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'Il sangue non si lava', la camorra raccontata da Domenico Bidognetti

Nel libro del giornalista Fabrizio Capecelatro è raccolta la testimonianza diretta di uno dei più importanti esponenti dei casalesi, ora collaboratore di giustizia

Il traffico dei rifiuti che ha contaminato la Campania, le guerre di camorra dagli anni Ottanta a oggi, gli affari sporchi e gli omicidi più efferati, tra cui quello di don Peppe Diana a Casal di Principe il 19 marzo 1994. Tutto questo è raccontato nel libro Il sangue non si lava, del giornalista Fabrizio Capecelatro (ABEditore), attraverso i ricordi di Domenico Bidognetti, uno dei più influenti esponenti del clan camorristico dei casalesi, ora pentito e collaboratore di giustizia. 

Racconti agghiaccianti

Non c'è il filtro del resoconto giudiziario e nemmeno quello della ricostruzione giornalistica. Nelle pagine di questo libro si leggono le parole dirette di un ex camorrista. Può apparire disturbante (e spesso lo è davvero) ciò che si trova nel volume e, nonostante molti dei contenuti siano già ampiamente conosciuti grazie al lavoro della magistratura, il mondo criminale ritratto da Bidognetti assume connotazioni agghiaccianti per la “normalità” con la quale il pentito si è trovato a viverlo. Nessuna alternativa (forse?) per uomini come lui, nati in una famiglia e in un contesto culturale, sociale e politico che è vittima e al contempo complice di un modo di vivere che annichilisce l'individuo. 

Il pentito

Chi racconta è Domenico Bidognetti, detto 'o Bruttaccione, cugino del boss Francesco Bidognetti (Cicciotto 'e Mezzanotte), battezzato “uomo d'onore” a  25 anni. È stato uno dei più spietati killer del clan casalese fino al 2007, quando ha deciso di diventare collaboratore di giustizia dopo 7 anni di carcere duro al 41bis, diventando uno dei testimoni più importanti. Il suo contributo è stato talmente fondamentale da portare addirittura il presidente di Libera don Luigi Ciotti a dichiarare: “Credo che questa comunità debba ringraziare dal profondo del suo cuore Bidognetti, che ha trovato la forza, il coraggio di collaborare con la giustizia”

L'importanza della testimonianza

Anche se i contenuti sono forti e spesso si possa provare un senso di fastidio, ciò che conta è che si tratta di realtà. Come scrive Giovanni Conzo, magistrato anti-camorra che ha firmato la prefazione al libro, senza un'opera del genere molti aneddoti e fatti legati alle attività dei casalesi “sarebbero rimasti sepolti negli archivi dei palazzi di giustizia”. E non conoscere o dimenticare o far finta di non sapere sono le prime armi che la criminalità organizzata ha a disposizione per mantenere il proprio potere. 

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