Fumetti

Magnus: a 20 anni dalla morte

Da Alan Ford a Tex: ricordiamo uno dei più grandi autori di fumetto italiani

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Nicola D'Agostino

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Vent'anni fa ci lasciava Roberto Raviola, meglio noto come Magnus. Ricordiamo il suo incredibile talento come illustratore e autore di fumetti, ripercorrendone la carriera, le tante produzioni e attraverso le parole di amici e colleghi

Chi è Magnus

Nato a Bologna nel maggio 1939, Roberto Raviola è scomparso a Imola (BO) il 5 febbraio del 1996, all’età di cinquantasette anni a causa di un tumore. In oltre quarant'anni di attività professionale ha contribuito enormemente all'evoluzione del fumetto italiano, scrivendo (e disegnando) pagine importanti in svariati generi: comico, avventuroso, fantasy, erotico, noir, fantascientifico, horror.

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Lo stile di Magnus è mutato e si è evoluto più volte, passando dall'essenzialità del tratto nelle produzioni seriali con Max Bunker al segno raffinato di opere ricercate e complesse, ma non per questo meno avvincenti, anzi.
Sempre alla ricerca dello stile più adeguato all'opera, Magnus è cresciuto e maturato, senza però rinnegare le produzioni passate. È stato infatti tra i primi e più importanti autori a mettere in discussione le divisioni tra fumetto “popolare” e “d'autore”, come dimostra la sua ultima fatica, pubblicata postuma, un volume speciale di Tex.

I “neri”: Kriminal e Satanik

Il debutto ufficiale nel mondo del fumetto di Roberto Raviola è del 1964, quando viene ingaggiato da Luciano Secchi (in arte Max Bunker), sceneggiatore in erba che vuole sfruttare il filone del noir.

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Per la milanese Editoriale Corno la coppia Magnus & Bunker partorisce due serie. Kriminal è un biondo e tormentato assassino che agisce coperto da una tuta da scheletro, palesemente ispirato a Diabolik. Satanik è una giovane chimica dal volto deturpato che si trasforma in una bellissima e spietata dark lady, protagonista di avventure soprannaturali e orrorifiche, condite da abbondanti dosi di erotismo.

Alan Ford

Il duo di autori si cimenta in svariati generi, tra cui fantascienza, spionaggio e umorismo con personaggi quali Gesebel, Dennis Cobb e Maxmagnus, ma il successo maggiore arriva nel 1969 dal mensile Alan Ford, inedito mix di avventura, comicità e critica sociale.
Bello ma imbranato, Alan Ford è un improbabile agente speciale che fa parte dello sgangherato Gruppo TNT, capitanato da un mefistofelico e avidissimo vecchio paralitico, il Numero Uno.

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La serie si regge sull'inventiva e sulle gag di Bunker ma soprattutto sul disegno di Magnus che mescola abilmente il nero al grottesco e firma i primi settantacinque numeri, sino al 1975. A questo punto si rompe il sodalizio artistico con Max Bunker (che mantiene la proprietà di tutti i personaggi) e Magnus intraprende nuove strade.

Lo Sconosciuto, La Compagnia della Forca e Necron

Nel 1975 inizia a lavorare come autore completo alla serie avventurosa de Lo sconosciuto, personaggio a cui rimarrà legato e che proseguirà negli anni Ottanta e in minima parte anche nei Novanta, alzando di volta in volta l'asticella della cura grafica.
Il protagonista è un ex mercenario di mezza età, a metà tra l'agente segreto e la guardia del corpo. È l'occasione per Magnus di esplorare la politica e l'attualità italiana e internazionale, con disavventure in paesi “caldi” come l'Africa, il Medio Oriente, i Caraibi e l'America Latina.

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Negli anni Settanta, insieme all'amico inchiostratore Giovanni Romanini, Magnus si cimenta in una nuova serie. È La compagnia della forca, spassosa saga fantasy umoristica a sfondo medioevale in cui il disegnatore torna ad un tratto grottesco.
In seguito Magnus alleggerisce il segno arrivando a una sintesi quasi da “linea chiara” franco belga, che adopera anzitutto per Necron, serie grottesca per adulti realizzata su testi di Ilaria Volpe. Inizialmente molto criticata, Necron fu poi rivalutata in seguito allo sdoganamento dell'erotismo “patinato”.

Magnus e l'Oriente

La passione per la cultura orientale, che aveva già fatto capolino nell'opera di Magnus con la saga avventuroso-fantascientifica de I Briganti, diventa uno dei chiodi fissi dell'autore a partire dagli anni Ottanta.

