"Ai confini dell'impero": gli emigranti italiani del calcio

Non quelli coperti d'oro dai top-club, ma quelli che sono partiti per terre e squadre sconosciute. E che qui raccontano le loro avventure

Un particolare della copertina del libro "Ai confini dell'impero - Storie di emigrazione del calcio italiano".

Paolo Corio

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Claudio Pelosi, brianzolo, un passato da bomber in C1 con la Pistoiese e una presenza in A con la Cremonese, ha scoperto il calcio australiano molto prima di Alex Del Piero: nel 1999 è sbarcato infatti nella terra dei canguri per fare il centravanti dell'Adelaide City, ricevendo all'inizio un'accoglienza assai meno calorosa dell'ex capitano juventino ma scoprendo poi tutto il fascino di quel Paese.

Salvatore Nobile, grintoso terzino della serie A anni Ottanta con una stagione all'Inter e tante al Lecce (oltre che nel Pescara e nel Cesena), come diversi suoi ex colleghi s'è dato alla panchina una volta appese le scarpette al fatidico chiodo. Ma anziché la Liga o la Premier League, è andato a cercar fortuna in Costa d'Avorio, vincendo due scudetti alla guida dell'Africa Sports e diventando di fatto una leggenda in quel di Abidjan.

Quelle di Pelosi e Nobile sono due delle 25 curiose e intriganti "storie di emigrazione del calcio italiano" - come si può leggere in copertina - che il giornalista Mauro Corno ha raccolto nel suo "Ai confini dell'impero" (sedizioni, pagg. 126, 11 euro). Dove per "impero" si intende il ricco mondo del calcio, che i protagonisti di questo libro toccano solo marginalmente dal punto di vista economico, ma vivendo esperienze uniche per una goleada di aneddoti offerta al lettore pagina dopo pagina. 

Uno tra i tanti? Quello di Vincenzo Gianneo, triestino, centrocampista di belle speranze che sceglie di andare a giocare in Perù (prima nello Sport Boys, poi nello Sport Ancash), dove viene soprannominato "Gattuso" dai tifosi scegliendo quindi la maglia n°8 proprio in onore dell'ex milanista: "Una volta mi ha contattato anche una televisione locale per invitarmi a una non meglio precisata trasmissione: quando sono entrato nello studio pensavo si cominciasse a discutere di calcio, ormai lo spagnolo lo masticavo piuttosto bene ed ero quindi piuttosto tranquillo, invece mi sono trovato a parlare di pizze e spaghetti. In pratica ero diventato un ambasciatore della cucina italiana, ma sono sicuro di avere dato qualche indicazione sbagliata alle massaie davanti all'apparecchio".

Un volume godibilissimo, consigliato a tutti quelli che non si sono ancora rassegnati al calcio milionario di sceicchi e magnati russi.

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