Edoardo Frittoli

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Per capire davvero cosa sia stata la pandemia influenzale che colpì il mondo tra la primavera e l'autunno del 1918 basta solamente citare due dati impressionanti, anche se approssimati a causa degli strumenti statistici limitati dell'epoca: i contagiati dal virus dell'influenza "Spagnola" saranno più di 1 miliardo, i morti tra i 21 e i 25 milioni, più di tutte le vittime totali della Grande Guerra.

Il ceppo virale

Le ipotesi sul ceppo virale, sulla sua origine e diffusione sono state argomento di dibattito degli epidemiologi di tutto il mondo per i decenni successivi. Quanto accertato è l'origine epizoozotica del virus, che sarebbe cioè passato dai volatili ai maiali e quindi all'uomo. La particolare morbilità avvenne attraverso quasi un secolo di mutazioni genetiche, con origine probabile nella Cina meridionale.

Perché si chiama "Spagnola"

Il nome "Spagnola" è dunque convenzionale e nulla ha a che vedere con la zona da cui si sarebbe espansa la pandemia influenzale. Si chiamò così semplicemente per il fatto che in Europa infuriava la Grande Guerra, che imponeva uno stretto controllo delle informazioni tramite la censura militare. L'unica nazione rimasta neutrale fu appunto la Spagna, dove le notizie sulla diffusione e sulle vittime della terribile influenza di un secolo fa venivano regolarmente riportate dai giornali.

All'inizio di marzo del 1918 una prima ondata di influenza raggiunse gli Stati Uniti, dove a causa dell'ingresso in guerra si era verificata una grave carenza di personale sanitario sul territorio. Fortunatamente la prima forma della "Spagnola" non fu così violenta come quella che sarebbe seguita a breve, e si espanse sia ad occidente che ad oriente con molti casi registrati in Giappone e nelle grandi fabbriche americane. Poco più tardi il morbo si propagherà anche nei centri di reclutamento e addestramento dell'esercito degli Stati Uniti, entrati in guerra nel teatro europeo appena pochi mesi prima dell'esplosione dell'epidemia influenzale. Ad aprile del 1918 furono registrati i primi contagi in Francia, mentre a giugno l'influenza colpirà l'Italia e l'Inghilterra.

Sintomi

Il quadro clinico tipico dell'influenza spagnola comprendeva una grave infezione broncopolmonare, che portava in poche ore il paziente alla morte dopo il sopraggiungere di cianosi, grave dispnea e decesso per soffocamento dovuto a edema polmonare. Si trattava di una polmonite batterica per cui non esistevano rimedi farmacologici.

Le condizioni di vita dopo tre anni di guerra contribuirono a peggiorare il quadro clinico generale. La morbilità che si verificò con la seconda ondata influenzale a partire dal settembre 1918 fu talmente alta da condizionare seriamente le operazioni degli ultimi mesi di guerra, con i soldati Austroungarici più colpiti a causa della dieta a base di carne dall'inefficace apporto vitaminico. I soldati italiani invece ebbero una mortalità inferiore grazie alla dieta qualitativamente più povera ma ricca di verdure e frutta.

La Spagnola in Italia

In Italia la spagnola colpì con particolare violenza. Le vittime saranno oltre 600.000, vale a dire pari al numero dei soldati morti in guerra dal 1915 al 1918. Questi dati impressionanti sono in ogni caso frutto di approssimazione, in quanto la rigidissima censura della stampa nazionale e delle istituzioni sanitarie non ha permesso un computo preciso delle vittime dall'insorgenza della pandemia all'inizio del 1918, fino alla scomparsa della stessa nei primi mesi del 1919.

La medicina brancolava nel buio sull'individuazione eziologica del virus influenzale, poiché la scienza medica non possedeva all'epoca conoscenze e strumenti adeguati all'isolamento e al contrasto delle forme virali acute. Alla frustrazione dei medici si unì la rassegnazione delle famiglie delle vittime, già abituate alla convivenza con gravi lutti a causa delle conseguenze di tre anni di guerra.

Gli anziani si salvano, i giovani muoiono

In Italia (ed altrove in Europa) la peculiarità della spagnola fu che il morbo colpì in particolare modo una fascia giovane della popolazione ed in particolare i civili, tra i quali erano rimaste in gran numero le donne. Fu con tutta probabilità la profilassi militare applicata alle necessità belliche a salvare parzialmente i soldati italiani, mentre gli anziani riuscirono a limitare la mortalità con tutta probabilità grazie agli anticorpi sviluppati dopo l'ultima pandemia influenzale del 1890.

L'ondata mortale della Spagnola ebbe come effetto l'abbassamento dell'aspettativa di vita in Italia, dove il progresso aveva fatto innalzare i valori dell'età media della popolazione per oltre un secolo.

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