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Andrea Plebani, "Jihadismo Globale": alcune cose che dobbiamo sapere

Un breve ed essenziale libro per capirne le radici, la forza e i punti deboli. Per non lasciare spazio né all’inazione né a reazioni spropositate

Guerra in Libia, Bengasi

Luigi Gavazzi

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Arriva in un momento nel quale è drammaticamente necessario sapere e ragionare, questo libro di Andrea Plebani, Jihadismo Globale. Strategie del terrore tra oriente e occidente (Giunti, 2016).

L’autore — docente alla Cattolica di Milano e collaboratore dell’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) e da tempo studioso della galassia dell’estremismo islamista — parte da una premessa fondamentale: il più delle volte, quando parliamo o scriviamo di jihadismo, non sappiamo esattamente di cosa ci stiamo occupando. 
La rappresentazione del fenomeno, tesa solo a “demonizzare il nemico e a massimizzarne l’eco mediatica” ci fa dimenticare il fine dell’analisi: “la comprensione dei tratti essenziali di una realtà molto più complessa di quanto generalmente considerato”.

Ora, superati i giorni dell’emozione diretta dopo gli attentati, è importante ragionare, approfondire e capire. Perché se domina solo l’emotività succede che “il terrore del terrore generato dagli attacchi jihadisti” riesca a “raggiungere il suo principale bersaglio: spaventare a tal punto il nemico da paralizzarlo nell’inazione o da obbligarlo a una reazione spropositata”. 

Capire dunque. E il libro ci accompagna in 120 pagine (con da una più che opportuna ricca bibliografia) aiutandoci a comprendere, per esempio, cosa compone il messaggio jihadisti e cosa gli conferisca la sua forza, a identificarne le articolazioni e differenze, ma anche i punti deboli. Un passaggio, questo dedicato al “messaggio”, che ha una sua dirompente urgenza quando l’occidente democratico deve fare i conti, anche di comunicazione, con i giovani musulmani cittadini dei paesi europei che si radicalizzano e compiono le stragi o entrano nelle file dell’Isis o di al Qaeda trasferendosi in Siria o in Libia.

Particolarmente prezioso anche l’ultimo capitolo, che analizza l’evoluzione del movimento jihadista da al Qaeda all’Isis, l’incrocio con la crisi dei paesi arabi nel momento delle fallite democratizzazioni delle primavere nel 2011; e confronta i due titolari maggiori dell’estremismo islamista.

Plebani poi, ci invita a mettere a fuoco, per capire davvero, un fatto essenziale: se ci impressionano soprattutto gli attacchi brutali contro l’occidente, dobbiamo tenere ben presente che la crisi dal quale scaturisce il jihadismo che conosciamo ha la propria origine all’interno del mondo islamico. Tanto è vero — e tendiamo sempre a dimenticarlo — che la campagna scatenata da al Qaeda e dagli epigoni, Stato Islamico compreso, si è manifestata — e in proporzioni non paragonabili a quanto succede in occidente, in termini di vite umane e distruzioni — soprattutto nel “Grande Medio Oriente”.

Andrea Plebani, Jihadismo Globale. Strategie del terrore tra oriente e occidente, Giunti, 2016.

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