Il 2 maggio di 70 anni fa a Berlino cessò il fuoco. Finiva così il Terzo Reich, che dal 1933 guidava la Germania e che trascinò l'Europa in una spirale di morte. Il suo capo, Adolf Hitler, si era suicidato nel suo bunker pochi giorni prima, il 30 aprile. 

Durante le settimane precedenti i Sovietici avanzarono rapidamente da Est, in una corsa per battere gli alleati Americani. L'avanzata fu così frenetica che molte vittime tra i soldati dell'Armata Rossa furono sacrificate pur di arrivare primi nella gara per il cuore del Reich. Lo storico inglese Anthony Beevor ha recentemente studiato le carte contenute negli archivi dell'ex Unione Sovietica e ha aggiunto un ulteriore significato all'impeto sovietico degli ultimi giorni della guerra. Stalin era al corrente del programma atomico di Washington ed era a conoscenza del fatto che gli Americani avevano avuto informazioni sul programma nucleare di Mosca, l'operazione "Borodino". A Berlino, presso il Kaiser Wilhelm Institut, erano conservate tre tonnellate di ossido di Uranio, introvabili nell'URSS del 1945 e molto appetibili per Stalin. 

Nell'aprile del 1945, inoltre, gli Americani avevano passato il fiume Oder e procedevano spediti verso Berlino. Questo indusse Stalin a ordinare ai generali Zukhov e Konev di stringere i tempi e la morsa sulla capitale tedesca. Il 15 aprile 1945 l'Armata Rossa aprì uno dei più potenti attacchi d'artiglieria della storia contro le ultime difese del Reich. Al fronte si trovavano oltre 2,5 milioni di soldati sovietici, 6000 carri armati e oltre 40.000 bocche di fuoco. A difendere l'ultimo lembo del Terzo Reich erano rimasti circa 300.000 tedeschi, decisi a combattere perché consapevoli della furia dei russi, che avevano avuto a causa dell'aggressione nazista, oltre 23 milioni di morti. 

L'Armata Russa attaccò in massa, con un impeto animalesco. Furono addirittura sacrificati i mezzi corazzati, i famosi T-34, usati come arieti contro le fortificazioni della Wehrmacht. Una delle battaglie più sanguinose prima della caduta di Berlino fu quella che si consumò ad Halbe, una zona boscosa a sud-est della capitale. Qui la 9a Armata tedesca comandata dal generale Busse fu circondata e schiacciata dalla furia sovietica. Ma gli uomini di Konev ebbero gravi perdite per la natura difficile del terreno e per l'angustia dei passaggi nella foresta germanica. In poche ore la battaglia costò la vita ad oltre 50.000 persone, civili e militari. 

A Berlino i difensori estremi della Germania hitleriana erano circa 90.000 di cui molti anziani e ragazzi della Gioventù hitleriana. Lo sfondamento era imminente. Tra gli ultimi a combattere per il führer vi erano 700 francesi inquadrati nella "Divisione Charlemagne" delle Waffen-SS. Il Reichstag cade il 2 maggio 1945. L'orda di oltre un milione di soldati dell'Armata Rossa invade Berlino, e la rabbia si trasforma in violenza. Molti gli episodi di stupro e gli assassinii dovuti alle grandi quantità d'alcool trovate nella capitale dai soldati sovietici. Berlino, ridotta a un ammasso di macerie ancora fumanti è una città fantasma, dentro cui vagano disperati i civili tedeschi affamati, feriti, disperati. Ai sovietici l'assalto finale a Berlino era costato oltre 70.000 vite.

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