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‘Jessica Jones: Alias’: il fumetto che ha ispirato la serie Netflix

Toni realistici per una storia atipica nel mondo dei supereroi Marvel

'Jessica Jones: Alias' di Bendis e Gaydos

Serena Di Virgilio

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In occasione dell'arrivo del telefilm Jessica Jones su Netflix, Panini Comics sta riproponendo l'edizione italiana del fumetto Marvel da cui è tratta.

“Jessica Jones: Alias” degli statunitensi Brian Michael Bendis e Michael Gaydos, è la storia di un'investigatrice privata: la sua personalità e il suo passato sono raccontati attraverso la quotidianità del suo lavoro e delle sue frequentazioni.
Caratterizzata da una maggior verosimiglianza rispetto ai classici titoli Marvel, la serie inaugurò la collana MAX destinata ad un pubblico adulto, in cui l'editore americano permetteva parolacce, sesso e violenza più espliciti che nelle sue serie regolari.

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In questo primo volume, tra investigazioni su infedeltà coniugali e ricerche di persone scomparse, la protagonista viene incastrata in un tentativo di sabotaggio ai danni di un supereroe molto noto, e le sue indagini la condurrano dritta in mezzo ad un intrigo politico di alto livello.
Al lettore viene offerta l'immagine di una Jessica Jones sveglia ma insicura, con un passato di supereroina di second'ordine e un presente con poche soddisfazioni professionali e personali.

Seppur ambientato nello stesso universo di Capitan America, “Jessica Jones: Alias” è un fumetto atipico per il suo genere, e questo è evidente già dall'aspetto grafico, lontano dalle iperboli superomistiche. 
Bendis e Gaydos concedono poco spazio allo scontro fisico, lavorando invece sulla costruzione dei personaggi. L'azione è poca, funzionale e per niente gloriosa. I dialoghi, verbosi e verosimili come nelle altre opere di Bendis, dominano le pagine e, insieme a eloquenti silenzi, guidano il lettore a mettere insieme i pezzi del ritratto della protagonista.

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Il disegno di Gaydos, caratterizzato da un tratto angoloso, grezzo e spesso, è realistico nelle espressioni e nelle anatomie e i colori sono piuttosto piatti, spesso spenti. Il riutilizzo sistematico dei disegni e i layout, di frequente sviluppati su coppie di pagine, pongono ulteriore enfasi sugli scambi tra i personaggi o sul monologo interiore. Grandi immagini, magari divise per sottolineare il passare del tempo mentre Jessica pensa, si contrappongono alle successione di primi piani che accompagnano i serrati botta e risposta.

L'impianto di base del fumetto poggia sulla storia e sul folklore del cosmo Marvel, ma Jessica non ha nulla di eroico ed è perlopiù testimone e protagonista suo malgrado. Il suo disincanto la accomuna più al lettore che alle creature straordinarie con cui, per forza di cose, ha a che fare.

Per quanto si sforzi di essere una buona investigatrice, Jessica rimane vittima di complotti e circostanze assurde. Costantemente attaccata e messa in discussione, la ragazza cerca sempre di reagire, ma che riesca a districarsi dalle brutte situazioni più per sua forza fisica di mutante e con l'aiuto dei suoi super conoscenti, non fa altro che sottolineare la sua impotenza. Da dove venga questa fragilità e come Jessica la affronti, è l'oggetto dei successivi tre volumi di questa acclamata serie.

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“Jessica Jones: Alias. 1” di Bendis e Gaydos è un volume cartonato di 208 pagine a colori. È pubblicato da Panini Comics che lo propone a 19 Euro.

Si ringrazia Nicola D'Agostino per la collaborazione nella realizzazione dell'articolo.

 
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