Alice Basso, 'L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome'

Una storia ambientata nell'universo editoriale, un esordio graffiante: il sound di una slavina con più bassi

L'imprevedibile piano

L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome, particolare della copertina – Credits: © 2015, Konstantin Krylov

Michele Lauro

-

Uno spettro si aggira per i corridoi delle bicentenarie Edizioni L'Erica, in un palazzo nel centro storico di Torino. Indossa una palandrana dai lembi che sembrano ali di corvo, un paio di anfibi, un rossetto viola. Un ciuffo corvino scende sugli occhi bistrati. La Lisbeth Salander della nostra narrativa si chiama Vani Sarca ed è un curioso esemplare di fantasma: il ghostwriter. Alice Basso l'ha scolpita nel copione dell'Imprevedibile piano della scrittrice senza nome, il suo primo romanzo che forse - c'è da sperarlo - sarà il primo di una serie.

Confesso, ero pieno di pregiudizi all'idea di un altro libro ambientato nel mondo dei libri con la sua malcelata patina autoreferenziale, una copertina soft stile Le mille luci del mattino, uno strillo da Cronache angeliche e un titolo che sembra l'incipit di un film della Wertmüller. Invece bastano un paio di pagine e sei "dentro". Dentro l'ufficio di uno spregiudicato direttore editoriale che odora di carta putrefatta. Il suo asso nella manica non sono gli autori da salotto di cui si circonda ma una donna vestita di nero con l'aria da ragazzina. Vani il camaleonte. Vani il doppione di qualcun altro. Vani un liquido che assume la testa in cui viene versato. Vani mente acutissima e vita randagia. Vani carattere di merda.

Una farfalla sbatte le ali in Messico e tutti la odono: è il mondo dell'editoria seppellito sotto una risata. Alice Basso dimostra che si può, si può eccome, spezzare con leggerezza, intelligenza e ironia l'incantesimo che tiene in piedi il sistema. La sceneggiatura funziona benissimo, con citazioni letterarie infilate ad arte nei dialoghi serrati e un finale a sorpresa che vira verso la spy story nell'ufficio di un detective uscito da un romanzo di Raymond Chandler. Ma la rivincita del fantasma si consuma lenta come un sorso di scotch scozzese: Vani Sarca è la perfetta eroina del mal pagato esercito di ghostwriter che da sempre, silenziosamente, manda avanti l'industria del libro e il suo paludato carrozzone di autori e uffici stampa, editori e giornalisti, blogger e adepti.

Alice Basso conosce il senso del ritmo infatti, si legge nella sua biografia, canta in una rock band per cui scrive le canzoni. Anche nelle digressioni da ballata acustica, la sua fiaba post punk macina un micidiale quattro quarti che a volte s'impenna nei grappoli di metafore usati per sintetizzare uno stato emotivo ("continenti di disprezzo e ostilità; oceani di sgomento; catene montuose di repulsione") o marchiare l'impressione di un ambiente come il Quicksand, irriducibile covo di metallari ("il volume è talmente alto che deduco che i gestori abbiano puntato al risparmio assoldando un fonico sordo").

Il contagio emotivo può portare al vizio come alla virtù. Fra questi estremi si divincola l'innato talento di immedesimarsi negli altri. La chiamano empatia, spesso a sproposito. Da quale empatia è affetta la dark scrittrice senza nome? Una sviluppatissima capacità di sondare, interpretare e spiegare le emozioni degli altri che però non coincide con la capacità di condividere con gli altri le emozioni. Pensieri parole e azioni si accavallano nella mente di Vani Sarca alla velocità della luce, in una catena di piccoli sussulti che poco alla volta svelano le debolezze della sua personalità complessa.

Perché sono proprio le debolezze a rendere Vani Sarca amabile e speciale. Nell'istante in cui s'incrinano le certezze della rodata macchina da empatia, colpita dal virus della recidiva adolescenziale, Vani scruta nel proprio inconscio attraverso un alter ego, la quindicenne Morgana, riaprendo in dolorosi flashback le cicatrici di oliatissimi meccanismi difensivi imperniati sul distacco, la disillusione e il bisogno di controllo. Qualcosa di simile alla tenerezza, più che all'interno di un rapporto di coppia fugace come il passaggio di un meteorite, Vani lo prova per questa fragile ragazzina brava in italiano, che a un certo punto si propone di "salvare dalla morte per soffocamento genitoriale".

È una delle tante piste che Alice Basso ha disseminato nel suo copione. Troppe per seguirle tutte in un unico episodio. Ecco perché, come suggerisce la stessa autrice nell'intervista in coda al romanzo, siamo autorizzati a sperare di ritrovare presto Vani. L'amica che, con un brivido, abbiamo sognato di incontrare sul pianerottolo di casa.

Alice Basso
L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
Garzanti
274 pp., 14,90 euro

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Mauro Covacich, 'Anomalie' - La recensione

L'alienazione dei 'poveri con i soldi' nei racconti che anticiparono la poetica e i temi di La sposa

Francesca Marciano, 'Isola grande Isola piccola' - La recensione

Nove intensi racconti ambientati da un capo all'altro del mondo, uno sguardo illuminato sulle relazioni nella mezz'età

Commenti