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Con tratto sempre più curato, per non dire maniacale, Magnus firma prima “Milady nel 3000”, epopea fantascientifica a metà tra Flash Gordon e cronaca di corte di nobili cinesi, poi il fortunato “Le centodieci pillole”, cronaca della spirale di sesso e morte in cui si trova imprigionato il ricco farmacista Hsi-Men Ching e infine “Le Femmine Incantate”, sette brevi storie sul tema della femminilità.

Il “Texone”

Nel 1989, Raviola inizia quello che molti considerano il suo testamento artistico e il suo lavoro più impegnativo: i disegni per un albo speciale di grande formato di Tex Willer della Sergio Bonelli, intitolato “La valle del terrore”.
Ritiratosi a Castel del Rio, vi lavora per sette anni, sostanzialmente sino alla sua morte, inframmezzando la produzione con alcune storie brevi, tra cui quelle del Lunario, ambientate nell'alta valle del Santerno in cui viveva, e il dramma storico “Le Avventure di Giuseppe Pignata”, illustrate con stile pittorico dall'amico e allievo Sergio Tisselli.

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Magnus e Bonvi

Magnus fu molto legato a un altro autore di fumetti emiliano, il modenese Bonvi. Oltre a collaborare con l'amico comune Guccini, che fornì alcuni spunti per Lo Sconosciuto, Raviola contribuì a un racconto degli Incubi di provincia di Bonvi, ritraendosi nelle consuete fattezze di Bob Rock.

Negli anni Novanta Bonvi visitò l'amico a Castel del Rio e poi visse per un periodo nello stesso albergo. Fu proprio recandosi a vendere alcune tavole originali nel tentativo di aiutare economicamente Magnus, malato di cancro, che Bonvi morì investito da un'automobile, pochi mesi prima dell'amico.

Magnus e Bologna

A Bologna il ricordo di Magnus è forte. Dopo una retrospettiva nell'aprile del 2007, durante lo scorso festival BilBOlBul è stata la volta di Magnus e l’altrove. Favole, oriente, leggende una bella esposizione di tavole originali, tra cui numerose illustrazioni realizzate prima dell'esordio come fumettista.

Ma il ricordo è tenuto vivo anche dal Magnus Day, manifestazione che si tiene a Castel del Rio (BO), sull'appennino Tosco-emiliano, dove Magnus ha vissuto e lavorato a lungo. Da oltre una decina d'anni il Magnus Day celebra il genio di Roberto Raviola e del fumetto d'autore italiano, grazie a ospiti di prestigio quali Silver, Vittorio Giardino, Claudio Nizzi, Massimo Bonfatti e Giuseppe Palumbo nonché amici e collaboratori come Giovanni Romanini e Sergio Tisselli.

Dicono di lui

Daniele Brolli, scrittore, saggista, fumettista ed editore, nell'introduzione a un volume di Magnus per Einaudi: “[Ne] il gruppo Tnt Magnus sviluppa fino in fondo la sua tendenza al grottesco facendo convivere nella stessa articolazione narrativa personaggi al limite del cartoonistico con altri di taglio realistico, dando credibilità a situazioni intenzionalmente incongrue attraverso il rigore del segno e la maturità di un bianco e nero in cui niente è fuori posto.”

Giovanni Romanini, disegnatore di fumetti e collaboratore di Magnus, nell'introduzione all'edizione Rizzoli Lizard di “Tex – La valle del terrore”: “Sapeva essere colto e sofisticato senza mai cadere nello snobismo. Poteva citare poeti arabi, cinesi, indiani o fantasticare su intere storie a partire da una sutra del Corano come se fosse la cosa più naturale del mondo, perché per lui lo era, ed era questa la sua marcia in più: aveva avuto la pazienza di aspettare che nel suo segno si sedimentasse una cultura che intanto maturava dentro lui.”

Silver, creatore di Lupo Alberto, allievo e collaboratore di Bonvi, al Magnus Day 2015: “Era un autore che io stimavo moltissimo, e che stimo ovviamente ancora moltissimo. È stato veramente un discrimine tra il fumetto dozzinale, nel senso dispregiativo, in cui c’era scarso interesse proprio per la documentazione, e un tipo di fumetto in cui se la pistola era la P38, accidenti quella disegnata [da Magnus] era proprio una P38 in tutti quanti i suoi piccoli dettagli. È stato un caro amico e un maestro, e un grande esempio di professionalità.”

Claudio Nizzi, sceneggiatore storico di Tex, al Magnus Day 2013: “Quando mi fu chiesto di scrivere un Texone per Magnus, né Sergio Bonelli, né io credevamo che Magnus lo avrebbe mai portato a termine. Cominciammo a veder arrivare i primi disegni e non ce lo aspettavamo di ricevere dei disegni così. Noi pensavamo: Fa un fumetto popolare, disegna in maniera popolare… Eh no, lui l'aveva preso sul serio!”

Si ringrazia Serena Di Virgilio per la collaborazione nella realizzazione dell'articolo.

 
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