Cultura

Il ritorno degli Egizi

In Egitto si susseguono le scoperte di mummie, statue, tombe e altri monumenti. Una studiosa dell'Antico Egitto ci aiuta a fare chiarezza

A picture shows the Sphynx (foreground)

Luca Sciortino

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ll fascino suscitato dagli antichi Egizi non muore mai. Anzi negli ultimi cinque anni è stato un susseguirsi di importanti scoperte. Difficile dire cosa abbia reso questo popolo così misterioso nell'immaginario collettivo. Il re Cheope, vissuto duemila e cinquecento anni prima di Cristo, volle per sé una tomba grande quanto una montagna.

L'idea della piramide era nata: sorse per prima quella di Cheope grazie al lavoro di centinaia di migliaia di esseri umani, un fatto grandioso per quei tempi. Ma forse fu la stessa storia dell'archeologia dell'Antico Egitto ad alimentare quel mito.

Quando, nel 1922, l'archeologo inglese Howard Carter scoprì la mummia di Tutankhanon, il faraone salito al trono a dieci anni, la stampa scrisse erroneamente che un'iscrizione dentro la tomba annunciava la morte per tutti i profanatori. Perfino lo scrittore Arthur Conan Doyle ci cascò, attribuendo la morte di uno degli archeologi alla maledizione del faraone.

Panorama ha chiesto a Maria Pace, studiosa dell'antichità e autrice di Agar (America Star Books) la sua opinione su questa esplosione di nuove scoperte e su un mito che non cessa di stupirci.

Professoressa Pace può elencarci le tre piu grandi scoperte sugli egizi degli ultimi anni e spieghi il perche sono importanti?
Un po’ difficile fermarsi al numero tre  e  solo agli ultimi anni. Cito, però, la Stele di Rosetta che,  attraverso il grande egittologo Champollion ha permesso la decifrazione della lingua geroglifica.  Direi  anche la scoperta dei Testi delle Piramidi e dei Sarcofagi e dei Libri dei Morti,  che, davvero come in un film, ci hanno svelato la storia, gli usi e le consuetudini di questo popolo straordinario. Per finire, citerei, ma solo per i meravigliosi tesori che celavano, le tombe di: Tutankamon e la ricchezza del suo corredo funerario, le tombe del faraone Seti  e della regina Nefertari… Ma è solo un elenco limitato.

C'è poi una scoperta molto recente che arriva dallo spazio in un certo senso...
Be' certo, una sorta di radiografia effettuata con i muoni, particelle generate dai raggi cosmici quando colpiscono l'atmosfera terrestre, ha svelato la presenza di due nuove camere nella piramide del faraone Cheope. A che cosa servivano? Alcuni archeologi hanno avanzato l'ipotesi che queste cavità avessero un significato simbolico, il luogo di passaggio nell'aldilà. Personalmente non credo soprattutto a questa ultima teoria (tanto di moda). Per raggiungere l’aldilà, il Faraone disponeva della particolare struttura della Piramide stessa: una scala verso il cielo, nella cui cuspide era racchiuso tutto il suo significato simbolico.

Ecco appunto, qual è il significato delle piramidi?
Innanzitutto la parola piramide è di derivazione ebraica; la stessa struttura, in antico egizio si chiamava MER e il significato era pressappoco: dimora dei morti, quindi Tomba. Ma era riservata solo ai Faraoni; per le tombe comuni bastava sovrastare la cappella funeraria con un Piramidion, ossia la cuspide di piramide. Perché proprio una Piramide e non una torre, ad esempio? Perché la prima terra emersa, presso Eliopoli, il Tumulo Primevo, aveva forma piramidale.

La domanda, però, che si fanno studiosi e non, è questa: perché un tale sforzo immane non fu diretto alla realizzazione di un’opera più utile, ad esempio l‘irrigazione? Un disputa, questa, che nasce  da una apparente incoerenza, per alcuni, difficile da accettare: un immane lavoro e la sua destinazione. Si trattò di un progetto che richiese la manodopera della totalità della popolazione. La risposta, forse, sta nella evoluzione avvenuta nella società che, da popolazione rurale si era trasformata in uno Stato centralizzato. Progettare Piramidi aveva creato una nuova società mai esistita prima: uomini uniti da un lavoro collettivo che acquisivano una coscienza nazionale e un muovo ordine sociale, sconosciuto ad altre società... Forse, seppellirvi un Sovrano non era l’unico obiettivo.

Come mai si stanno facendo così tante scoperte in questi ultimi anni? C'è una ragione particolare?
Una soltanto: l’Egitto, (al pari dell’Italia) è un museo a cielo aperto, nascosto sotto la sabbia, che lo ha custodito e preservato e che poco per volta si lascia scoprire. La storia dell’Antico Egitto copre un lasso di tempo di migliaia di anni e solo una piccola parte è tornata alla luce. Molti sono i tesori che attendono ancora di esser scoperti. 

Il 2018 sarà anche un anno di grandi scoperte?
Tutto dipende dalla costanza delle persone impiegate ed impegnate in questa ricerca e… Naturalmente, dalle risorse finanziare messe a disposizione: i tesori ci sono, ma scoprirli richiede impegno anche economico.

La civiltà egizia in cosa differiva dalle altre civiltà antiche?
Personalmente credo che, nonostante le “differenze”, ogni  civiltà (antica o moderna) non differisca completamente dalle altre e che ognuna “attinga” un po’ dalle altre civiltà, anteriori o contemporanee. La scoperta del ferro degli Ittiti, la grande conoscenza astronomica dei Babilonesi, la perizia marinara dei Fenici, la Medicina e l’Architettura degli Egizi, hanno reso grandi tutte queste  antiche civiltà. Però, sono convinta che nessuna civiltà, da sola, possa essere in grado di elevarsi sulle altre o semplicemente “differenziarsi”, senza rapporti e confronti.

