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20 regole per scrivere romanzi polizieschi

I consigli di un maestro del genere, Willard Huntington Wright alias S.S. Van Dine, creatore del personaggio giallo Philo Vance

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Andrea Bressa

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Willard Huntington Wright, meglio conosciuto con lo pseudonimo di S.S. Van Dine, è stato uno dei più importanti autori di gialli di ogni tempo. È lui il padre del personaggio letterario di Philo Vance, protagonista di una serie di dodici romanzi pubblicati tra il 1926 e il 1939 che hanno segnato la storia del poliziesco, con titoli come La strana morte del signor Benson, La dea della vendetta o Il segreto di casa Garden.

Lo scrittore americano approfondì molto lo studio del genere, fino ad arrivare a redigere un famoso articolo apparso nel 1928 sul numero di settembre di The American Magazines, intitolato Twenty Rules for Writing Detective Stories, in cui proponeva un prontuario ad uso e consumo degli aspiranti scrittori di gialli.

Si tratta di una lista di venti regole che è necessario seguire per scrivere un romanzo poliziesco. Un elenco che può apparire in alcuni punti un po’ attempato e superato, soprattutto riflettendo sugli sviluppi che ha affrontato un genere che ha oltre 150 anni (calcolati dalla nascita del Dupin di Edgar Allan Poe, nel 1841), ma che sembra ancora molto efficace per gettare le basi di una buona storia di omicidi e detective.

Ecco dunque le venti regole per scrivere romanzi polizieschi, di S.S. Van Dine (con una piccola introduzione dello stesso autore):

Venti regole per scrivere romanzi polizieschi

Il romanzo poliziesco è una sorta di gioco d’intelletto. Anzi è di più: è proprio uno sport. E per scrivere romanzi polizieschi esistono leggi molto precise: forse non scritte, ma non per questo meno rigorose. Ed ogni scrittore poliziesco, rispettabile e che abbia rispetto di se stesso, è tenuto a seguirle.

1- Il lettore deve avere le stesse possibilità del detective di risolvere il mistero. Tutti gli indizi devono essere presentati e descritti con chiarezza.

2- Al lettore non possono essere rifilati trucchi o inganni oltre a quelli che legittimamente il criminale mette in opera contro lo stesso investigatore.

3- Non ci devono essere intrecci amorosi. L’obiettivo è quello di assicurare il criminale alla giustizia, non portare una coppia all’altare.

4- Né il detective protagonista e nemmeno qualsiasi altro investigatore coinvolto devono risultare colpevoli. Sarebbe un gioco sporco, come offrire a qualcuno una moneta da un centesimo spacciandola per un pezzo da cinque dollari.

5- Il colpevole deve essere scovato attraverso deduzioni logiche, non per caso o coincidenza o confessioni immotivate. Risolvere un problema criminale in questo modo equivale a indirizzare deliberatamente il lettore su una falsa pista, per poi dirgli che l’oggetto della vostra ricerca è sempre rimasto nascosto nelle vostre maniche. Un autore del genere è poco più di un buffone.

6- In un romanzo poliziesco ci deve essere un poliziotto o un investigatore che indaga e deduce. Il suo compito è quello di riunire gli indizi che possono condurre alla cattura di chi è colpevole del misfatto commesso nel primo capitolo. Se l’investigatore non raggiunge il suo scopo in questa maniera non ha risolto davvero il problema. Proprio come uno scolaro che copia il risultato del compito di aritmetica.

7- Ci deve sempre essere un cadavere nel romanzo poliziesco, e più il cadavere è morto e meglio è. Nessun reato minore può essere considerato sufficiente. Trecento pagine sono troppe per un delitto minore. Il dispendio di energie del lettore deve essere ricompensato.

8- Il mistero deve essere risolto con metodi strettamente scientifici. Soluzioni che si basano su tavolette parlanti, lettura del pensiero, sedute spiritiche, sfere di cristallo e simili sono assolutamente vietate. Un lettore può competere con un detective raziocinante, ma se è costretto a gareggiare con il mondo degli spiriti o la metafisica significa che ha già perso in partenza.

9- Ci deve essere un solo investigatore, un solo deus ex machina dell’indagine. Aggiungere le menti di tre, quattro o addirittura di una banda di detective non solo porta alla dispersione dell’interesse e alla rottura del filo logico, ma fornisce all’autore un ingiusto vantaggio sul lettore. Se c’è più di un investigatore, il lettore non è più in grado di distinguere chi sia il suo avversario. Finisce per correre da solo contro una squadra di staffettisti.

