Alle 19,35 del 23 novembre 1980 un violentissimo terremoto (grado 10 della scala Mercalli) colpisce ampie zone tra la Campania e la Basilicata. Il bilancio è pesantissimo. Soprattutto in Irpinia, la catastrofe è devastante: oltre 600 sono i comuni colpiti, 30 dei quali considerati disastrati.

I morti sfiorano i 3.000, più di 8.000 i feriti mentre i senzatetto raggiungeranno cifre apocalittiche, vicine ai 250.000. Il sisma interessa oltre 5 milioni di abitanti ed è così violento da provocare addirittura il crollo di un palazzo a Napoli, nel quartiere di Poggioreale. L'estensione del sisma riguardò un'area vastissima di oltre 17.000 km/q, con una profondità dell'epicentro di oltre 30 km.

La macchina dei soccorsi non è adeguatamente pronta né organizzata (la Protezione Civile nascerà l'anno successivo dopo la tragedia di Vermicino). Scatta allora la solidarietà nazionale con l'arrivo da ogni parte d'Italia di circa 8.000 volontari che si affiancheranno ai soccorritori delle forze dell'ordine, dell'Esercito, dei Vigili del Fuoco. Il terremoto taglia l'Italia in due.

Saltano tutte le comunicazioni telefoniche, stradali e ferroviarie. Inizia un lungo esodo di sopravvissuti in preda al panico che i soccorritori faticano a contenere, mentre i paesi rasi al suolo si imbiancano della prima neve invernale. In alcuni luoghi, per le condizioni pessime delle infrastrutture  di collegamento i soccorsi arrivano 5 giorni dopo, generando la reazione del Presidente della Repubblica Sandro Pertini che spingerà l'allora ministro Virginio Rognoni alle dimissioni (poi respinte).

La ricostruzione che seguì la catastrofe fu uno degli esempi peggiori di malversazione e di speculazione. Gli ingenti fondi destinati alla popolazione sinistrata, stanziati negli anni dai governi e in alcuni casi versati da governi esteri finiranno nelle maglie della corruzione locale e della camorra. Nel 1989 la Commissione d'inchiesta presieduta da Oscar Luigi Scalfaro calcolerà che in 10 anni furono spesi oltre 50 mila miliardi di lire per l'Irpinia, mentre ancora oggi a 35 anni di distanza sono visibili in alcune zone della Campania le abitazioni provvisorie dei senzatetto divenute in diversi casi serbatoi per la malavita organizzata.

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