L’Argentina dei desaparecidos ne ‘L’ultima madre’ di Giovanni Greco

I crimini della giunta militare argentina di Videla sono la cornice per questo incantevole romanzo su madri e figli, amore e dolore, bene e male

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Un particolare della copertina del romanzo L'ultima madre – Credits: Nutrimenti / Feltrinelli

Andrea Bressa

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Affrontare senza scadere nello scontato e nel banale una profonda tragedia come quella dei desaparecidos sudamericani non è un lavoro semplice. Ci è riuscito Giovanni Greco, con il suo ultimo romanzo L’ultima madre , da poco uscito per Nutrimenti in collaborazione con Feltrinelli.

Greco ha saputo intrecciare con incantevole e trascinante destrezza i destini di due famiglie argentine lungo il corso di un intero secolo, il cui punto di contatto è proprio all’epoca della dittatura di Videla, quando tra il 1976 e il 1983 decine di migliaia di persone furono sequestrate, torturate e per la maggior parte uccise dalla giunta militare.

Protagoniste principali sono due madri, Maria e Mercedes. La prima è una modesta casalinga che abita un barrio di Buenos Aires, vedova mite e devota di muratore nato in Italia, con cui ha concepito i gemelli Pablo e Miguel. Mercedes invece è la figlia di un’importante ufficiale dell’esercito, maritata a un altro ufficiale fedele al suocero, tutti appartenenti alla meglio società argentina della Recoleta. Ma Mercedes non può avere discendenti, e il grande potere della sua famiglia le consente di ricevere ben due gemelli, Nacho e Mari, sottratti a un’attivista arrestata e uccisa dal regime, che crescono all’oscuro di tutto.

La dittatura porta via i figli a Maria, e con loro anche la giovane Irene, fidanzata di Pablo, e di lui incinta. Maria inizia così una ricerca sempre più disperata, tragica e, per il lettore rabbiosamente trascinante, tra i fumi del potere, per ritrovare i suoi ragazzi. Una ricerca che è un doloroso risveglio per una persona come la mite Maria. Un bagno gelato nel male più profondo, che lascia cicatrici fisiche e interiori, e che la trasforma in una delle famose Madri di Plaza de Mayo.

Citando il romanzo “Le vite degli individui sono rette parallele che s’incontrano all’infinito, in un orizzonte illusorio, sono impulsi che corrono avanti e indietro, s’inseguono, talora s’intravedono o si sognano reciprocamente, più spesso si mancano”. Così Maria e Mercedes, i loro figli, il loro diverso passaggio attraverso le pieghe della storia, sono appunto rette parallele che paradossalmente procedono in un continuo e inconsapevole incontro. Giovanni Greco intreccia i fili usando la chiave del doppio: due madri, i gemelli, i padri, il bianco dei fazzoletti sulla testa delle donne di Plaza de Mayo contro il nero dei militari fascisti, il bene e il male, che si fondono e si mescolano creando un disegno da ammirare e da comprendere.

Come scrittore il quarantenne Greco aveva già promesso grandi cose, grazie al suo esordio del 2012, Malacrianza (Nutrimenti), vincitore del Premio Calvino e finalista al Premio Strega e al Viareggio. E con L’ultima madre si conferma abile narratore. Ma la sua principale via espressiva è legata al palcoscenico, essendo lui autore, traduttore e regista teatrale. E proprio da un suo spettacolo è nato L’ultima madre, risultato di una grande attività di inchiesta condotta dallo stesso Greco a Buenos Aires.

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