Ian Sansom, 'L'odore della carta'
Margherita Facca / Dejavu
Ian Sansom, 'L'odore della carta'
Cultura

Ian Sansom, 'L'odore della carta'

Una celebrazione, una storia, un'elegia del materiale ubiquitario che ha plasmato la nostra identità assurgendo a simbolo del sapere: un "miracolo di inconcepibile complessità".

Scarto con cura il libro dal suo involucro di cartone e, mentre lo estraggo, ne constato la familiare consistenza morbida e compatta. Sfioro con i polpastrelli le scanalature che impreziosiscono la bella copertina anticata in cartoncino e faccio rapidamente scorrere le pagine dalla fine all'inizio, in modo che sprigionino per la prima volta la loro quintessenza di manufatto vegetal-industriale. Ha un odore buonissimo. Poi torno all'e-book che stavo leggendo.

Scherzo, ma mica poi tanto. È che L'odore della carta contagia con i paradossi che l'erudito Ian Sansom, critico letterario del Guardian e romanziere, dispensa con humour elegantemente british, solleticando gli istinti feticisti di noi nativi-non-digitali. Carta batte sasso. Massì, c'è un certo orgoglio a maneggiare questi oggetti di cellulosa all'alba dell'era dei pixel, celebrando la nostra era: l'era della carta. Il più importante fra i materiali creati dall'uomo è costantemente all'apice del consumo. Siamo fatti, drogati di carta. Dipendenti, sottomessi a questo Zelig tecnologico che da quasi duemila anni tiene a battesimo e certifica nascita e morte delle nostre più sofisticate creazioni: culture, politiche, economie.

Questa non è una storia della carta, precisa l'autore. È invece un formidabile "museo immaginario" che apre inaspettati orizzonti per "riconoscere e convogliare il gigantesco carico emotivo" di questo materiale. Con ironia Samson mischia sapientemente Dickens e la Londra di metà Ottocento (la nuova Babilonia, la "città della carta infinita") con i roghi dei libri ordinati da Hitler a Berlino e la guerra psicologica degli americani in Vietnam, che fu tristemente tappezzato di 6 miliardi di volantini; la storia leggendaria dell'invenzione della carta in Cina con l'arte dell'origami, l'artigianato sopraffino del cartografo (un mestiere che sta ingiustamente sparendo, se è vero che usare mappe per individuare percorsi è qualcosa di insito nella nostra natura) e il furore creativo dell'ultimo Matisse alle prese con forbici colla e ritagli.

La carta è penentrata come un blob in qualunque settore dello scibile. Qualche matto ha calcolato circa 14.000 tipologie d'uso diverse per i manufatti cartacei, ma contando gli usi "impropri" o creativi il numero tende quasi all'infinito. E la cosa più bella e rassicurante, come ha fatto osservare una volta Frank Gehry, è che se non ti piace un pezzo di carta puoi semplicemente appallottolarlo e gettarlo nel cestino, magari da una certa distanza così da regalargli l'ultima metamorfosi. Un giocattolo, una pallina da imbucare.

Carta-moneta, carte di identità, carta e psicologia (il gioco degli scarabocchi caro allo psicologo Donald Winnicott), carta e gioco d'azzardo (100 milioni i mazzi prodotti all'anno nel mondo), carta e fotografia, carta e vizio (la parte chic della sigaretta), carta e pubblicità, carta e architettura (Alvar Aalto realizzava più di 5000 schizzi preparatori a ogni progetto), carta e cinema, analogico e digitale: dai 1500 acquerelli dipinti per gli sfondi di Via col vento ai 72.000 disegni su carta realizzati dalla Pixar per lo storyboard di Ratatouille (2007). E sopra a tutto, carta e igiene, un binomio dai numeri altisonanti: circa 83 milioni di rotoli prodotti al giorno, il comparto che cresce al ritmo più vertiginoso.

Five leaves left: l'alchemico titolo ("Cinque cartine rimaste") del primo album di Nick Drake, insospettabile citazione fra le mille di Samson, è un sensibile richiamo alla sostenibilità del nostro castello di carta. Il consumo globale medio è 1 milione di tonnellate al giorno e il paradosso è che perfino l'avvento dell'e-mail ha generato più carta stampata di quanta ne abbia fatta risparmiare. L'odore della carta consuma circa il 5 per cento di un albero: insomma le più grandi foreste del mondo si trovano sulle librerie o, più probabilmente, nei nostri bagni.

Ecco perché dopo un'ultima annusata e una fugace riminiscenza di vita arborea torno davvero al mio e-book. Che mi strizza l'occhio con il suo titolo: E così vorresti fare lo scrittore . Abrasivo, feroce, divertente pamphlet in cui Giuseppe Culicchia srotola i cliché dell'industria editoriale, il gioco goldoniano di servitori e padroni, il rosario di ambizioni meschine, millenarie paure e inesauribili astuzie (per dirla con le parole di De André) che circonda il mondo letterario italiano. Un mondo di carta, di tanta carta ancora da riciclare.

Ian Sansom
L'odore della carta
TEA
285 pp., 13 euro

Giuseppe Culicchia
E così vorresti fare lo scrittore
Laterza
154 pp., 14 euro

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