Jean Jaurès, 100 anni dall'assassinio dell'uomo della Pace

Il 31 luglio 1914 a Parigi il leader socialista francese veniva assassinato da un fanatico nazionalista

Edoardo Frittoli

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Parigi, 31 luglio 1914, Rue Montmartre all'angolo con la Rue Du Croissant. Due colpi di pistola echeggiano dall'interno del "Restaurant Du Croissant". Sono le 21,40.

Jean Jaurès, leader socialista amato da operai e minatori francesi, giace riverso sul tavolo. Stringe ancora il tovagliolo nella mano. Ad ucciderlo è stato un giovane ultranazionalista alsaziano, Paul Villain, che ha agito da solo. 

Il leader socialista si trovava riunito con la redazione del giornale da lui fondato dieci anni prima, L'"Humanité", per discutere i prossimi numeri del quotidiano.
Nel 1914 Jaurès era impegnato a promuovere la sua battaglia pacifista per il disarmo e il dialogo fra le potenze che si avviavano alla catastrofe della prima guerra mondiale .

L'omicidio di Jaurès arrivò proprio il giorno della mobilitazione generale della Russia, poche ore prime delle dichiarazioni di guerra che avrebbero trasformato in mondiale il conflitto cominciato il 28 luglio con la dichiarazione dell'Austria alla Serbia. Fu anche simbolicamente l'uccisione di ogni residua speranza di pace.

Socialista eclettico, mai dogmatico, fu promotore di una propria idea della rivoluzione socialista che partisse dai principi rivoluzionari francesi sviluppandosi analogamente all'evolversi della democrazia, sfruttandone gli strumenti elettorali e costituzionali per la costruzione dello stato socialista. Marx e Lenin erano parecchio distanti, in quanto fermi sull'idea di una "dittatura del proletariato" che Jaurès non contemplava, anzi avversava. Nato politicamente con il partito repubblicano , era un giovane talento quando si trasferì a Parigi dove si laureò e in seguito fu nominato "Maitre de Conférences" a Tolosa.

Avvicinatosi alla classe operaia tramite le lotte degli operai e minatori di Carmaux, ne divenne in breve il leader politico. Abbandonati i repubblicani, entrò nel Parti Ouvrier. Fu tra i difensori di Dreyfus e rifiutò il dogma del suo stesso partito che considerava sconveniente difendere un ufficiale "borghese" dell'esercito. 

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