Cultura

Finazzer Flory apre la valigia del Futurismo

Il regista e attore torna in tournée con "Serata futurista". E porta Filippo Tommaso Marinetti anche al cinema

Finazzer Flory

Maddalena Bonaccorso

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Audacia e coraggio, ribellione e velocità. In una sola parola, Futurismo: stella polare del regista e drammaturgo Massimiliano Finazzer Flory, che torna alla ribalta della scena culturale internazionale con “Marinetti a New York”, film per il grande schermo girato tra Brooklyn e Manhattan che rende omaggio al poeta Filippo Tommaso Marinetti, padre della prima avanguardia italiana.

“Ma oltre che ricordare il “fondatore” del Futurismo” spiega Finazzer “il mio film vuole anche essere un tributo a Umberto Boccioni, il cui centenario della morte ricorre proprio quest’anno: da questo punto di vista la scelta di girare a Manhattan è altamente simbolica, ed è un omaggio alla “Città verticale” del grande pittore e scultore”.

E se New York si è dimostrata location ideale per la rappresentazione plastica degli imperativi di "movimento e ascesa", Milano è, per Finazzer Flory, il luogo perfetto per la “prima” nazionale del suo film: il 28 gennaio al cinema Arcobaleno. “Milano è cambiata molto, sotto tutti i punti di vista, completando in parte la metamorfosi iniziata diversi anni fa” spiega ancora il regista “e anche architettonicamente il suo tentativo di svilupparsi verso l’alto l’ha resa oggi l’unica metropoli italiana davvero europea e davvero futurista: volevo fortemente che “Marinetti a New York” venisse presentato proprio qui, nella mia città d’adozione”.

Gran Serata Futurista in tournée

Ma il nuovo anno, per Finazzer Flory, non inizia soltanto con il lungometraggio. Torna infatti anche la tournée di "Gran serata futurista" spettacolo in bilico tra prosa, musica e danza al quale il regista è molto legato e che porterà in scena in tutta Italia, in luoghi “alternativi” al teatro: dal Museo Italgas di Torino fino al MART di Rovereto. 

Accostamenti arditi, per uno spettacolo che trova nell’eterogeneità la propria ragion d’essere, e che Finazzer Flory ha immaginato come un ponte tra le diversità, “una rappresentazione che cerca storie e suggestioni in luoghi non scontati. Uno spettacolo eccitante ed energetico, che spinge al movimento ed a una sana, allegra ribellione”.

Allegra ribellione che è un po’ la chiave dell’intera esistenza di questo istrionico regista e drammaturgo che non ha paura di confrontarsi con i grandi, né teme di essere anacronistico nel proporre ancora il movimento futurista sia in teatro che al cinema:”Perchè dovrei temerlo? Il Futurismo è sempre attuale, perché i passatisti, purtroppo, sono sempre tra noi. In questa Italia vecchia e gerontocratica l’imitazione del passato è ancora protagonista”.

Difficile dargli torto.

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