‘16 ottobre 1943’ di Giacomo Debenedetti: il rastrellamento del ghetto di Roma

Recuperiamo la breve e importante opera del grande scrittore, a settant’anni di distanza dal tragico evento

auschwitz

Un'immagine dei binari del campo di sterminio di Auschwitz – Credits: EPA/JENS KALAENE

Andrea Bressa

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Entrarono in azione all’alba, di sorpresa, in quel mattino romano del 16 ottobre 1943. L’ordine arrivò direttamente da Berlino, dal ministro dell’interno Heinrich Himmler in persona, che in una lettera riservata indirizzata al tenente colonnello delle SS Herbert Kappler, comandante dell’SD e della Gestapo a Roma, scrisse: “Tutti gli ebrei, senza distinzione di nazionalità, età, sesso e condizione, dovranno essere trasferiti in Germania ed ivi liquidati. Il successo dell’impresa dovrà essere assicurato mediante azione di sorpresa”. E così fu.

Settant’anni fa i soldati di Kappler catturarono 363 uomini, 689 donne e 207 bambini, per un totale di 1259 ebrei, in quello che passò alla storia come il giorno del rastrellamento del ghetto di Roma. Solo 16 persone tornarono a guerra finita dai campi di sterminio.

A pochi giorni dall’anniversario, sulla scia anche della recente morte di uno dei protagonisti negativi di quei drammatici eventi, ci è sembrato opportuno rispolverare 16 ottobre 1943 di Giacomo Debenedetti (Einaudi), una delle opere che ha saputo meglio cogliere l’essenza di quella brutta pagina di storia patria.

Scritto nel settembre del 1944, il libro di Debenedetti è un breve saggio in formato racconto, che restituisce una lucida e drammatica cronistoria della retata nazista del ghetto di Roma. L’opera è costruita attraverso testimonianze vive, fatte di frasi e parole, grida e immagini. I protagonisti sono anonimi, solo qualche soprannome o nomignolo qua e là, a definire soprattutto la dimensione della vita di tutti i giorni, distrutta in poche ore di violenza e soprusi.

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