10- Il colpevole deve essere una persona che ha giocato un ruolo più o meno significativo nella vicenda; ovvero, una persona che è diventata familiare al lettore, per la quale egli ha provato dell’interesse.

11- L’autore non deve scegliere il colpevole tra il personale di servizio. È una questione di principio. Sarebbe una soluzione troppo semplice. Il colpevole deve essere una persona decisamente di fiducia, della quale non si dovrebbe sospettare.

12- Ci deve essere un solo colpevole, al di là del numero di delitti commessi. Il criminale può avere, ovviamente, complici o aiutanti, ma l’intera indignazione del lettore deve ricadere su una sola anima nera.

13- Società segrete, camorra, mafia e simili, non hanno posto in una storia poliziesca. Un delitto affascinante e ben riuscito è guastato da una colpa collegiale. Certo, anche l’assassino deve avare la propria chance; ma concedergli addirittura una società segreta con cui spartire la colpa è troppo. Nessun assassino di classe accetterebbe un simile disonore.

14- I metodi dell’assasinio e dell’investigazione devono essere razionali e scientifici. Ciò significa che le pseudoscienze o mezzi immaginari non sono tollerati nel romanzo poliziesco. Quando un autore naviga nel regno della fantasia, alla maniera di Jules Verne, allora è fuori dai confini del giallo, intento a vagare negli sconfinati spazi del romanzo d’avventura.

15- La soluzione del problema deve essere sempre evidente, ammesso che il lettore sia sufficientemente astuto da vederla. Se il lettore, dopo aver concluso il libro, volesse ripercorre la storia a ritroso, deve essere in grado di constatare che, in un certo senso, la soluzione è sempre stata sotto i suoi occhi fin dall’inizio, che tutti gli indizi indicavano il colpevole e che, se fosse stato acuto come il detective, avrebbe potuto risolvere il mistero da sé. Cosa che, inutile dirlo, capita spesso ai lettori intelligenti.

16- Un romanzo poliziesco non dovrebbe contenere lunghi passaggi descrittivi, esercizi di stile letterario, analisi psicologiche troppo insistenti, presentazioni “d’atmosfera”. Sono tutte cose che rallentano l’azione, distraggono dallo scopo principale, che è stare su un problema, analizzarlo e portarlo alla giusta conclusione. Ovviamente, devono essere presenti quel tanto di descrizione e studio del carattere necessari a dare verosimiglianza alla narrazione.

17- Il colpevole di un romanzo poliziesco non deve mai essere un criminale di professione. Banditi e scassinatori appartengono agli affari quotidiani dei dipartimenti di polizia, non degli autori e dei loro brillanti investigatori. Un crimine davvero affascinante deve essere commesso, per esempio, da un uomo pio o da una zitella dedita alle opere benefiche.

18- Il delitto, in un romanzo poliziesco, non deve mai rivelarsi come un incidente o un suicidio. Terminare in questo modo banale un’odissea di indagine lunga e faticosa significa truffare a tutti gli effetti il fiducioso e gentile lettore.

19- I moventi dei crimini dei romanzi polizieschi devono essere di natura personale. Complotti internazionali e azioni di guerra fanno parte di un’altra categoria di fiction, come le spy story, per esempio. Un giallo deve mantenere un carattere intimo, accogliente (‘gemütlich’ nel testo, ndt). La storia deve riflettere le esperienze quotidiane del lettore, costituendo una valvola di sfogo per le sue emozioni e i suoi desideri repressi.

20- Ed ecco infine, per concludere il mio “Credo”, una lista di espedienti che nessuno scrittore di romanzi polizieschi vorrà mai più utilizzare, perché già troppo usati o ormai familiari ad ogni amatore di gialli. Servirsene ancora sarebbe come confessare la propria inettitudine e mancanza di originalità:

a) Scoprire il colpevole grazie al confronto di un mozzicone di sigaretta lasciata sul luogo del delitto con le sigarette fumate da uno dei sospettati;
b) Il trucco della seduta spiritica contraffatta che spaventa il colpevole e induce a tradirsi;
c) Impronte digitali falsificate;
d) Alibi creato grazie a un fantoccio;
e) Cane che non abbaia, rivelando il fatto che il colpevole è uno della famiglia;
f) Il colpevole è un gemello, oppure un parente sosia, di una persona sospetta ma innocente;
g) Siringhe ipodermiche e bevande soporifere;
h) Delitto commesso in una stanza chiusa, dopo che la polizia vi ha fatto irruzione;
i) Associazioni e giochi di parole che rivelano il colpevole;
j) Codice cifrato risolto alla fine dall’investigatore.

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