Edoardo Frittoli

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Esattamente 70 anni fa a New Delhi veniva assassinato il leader politico e spirituale padre dell'indipendenza dell'India, il Mahatma Gandhi. La sua vita dedicata all'insegnamento della non-violenza fu stroncata dal piombo del fanatismo religioso per mano dell'estremista Hindu Nathuram Godse.

La fine di "Grande Anima"

Il Mahatma si trovava nella capitale per uno dei tanti sit-in di protesta pacifica contro la recente separazione dell'India dal Pakistan musulmano. Fu in quel frangente che Gandhi fu raggiunto da 5 proiettili esplosi da distanza ravvicinata morendo pochi minuti dopo. Erano le 17,46 del 30 gennaio 1948 quando fu ufficialmente divulgata la notizia della morte del Mahatma.

Dal Giainismo al Sudafrica

Mohandas Karamchand Gandhi era nato nel 1869. Figlio di un ufficiale dell'esercito indiano fu avviato alla religione dalla madre Vaishnava ed in particolare al Giainismo, un ramo del Brahmanesimo che indica la via salvifica attraverso la liberazione progressiva dalla reincarnazione. Avviato agli studi giuridici, nel 1888 Gandhi si trasferisce a Londra e nel 1893 in Sud Africa dove inizia la professione di avvocato. Qui avviene il suo incontro con la realtà della segregazione razziale e dell'ingiustizia sociale, che Gandhi vive sulla proprio pelle quando viene allontanato con forza da un autobus riservato ai soli bianchi. Da qui l'impegno per i diritti dei lavoratori indiani in Sud Africa, la cui legislazione li relegava ad una soglia inferiore della scala sociale. Nel 1906 organizza il primo movimento di disobbedienza civile dopo le nuove e più dure leggi emanate dal governo del Transvaal contro i cittadini indiani.

Due guerre, il carcere, il sogno dell'India indipendente

Tornato in India nel 1914, appoggia l'intervento britannico nella Grande Guerra. Solo 5 anni dopo si opporrà alla leva obbligatoria nell'esercito britannico per gli indiani e dal 1920 sarà eletto leader del movimento indipendentista. Arrestato per due anni nel 1922, sarà di nuovo in piazza dal 1924 al 1930, quando organizzerà la grande "marcia del sale" fino al Mar Arabico in opposizione alla tassa sul sale imposta dagli Inglesi. Con lui saranno arrestati 60.000 partecipanti, ma la sua voce raggiungerà da allora i cinque continenti.

L'anno seguente otterrà l'invito ufficiale a Londra alla tavola rotonda sull'India, che lo lascerà profondamente deluso. In questi anni emerge la figura del suo delfino e successore Jawaharlal Nerhu, con cui organizzerà i digiuni e le proteste pacifiche a favore della casta degli "intoccabili".

La Seconda guerra mondiale porterà un nuovo appoggio di Gandhi a fianco della Gran Bretagna, a condizione che al termine della guerra venisse concessa l'indipendenza del suo Paese.  Al rifiuto di Londra, Gandhi iniziò una serie di proteste in tutta l'India che richiedevano il ritiro della madrepatria dal conflitto.

Il sogno spezzato

L'indipendenza arriverà dopo la fine della guerra quando Churchill cederà il passo al laburista Clement Attlee. L'India unita che Gandhi sognava fu vanificata dai negoziati per l'indipendenza, che vedranno la separazione del Pakistan musulmano e il successivo inizio del conflitto armato con l'India induista. Fu proprio la violenza nata dalla guerra religiosa a portarsi via la vita del più famoso "uomo della pace".

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