Roberto Bolaño, Stella distante: il Cile di Pinochet narrato dal genio

Un romanzo breve, pieno di possibili verità o pure ipotesi, che è un tuffo dentro una delle dittature più efferate della storia del Novecento

Boeing PT-27A-75N1 Stearman NC 58756. Fonte Wikimedia Commos

Antonella Sbriccoli

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Chi conosce Roberto Bolaño lo sa: quando ci si addentra nelle sue pagine ci si può perdere. Si possono seguire non una, ma mille storie, e smarrirsi negli intrecci di nomi, fatti, persone: percorsi che non si dipaneranno mai tutti completamente. Ma non importa. Questo scrittore ha l'incredibile capacità di trasportare il lettore con sé lungo sentieri segnati da mille briciole che il lettore seguirà, ipnotizzato dalle parole, concentrato sulla strada più che sulla meta da raggiungere. Anche in Stella distante si compie questa magia.

Nel breve romanzo ripubblicato ora da Adelphi (ne esiste un'edizione Sellerio del 2009), Bolaño racconta la storia di Carlos Wieder, conosciuto dal narratore - alter ego dell'autore - quando frequentavano insieme un corso di poesia in Cile alle soglie del golpe di Pinochet del 1973. Dopo il colpo di stato, lo studente timido e introverso frequentato dal protagonista scompare per trasformarsi in un torturatore, acclamato poeta dei regime, ma carnefice di poeti. Scomparirà di nuovo per fuggire in Europa e qui ripresentarsi sotto mille vesti, non ultima quella di regista criminale di film porno estremi. Il narratore lo cercherà a lungo, anche quando sarà costretto ad abbandonare il suo Paese per trasferirsi in Spagna.

Da esule cileno: proprio come fu Bolaño, che visse una breve vita conoscendo tutti i lavori e tutte le avversità della miseria e della malattia che l'avrebbe ucciso a soli cinquant'anni. Solo dopo la sua morte questo grande scrittore, oggi adorato in Spagna e ritenuto a ragione una delle voci più alte della nuova letteratura latinoamericana, sarebbe diventato un autore di culto.

Fin dall'inizio della storia è chiaro che a Bolaño non interessa tanto trovare Wieder, quanto descrivere il male assoluto che egli rappresenta. Per chi lo ha malauguratamente incontrato, per i tanti cileni scomparsi, torturati e uccisi, ma anche per quelli che sono sopravvissuti, Carlos Wieder rappresenta il terrore. Con quest'uomo "entra la notte, esce la notte, efficiente e veloce".  Per chi lo ha visto in azione è "un intruso, un innamorato, un guerriero, un demonio". Non si troveranno mai i cadaveri dei suoi delitti, tranne una volta: "c'è un cadavere, un solo cadavere, che verrà ritrovato anni dopo in una fossa comune [...] a riprova del fatto che Carlos Wieder è un uomo e non un dio". Leggere le pagine che lo vedono in azione fa venire i brividi a tal punto che, dopo aver conosciuto i cattivi di Bolaño, è difficile immaginare un modo più incisivo per descrivere la crudeltà umana. È la stessa sensazione che si prova durante il racconto dei delitti compiuti da ignoti nel deserto del Sonora in 2666 , grande opera incompiuta dell'autore. Wieder, come Benno Von Arcimboldi, il poeta forse assassino ricercato in 2666, è il Male e diventa il simbolo delle tante sofferenze che una generazione di cileni ha dovuto subire: uomini e donne dimenticati, stelle distanti, cadute senza che nessuno le guardasse mentre precipitavano.

Lo stesso Bolaño scrisse del suo romanzo: "Tutto quello che ho scritto è una lettera d'amore e un saluto alla mia generazione, a quelli che hanno scelto la militanza e la lotta e che hanno dato quel poco che avevano, la giovinezza, a una causa che per noi era la più generosa del mondo. L'intera America Latina è seminata con le ossa di questi giovani dimenticati".

Un racconto su e contro uno dei peggiori orrori della storia del Novecento, da non dimenticare.

Roberto Bolaño, Stella distante , Adelphi, 2013, 147 p., 16 euro.

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