Cosa ci ha lasciato l'Egitto sul piano culturale ?
Nessun popolo, prima di quello egizio, aveva mai elaborato un pensiero filosofico profondo come quello rappresentato dalla figura di Osiride. Osiride è la più splendida, meravigliosa concezione della  mente egizia. Non è come gli Dei o i Padri Eterni, creatori ed arbitri del destino del loro creato, concezioni che sfuggono all’umano intelletto per la loro complessità. Osiride è immanente, cioè non trascende la sfera di un’altra realtà: non è separata o indipendente da quella, ma esiste in rapporto di coessenza. Quello che questa figura ci ha lasciato in tante migliaia di anni è una cosa sublime: la comprensione del simbolo della rinascita, così come il Danuzi dei Sumeri, l’ Attis dei Frigi, il Baal dei Siriani… E per ultimo, il Cristo dei Cristiani… Anche letterariamente l’’Egitto ci ha lasciato moltissimo attraverso scritti, ideografici o geroglifici, distribuiti nelle tombe, sui monumenti, sui palazzi e ovunque ci fosse una superficie su cui “scrivere” e attraverso cui “comunicare”.

Perché gli egizi mummificavano i faraoni e i nobili?

In realtà, nessun  popolo è mai stato ossessionato come quello egizio, dal concetto di Immortalità. Prima, nelle dinastie più antiche, il privilegio di una vita immortale tra gli Dei era  riservata solo ai Faraoni e subito dopo ai nobili.. successivamente, a tutta la popolazione in grado di sostenere le spese di imbalsamazione.  La mummificazione è un processo naturale di conservazione del corpo, mentre la imbalsamazione è un processo artificiale. Il concetto di vita degli antichi egizi non terminava con la morte, che era solo un passaggio da un piano di esistenza all’altro: la vita terrena e quella ultraterrena.  Il corpo veniva preparato “fisicamente” all’eternità attraverso un processo di conservazione  e sottoposto ad un rituale magico  che gli avrebbe  restituito i sensi e consentito di vivere una vita”normale”.

A Torino abbiamo un museo egizio che il mondo ci invidia... quali sono le cose che consigli a tutti di vedere e perché?
E’ come entrare nel “Paese delle meraviglie”, si resta sbalorditi e un po’ trasognati, anche perché ultimamente è stato fatto un ottimo lavoro di esposizione. Cosa consigliare? Tante cose, ma mi fermo al numero tre: La statua di Ramses II che, per la sua perfezione tecnica e armonia di linee, è stata battezzata  “L’Apollo Egizio”, il Tempio di Ellesia, fatto erigere da Thutmosis III  e trasportato a Torino a seguito del salvataggio dei monumenti egizi dall’acqua della diga di Assuan. Non mancherei di consigliare anche la Stele di Rosetta, che, pur essendo soltanto una copia, è proprio quella su cui hanno condotto i loro studi di decifrazione dei geroglifici Champollion e gli atri illustri studiosi. E che dire del Papiro di Torino, il famoso “Libro dei Morti degli Antichi Egizi”?  Mi fermo qui, ma  la presenza di migliaia e migliaia di reperti… Scarabei, armi, tessuti, gioielli, mummie, animali imbalsamati e altro ancora, fanno di questo Museo, una delle attrazioni più  affascinanti  di tutto il pianeta.

Com'è nata la sua passione per l'Egitto?
Tutto ha avuto inizio tra i banchi di scuola in occasione di un concorso su un personaggio storico; la mia scelta cadde su una regina egizia di cui non sapevo nemmeno pronunciare il nome, ma di cui cercai ogni traccia possibile: Hatshepsut… Vinsi il concorso e mi restò la passione per l’Egitto. La fortuna di vivere a Torino, successivamente, per la presenza del Museo Egizio, ha fatto il resto.

Lei ha scritto un libro su Agar, sposa di Abramo... Ci racconta la storia di questa donna?
Di questa donna, nella Bibbia, si trova solo un breve trafiletto, poi scompare, ma tutti conosciamo bene suo il ruolo nella storia dell’umanità… Storia di eventi che si consumano ancora ai giorni nostri. Nel libro “Agar”, io la presento sotto una luce un po’ diversa... Che certamente spinge alla discussione, (soprattutto tenendo presente che questa figura anche se dietro le quinte, è al centro delle tre moderne Religioni). 

Agar è una donna forte, coraggiosa, pronta al sacrifici, come quello di vedersi strappare il figlio appena nato per cederlo ad un’altra donna. E' la prima vera femminista della storia, insofferente  al ruolo assegnatole dal destino e dall’uomo. Agar nasce a Tebe (nel mio libro, naturalmente, poiché  non esistono fonti che lo confermano) nel gineceo del faraone Thutmosis III, fino a quando, promessa ad Abramo, non parte per le terre di Mambre, da dove ripartirà per tornare in Egitto, solo quando Abramo la scaccerà per aver litigato con Sara, la sua prima moglie. Un lungo lasso di tempo riempito dallo scandire delle stagioni in cui si consumano episodi di storia biblica estoria egizia.  

Cosa ci dice la vita di questa donna sulla storia degli Egizi?
Benché  sia cresciuta all’interno di un gineceo, Agar farà conoscere al lettore il magico splendore del mondo egizio: gli usi e i costumi, la condizione della donna e del fanciullo, le pratiche magiche e religiose e i rituali funerari, la guerra e la pace, l’arte e la scrittura… Lo condurrà perfino in una scuola femminile del Tempio di Hathor, in un mercato faraonico, alla corte del Faraone.

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