Elisabetta Burba

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Sono due sorelle di cinque e nove anni. Amano arrampicarsi sugli alberi, giocare con i Lego e fare ginnastica artistica. Vivono in un villaggio di 56 anime sulle remote montagne della Carnia, in Friuli-Venezia Giulia. Eppure sono già due acclamate artiste digitali, cryptoartiste per la precisione. 

KaySha, questo il loro nome d'arte (come gran parte dei cryptoartisti, preferiscono l'anonimato), sono presenti con 10 opere su SuperRare, una galleria d'arte virtuale fondata a New York nel 2018 da tre giovani startupper. 

Nel giro di un anno, hanno venduto otto opere per un valore complessivo di 3,4 Ether, la criptovaluta (la seconda più importante al mondo dopo i bitcoin) usata dalla loro galleria per certificare e vendere le opere d'arte attraverso la tecnologia blockchain. E hanno anche esposto in una mostra collettiva a Denver, insieme ad altri cryptoartisti.   

Un risultato ragguardevole, reso possibile grazie ai genitori delle due bambine, il duo artistico Hackatao. KaySha sono due figlie d'arte: gli Hackatao, Nadia Squarci e Sergio Scalet, sono un'affermata coppia di artisti. Attivi dal 2007 a Milano e dal 2013 in Carnia, hanno esposto in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, passando per la Gran Bretagna, la Spagna e l'India. E un anno e mezzo fa hanno scoperto la CryptoArt

«Nell'inverno 2018 ho letto sulle Scienze un articolo dedicato alla blockchain e ho capito il suo potenziale per il mondo dell'arte» racconta il papà Sergio Scalet, un barbuto montanaro di 46 anni, che seppur vagamente un po' ricorda un hipster. «Su Internet mi sono poi imbattuto in Jason Bailey, un giovane ingegnere di Boston che è poi diventato uno dei massimi esperti di CryptoArt al mondo. È stato Jason a presentarci agli startupper newyorkesi di SuperRare». 

Detto, fatto. Il 14 aprile 2018 i due artisti hanno realizzato la loro prima opera di CryptoArt, Girl next door, mettendola in vendita sulla piattaforma SuperRare. Nel giro di un anno e mezzo, dopo aver venduto 63 opere per un valore di 58,4 Ether, gli Hackatao sono entrati a pieno titolo nel movimento artistico che realizza opere d'arte con i linguaggi dei Millennial, diventandone i massimi esponenti, assieme al londinese XCopy

Un successo stupefacente, per due artisti italiani che vivono isolati dal mondo sulle montagne della Carnia. E proprio in Carnia, a Tolmezzo, gli Hackatao hanno presentato la prima mostra italiana di CryptoArt, Fight Fear, rimasta esposta dal dicembre 2018 al febbraio 2019. «A differenza del mondo dell’arte tradizionale, questi artisti non hanno chiesto il permesso a galleristi, agenti, case d’asta o altri custodi per condividere e vendere le loro opere» ha scritto il bostoniano Jason Bailey nella presentazione della mostra. «Invece, sfruttando la blockchain, hanno semplicemente deciso da soli di mostrare il loro lavoro e renderlo disponibile».

Tutto questo fermento ha contagiato le figlie dei due artisti. Esattamente un anno fa, le due bambine hanno espresso il desiderio di cimentarsi nella CryptoArt. La loro prima opera, Lost in space-time warp, è stata realizzata il 16 novembre 2018. Una volta ultimata, i genitori l'hanno messa sulla piattaforma SuperRare, dopo aver creato un profilo delle due bambine. Due mesi dopo, l'opera ha ricevuto un'offerta di 64 dollari dal collezionista argentino Sebdcl.  

Reazione delle sorelline? «Erano entusiaste» risponde la mamma Nadia Squarci, una dolcissima donna di 42 anni con una lunga treccia di capelli neri. «Il fatto che ciò che fanno abbia un valore riconosciuto non solo da noi genitori, ma anche da collezionisti internazionali, le inorgoglisce. Per noi quest'attività ha sostanzialmente un valore educativo, perché ci permette di far sviluppare la loro creatività e insegnar loro l'utilizzo di alcuni software. Per KaySha è invece motivo di grande soddisfazione». 

Ma come nasce un'opera digitale? «Noi partiamo sempre da un'opera fisica, che in un secondo momento animiamo, facendola diventare digitale» spiega Sergio Scalet. «Poi colleghiamo l'opera d'arte fisica a quella digitale attraverso la realtà aumentata. In tal modo creiamo due opere unite da un cordone ombelicale».

E chi si compera un'opera digitale? «Gli acquirenti delle nostre opere sono distribuiti nell'intero pianeta» risponde Scalet. «Il collezionista più importante è il greco VK_Crypto (qui anche i collezionisti preferiscono l'anonimato), un ingegnere, artista e scrittore che finora ha investito in opere digitali 177 Ether, circa 32 mila dollari». Il secondo top collector, l'argentino Sebdcl, è uno dei fondatori di Decentraland, un mondo virtuale dove intende creare un museo in cui esporre opere di CryptoArt.    

Già, perché le opere d'arte digitali non si appendono al muro. «Quello lo fanno i collezionisti ancora legati al vecchio modo di esporre, tanto che stanno nascendo tecnologie ad hoc» risponde Scalet. «I collezionisti più al passo con i tempi, invece, creano il museo della propria collezione in spazi virtuali, godibili attraverso la realtà virtuale o tramite il proprio pc».    

Minimo comun denominatore dei collezionisti di arte digitale è non a caso l'età. Solo i Millennial possono concepire l'idea di investire soldi in opere d'arte che non possono possedere fisicamente perché sono virtuali. «L'idea di fondo è che, come la Monna Lisa, tutti le possono vedere, ma solo uno le possiede» continua Scalet. «Abbiamo anche realizzato un'opera d'arte ispirata a questo concetto». 

Per questo è così importante la blockchain, un registro digitale decentralizzato che certifica l'opera come se fosse un notaio digitale la cui autenticazione è valida a livello globale. «Prima dell'avvento di questa tecnologia, nata negli anni Novanta ma che ha preso piede nel 2009 con i bitcoin, non era possibile attribuire un valore a un'opera digitale» spiega Scalet. «Quindi le opere digitali non potevano avere un mercato». 

La blockchain, che si applica a tutti gli ambiti, sta rivoluzionando i mercati globali, in particolar modo quello dell'arte. La casa d'arte Christie's, per esempio, è stata la prima nell'ottobre 2018 a battere all'asta opere d'arte fisiche certificate con la blockchain. L’asta ha riscosso grande un successo e ha segnato un record per l'artista americano Edward Hopper, la cui tela Chop Suey è stata venduta per quasi 92 milioni di dollari.

E le sorelline, che cosa faranno con i soldi guadagnati vendendo le loro opere? La piccola non lo sa: alza le spalle. La più grande ha invece le idee chiare: «Andrò al college in America». E aggiunge: «Ma mi comprerò anche un cavallo».



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