Winslow Homer, Moonlight, 1874, particolare
Cultura

Filosofia e felicità: 5 libri da regalare a Natale

Gioia e tristezza, malinconia e speranza. Di questo soprattutto si vive, come diceva il Faust, del Nulla in cui spero di trovare il Tutto

'L'inchiostro della malinconia', di Jean Starobinski

È lo stato d'animo più sfuggente e quello a cui è impossibile sfuggire. È imparentato con la malattia ma anche con la creatività, l'arte, la poesia. Vertigine contemplativa e abisso della psiche. Ha cambiato nel tempo mille definizioni: malinconia. Libro bellissimo dedicato alla condizione umana archetipale - a come è stata curata, interpretata, vissuta, narrata fino al xx secolo - costituisce la summa della ricerca di Jean Starobinski, uno degli ultimi pensatori totali della nostra epoca (letterato, critico letterario, filosofo, storico delle idee, medico e psichiatra). Quella "varietà di lutto" che Eraclito chiamò tristitia, Johannes Hofer nostalgia, Baudelaire spleen e oggi viene riassunta e medicalizzata sotto il grande ombrello della depressione, ha una causa ancora sconosciuta ma un ventaglio infinito di interpretazioni. Starobinski le analizza con sguardo da entomologo su uno spartito d'artista, facendo ricorso alle parole dei grandi malinconici della storia, coi loro personaggi immortali: da Kierkegaard a Montaigne, da Kafka a a Cervantes, da Van Gogh a De Chirico. Indimenticabili la lezione su Baudelaire e i versi dell'Irreparabile, sintesi magistrale della malinconia: "Il mio cuore, / che l'estasi mai visita, è un teatro / ove si aspetta sempre, sempre invano, / l'Essere chiaro che di velo ha le ali".

Jean Starobinski
L'inchiostro della malinconia
Einaudi
563 pp., 36 euro

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'Lasciarsi', di Franco La Cecla

La nostra società non "ha orecchie" per la fine degli amori. Eppure gli amori non solo finiscono tutti i giorni, al ritmo di come sono cominciati, ma la gente ha una gran voglia di parlarne, nei corridoi e nelle sale d'aspetto, sui sedili dei taxi e sulle pagine Facebook. Maestro dell'antropologia del quotidiano, studioso delle società del mondo, La Cecla smaschera uno dei rimossi d'Occidente: perché nella nostra società i rituali dell'abbandono sono de-ritualizzati, cioè affidati a una zona grigia di catastrofe e spesso accompagnati da gesti crudeli? Perché la fenomenologia del lasciarsi si accompagna a un'ombra moralistica e a una deriva trascendente cui non è immune nemmeno la psicanalisi? La mostruosità di questa esperienza "normale" sta nella sua odierna modalità surrogata: lasciarsi su What's App o con una mail significa parzializzare la propria natura, dichiarare in pubblico la propria resa a meccanismi di difesa primitivi. Con l'ausilio di storie paradigmatiche, l'autore affronta questo dolore sociale diffuso senza ipocrisie e senza giudizio, ma con la comprensione. Punto di partenza per un'etica laica condivisa che, recentemente, anche il Dalai Lama ha auspicato per superare i conflitti del mondo, a cominciare dal quotidiano.

Franco La Cecla
Lasciarsi
elèuthera
167 pp., 15 euro

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'Istruzioni per rendersi felici', di Armando Massarenti

Platone è meglio del Maalox. Ovvero, per una filosofia morale intesa come esercizio dello spirito, come cura di sé o semplice consolazione nella vita di tutti i giorni, lontana sia dall'algido distacco del sapere accademico sia dalle banalizzazioni da salotto, l'autore propone una personale rilettura dei classici del pensiero greco-latino. Idee, insegnamenti pratici, stili di vita per superare, come diceva Socrate, la mutevolezza delle cose umane, traendo al cospetto della coscienza razionale le convinzioni dettate dall'abitudine. Brevi, accattivanti lezioni piene di spunti per il buon vivere, che forse felicità è dir troppo, suffragate dalle recenti scoperte delle neuroscienze e della psicologia contemporanea.

Armando Massarenti
Istruzioni per rendersi felici
Guanda
170 pp., 13 euro

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'La fragilità che è in noi', di Eugenio Borgna

Il grande umanista e psichiatra, fra i pionieri che misero coraggiosamente in discussione i fondamenti somatogenetici della malattia mentale inserendo la psichiatria nel contesto delle scienze umane, allarga lo sguardo sugli aspetti luminosi e oscuri di uno stato d'animo che fa parte della vita. La fragilità del silenzio e quella delle parole, le emozioni fragili, la fragilità dell'anima e del corpo, della malattia e della follia, la fragilità dell'artista e della donna, dell'adolescente dell'anziano e del mistico. La fragilità della gioia e di un sorriso, la rilkiana fragilità della "neve che a Natale sull'oscuro villaggio discende... come raggio di luna su un libro caro". Non è la debolezza l'essenza della fragilità - come vorrebbe lo stereotipo mondano dominante - bensì la delicatezza di un'ortensia che si apre e si chiude. Un libro così fragile che vien voglia di metterlo in una teca, invece è da tenere sul comodino per i difficili momenti in cui la coscienza della nostra fragilità rende difficile sopportare il freddo della vita, per esempio relazioni interpersonali che non siano gentili o semplicemente umane. E a volte sono la maggior parte.

Eugenio Borgna
La fragilità che è in noi
Einaudi
105 pp., 10 euro

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'Generazioni. Età della vita, età delle cose', di Remo Bodei

I giovani, diceva Aristotele, vivono la maggior parte del tempo nella speranza poiché essa è relativa all'avvenire. I vecchi al contrario, sentendosi al tramonto, amano la vita poiché il loro desiderio riguarda un bene che ormai non c'è più, "e si desidera soprattutto ciò di cui si è privi". Qual è, si chiede Bodei, la saldatura fra queste età della vita, nel tempo odierno di gioventù dilazionate e vecchiaie tentate dal mito della seconda giovinezza? Quali sono le esperienze fondative che trasformano una semplice coorte di individui in una generazione? Due eventi chiave della nostra epoca - la crisi del welfare state e la disgregazione dell'istituto familiare - già responsabili della rottura dei legami economico-sociali, hanno travolto la fiducia nel futuro tradizionalmente trasmessa da una generazione all'altra, rinforzando uno stanco individualismo. Ma proprio i periodi di crisi come questo, conclude il filosofo, sono formidabili occasioni di rinnovamento e rinnovato slancio verso il futuro. Per tornare a dire, con Hölderlin, "amo la stirpe dei secoli venturi", occorre però un nuovo patto intergenerazionale fondato sull'orgoglio di restituire - disinteressatamente - più di quanto si è ricevuto.

Remo Bodei
Generazioni
Laterza
98 pp., 14 euro

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