Stefania Berbenni

-

L’emozione arriva diretta, delicatamente prepotente, che si sia appassionati di danza o no. Complice il pianoforte che da solo, nella buca dell’orchestra vuota, suona le Variazioni Goldberg, 32 brani composti da Johann Sebastian Bach, matematici, simmetrici, trascinanti.

L’emozione arriva dunque dalla musica? Solo in parte, perché quello che un altro senso percepisce – la vista – sono corpi in movimento, flessuosi, evocativi, che fondono danza classica e citazioni contemporanee.

Ecco le Goldberg-Variationen secondo il coreografo svizzero Heinz Spoerli, in scena al Teatro alla Scala di Milano con il Corpo di Ballo della Scala (repliche il 2, 21 e 22 marzo).
Sono 36 gli artisti sul palcoscenico tra primi ballerini, solisti e danzatori del Corpo di Ballo milanese. Indossano tute monocromatiche che segnano corpi perfetti. Lo spettacolo si apre e si chiude con un disegno corale ma l’ora e poco più di ballo è scandita da assoli, duetti, dove gli interpreti sono le nuove stelle del Piermarini che assecondano la musica, flirtano con essa su punte e mezzepunte.

Il risultato, come si è detto, è emozione pura. Anche per la maestria con la quale Alexet Botvinov al pianoforte esegue la composizione bachiana.
Spoerli, già direttore di compagnie di Basilea, Francoforte, Zurigo, ha lavorato con il Corpo di Ballo scaligero per settimane. Compose la coreografia nel 1993, 30 momenti di alto livello creativo.

È la storia della vita, questo balletto, con i suoi momenti, la gioventù, la mezza età, la maturità. E quindi capace di «parlare» ad ognuno di noi.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Alla Scala è storia d'amore sulle punte

Nicoletta Manni e Timofej Adrijashenko sono ormai due ballerini famosi. Belli, bravi, innamorati. Ecco la loro intervista doppia

Commenti