Le 5 lingue più strane del mondo

Il linguista Guy Deutscher ci porta alla scoperta delle stranezze e delle sorprese delle lingue del mondo

Giulio Passerini

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Guy Deutscher è un linguista israeliano, docente presso l’università di Manchester, e il suo saggio La lingua colora il mondo , edito da Bollati Boringhieri, è un libro divertentissimo.

La sfida tra natura è cultura è una bagarre che dura ormai da un paio di secoli: per i sostenitori della cultura, il mondo è quello che le nostre conoscenze ci impongono di vedere. Per i sostenitori della natura, il mondo è quello che noi vediamo effettivamente. La tesi di Deutscher è che la lingua (cioè la cultura) influenzi il nostro modo di vedere il mondo almeno tanto quanto il mondo influenza il nostro modo di usare la lingua: la verità, come sempre, sta nel mezzo. Ecco cinque esempi fra i più sorprendenti:

1. Esiste una lingua in cui mentire è difficilissimo. La parlano i matses, una tribù di circa 2500 individui che vive nella foresta tropicale, lungo un affluente del Rio delle Amazzoni. Così come in italiano siamo obbligati a coniugare i verbi secondo il tempo, il modo e la persona, così i matses sono obbligati a coniugare i verbi in relazione al modo in cui sono venuti a conoscenza dei fatti (un’esperienza diretta, una congettura o un’inferenza empirica) e a quando questo è successo, cioè se nel passato recente o in uno remoto. Un esempio? Se chiedeste a un matses quanti siano i suoi figli, vi risponderà “ce n’erano due (per esperienza diretta, nel recente passato)”. O traducendo in maniera più libera, “ce n’erano due l’ultima volta che ho controllato”. Un caso in cui la cultura ha un'importanza decisiva nella percezione del mondo e della vita di coppia.

2. Nella lingua degli indiani yanonami si usa un solo termine per indicare cugini generici e cognati. Inoltre per indicare i propri fratelli, i figli degli zii paterni e delle zie materne si usa un’unica parola; diversa tuttavia da quella usata per indicare i figli degli zii materni e delle zie paterne. Se foste indiani yanonami, insomma, la vostra cultura vi imporrebbe di scegliere volta per volta se riferivi a vostro cugino come figlio di vostro zio o di vostra zia (facendo la distinzione fra zii paterni e materni, s’intende) e la cosa sarebbe della massima importanza.

3. Il guugu yimithirr, una lingua parlata da una piccola popolazione di aborigeni australiani, è famosa nel mondo dei linguisti per una caratteristica a dir poco sorprendete: non prevede alcuna espressione spaziale assimilabile ai nostri concetti di destra, sinistra, davanti e dietro. I guugu yimithirr ricorrono esclusivamente ai punti cardinali: gungga (Nord), jiba (Sud), guwa (Ovest) e naga (Est). In pratica è l’unica lingua al mondo in cui per essere capito devi costantemente avere una bussola in testa, un caso perfetto in cui la cultura influenza il modo di vedere il mondo tanto quanto la natura.

4. I parlanti tzeltal vivono su un versante di una catena montuosa. Le uniche espressioni di direzione presenti della loro lingua sono “in salita”, “in discesa” e “dall’altra parte”. La natura del paesaggio in cui vivono ha plasmato il loro modo di vedere il mondo, pensate che disagio se vivessero in pianura.

5. C’è una lingua australiana, il gurr-goni, in cui la parola erriplen, “aeroplano”, è compresa nel genere “verdura”. Questo perché in un primo momento il genere verdura fu esteso alle piante in generale, poi a tutti i tipi di legno, poi alle canoe fatte di legno; e dato che le canoe sono per i gurr-goni il mezzo di trasporto per eccellenza, presto entrarono a far parte del genere verdura tutti i mezzi di trasporto, aeroplano compreso. Questa volta è la cultura ad aver "modificato" il mondo dei gurr-goni dato che, evidentemente, gli aeroplani non si mangiano.

@giuliopasserini

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