se la rubano, sembra che danzino in un affastellarsi di ricordi e di epoche, di fatti studiati e letti e di passeggiate fatte dall’autore alla ricerca di quel vecchio spirito pietroburghese che, nonostante gli anni e i governi, non è mai scomparso.

Anna, che aspetta suo figlio

I bagliori cominciano con Anna Achmatova, la sua statua, oggi, si trova davanti all’ex prigione di Krestij, dove la poetessa aspettava quotidianamente notizie del figlio rinchiuso. Achmatova, nonostante fosse ritenuta un pericolo dal regime (che tuttavia non ebbe mai il coraggio di torcerle un capello), ha sempre avuto ben chiaro il valore della sua opera, e nel famoso Requiem, dice che, semmai un giorno decideranno di erigerle un monumento, vorrebbe che si trovasse lì, dove ha atteso “per trecento ore”.

Brokken continua a seguire Anna Achmatova attraverso i suoi ritratti nei musei e ci regala il profilo di una donna dalle spalle erette, nobile e fiera.

Fedor, graziato per caso

Non si può immaginare San Pietroburgo senza Dostoevskij, nonostante la vita metropolitana dello scrittore abbia avuto una brusca pausa negli anni dell’esilio siberiano. Dostoevskij, al ritorno dalla Siberia, è oberato di debiti, e alla dimora borghese in cui si è trasferito dopo il successo del suo primo romanzo, Povera gente, si sostituisce una casa più modesta in una via buia e stretta, in un quartiere che ancora oggi non è certo tra i migliori di Pietroburgo. La casa, con lo studio dove scriveva e dove, a causa della rottura di una venuzza nel cervello, è morto, è diventata un museo aperto al pubblico.

Jan Brokken passeggia a braccetto con Rachmaninov, Stravinskij, Nabokov, Tarkovskij e tanti altri. Ora fa rimento a un pittore, poi si distrae un attimo perché a un incrocio sorgeva la casa di un compositore, la poesia si intreccia alla toponomastica, gli intellettuali pietroburghesi sembrano un grande gruppo di vecchi amici, senza nessun periodo storico capace di separarli davvero.

Bagliori a San Pietroburgo può essere sicuramente apprezzato meglio da chi ha un’infarinatura di cultura russa e può ritrovare tra le righe motivi conosciuti; e chi è stato a Pietroburgo riconoscerà sicuramente l’atmosfera delle sue viuzze, dei suoi ponti sul fiume e delle sue piazze monumentali. Per tutti i lettori digiuni di Piter: non fa niente, la Russia è una matrioska e troverete sempre una nuova figura da scoprire.

Jan Brokken
Bagliori a San Pietroburgo
Iperoborea, 2017
220 pp., 17 euro

Per saperne di più:

Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario

Andrea Coccia, I giorni più lunghi del secolo breve

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