‘L’albero di Anna’, la storia di Anna Frank raccontata da un testimone speciale

L’ippocastano di fronte al nascondiglio della famiglia Frank ha ancora qualcosa da raccontare a oltre settant’anni di distanza da quei terribili giorni

Copertina "L'albero di Anna", dettaglio

Ilaria Cairoli

-

Nelle città di polvere e rumore,
io, per primo, annuncio l’arrivo della primavera.
In aprile si schiudono le mie gemme
e con identico slancio spuntano foglie e fiori.

Io sono un ippocastano.

Da oltre centocinquant’anni, vivo in un giardino
al numero 263 di Prinsengracht, ad Amsterdam.

263 Prinsengracht, Amsterdam: per chi avesse la memoria corta, è l’indirizzo del nascondiglio della famiglia Frank, quando nel 1942 cercò di sfuggire alla follia nazista.

La tragica storia di Anna Frank, della sua famiglia e del suo diario, che l’ha consegnata fino a noi,  è entrata a far parte del patrimonio culturale e storico di tutto l’occidente, e non solo.

In L’albero di Anna , ascoltiamo la sua storia ancora una volta, ma a raccontarla sarà la voce di un testimone oculare solitamente silenzioso e inascoltato: un ippocastano, i cui bellissimi rami si slanciavano fino alla finestra della soffitta dove era nascosta Anna.

Io, l’ippocastano del giardino al numero 263 di Prinsengracht,
ho regalato a una ragazza di tredici anni,
prigioniera come un uccello in gabbia, un po’ di speranza e di bellezza.
A lei, che nel suo nascondiglio sognava di sentire sul viso l’aria gelata,
il calore del sole e il morso del vento,
con le mie metamorfosi ho regalato lo spettacolo delle stagioni.

Dove gli uomini non arrivano più, ci pensa la natura, con la sua bellezza e le sue regole immutabili, a portare un po’ di conforto a una piccola ragazzina ingiustamente reclusa.

Il buon ippocastano racconta con parole semplici, chiare e dolci, come solo un albero potrebbe fare, ciò che vide: dall’arrivo della famiglia Frank, allo sguardo di Anna che sognava e sperava in qualcosa di meglio affacciandosi alla finestra, ai suoi occhi che lo scrutavano al di là del vetro, all’arrivo della polizia il 4 agosto 1944 per portare tutti via.

Certo un ippocastano non può fare molto e anche quel giorno terribile, rimase muto.

Oggi è lui che sta per andarsene, i parassiti lo stanno lentamente divorando e la sua chioma possente diventa sempre più debole, ogni giorno che passa. Sotto la sua corteccia, oltre ai tarli, ci sono i ricordi di ciò che è stato: ricordi di un albero, lasciati anche a noi.

Il grande ippocastano non è preoccupato di essere abbattuto, sa che dopo di lui, ci sarà un altro ippocastano, nato dai suoi rami più sani. A lui sarà affidato il ricordo di Anne e del suo nascondiglio, affinché lo custodisca nel perpetuarsi della sua bellezza.

L’albero di Anna è un libro poetico, che incanta il lettore con le parole di un vecchio e saggio albero, riuscendo nell’impresa di raccontare la storia di Anna Frank da un punto di vista diverso, senza mai cadere nella retorica.

Il merito va a Irène Cohen-Janca, tunisina di origine, da moltissimi anni in Francia, bibliotecaria e scrittrice di numerosi romanzi per ragazzi, la quale ha scritto e pubblicato L’albero di Anna nel 2010 con Orecchio Acerbo editore , che oggi lo ripropone nella nuova versione economica.

L’albero di Anna è illustrato da Maurizio A.C. Quarello, illustratore di fama internazionale. Il suo tratto delicato e insieme estremamente espressivo, insieme all’uso del grigio e del nero della matita in contrasto a piccoli particolari colorati delle tavole, rendono la lettura di questo albo illustrato davvero unica.

L’albero di Anna , Irène Cohen-Janca, Maurizio A.C. Quarello, Orecchio Acerbo, 2012.

Dai nove anni in su.

© Riproduzione Riservata

Commenti