Cultura

Aumenta (poco) la spesa in cultura degli italiani

Qualche segnale confortante dal rapporto Federculture anche se calano gli investimenti e una parte del paese ignora completamente i consumi culturali

Milano, Santa Maria delle Grazie

Redazione

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Gli italiani hanno ripreso a spendere per la cultura.

Senza esagerare ovviamente, visto che buona parte dei concittadini - più o meno un quinto - non va mai a teatro, al cinema o a un concerto.

Il rapporto annuale di Federculture - giunto all'undicesima edizione - fotografa un paese che però si muove anche su questo terreno.

I dati in sintesi
La spesa per la cultura nel 2014 è stata di 66,1 miliardi di euro, ovvero circa 1,4 miliardi in più rispetto al 2013 con un +2,1% di crescita che quindi cancella il -5% dell'anno prima e il nerissimo -10% del 2011.

Certo, come detto, resta ancora un fetta larghissima di italiani, il 19,3%, che in un anno non è mai andata a teatro, né ha visto film, ascoltato concerti.

Una percentuale in aumento (+3,9%) che al Sud tocca picchi anche del 30%, e in alcuni, settori, come il teatro o i concerti classici, dell'80-90%.

Crescono coloro che visitano musei e mostre (+7,7%), siti archeologici e monumenti (+5,8%) e teatro (+2,2%).

Al contrario, però, diminuisce ancora la quota di italiani che leggono almeno un libro l'anno: solo 4 su 10 con un calo del -4%.

Investimenti in calo
Gli investimenti pubblici in cultura rappresentano ancora solo lo 0,13% del Pil e lo 0,19% del bilancio di Stato, più un calo verticale delle erogazioni liberali e dei fondi bancari (-19% e -12%).

Addirittura, dal 2008 ad oggi, gli investimenti dei privati sono diminuiti di 389 milioni di euro, vale a dire il 45% in meno.

"La crescita della spesa per la cultura delle famiglie italiane - commenta Roberto Grossi, presidente di Federculture - è un dato incoraggiante, ma non è sufficiente. Bisogna agire sull'astensione della cultura, altrimenti rischiamo di essere un Paese pieno di beni culturali, di monumenti e teatri che però sono cattedrali nel deserto assaltate dai turisti giapponesi, sudamericani e tedeschi, ma del tutto assenti dalla vita quotidiana dei cittadini".

Geografie
Andando per territori, a spendere di più in cultura è il Nord-Est (125 euro a famiglia contro i 57,5 del Sud e i 38,7 delle isole).

Il Trentino Alto Adige è in testa alla classifica con 165 euro mensili, quasi 1.900 l'anno.

La Sicilia è il fanalino di coda con appena 35,7 euro (450 l'anno, pari al 40% media nazionale).

Cultura, un fatto occasionale
Quanto alla fruizione, sembra che per gli italiani sia un fatto puramente occasionale. Tanto che leggendo l'altra faccia della medaglia, i dati dicono che il 70% dei cittadini non va mai in un museo o a visitare una mostra, l'88% non assiste a concerti di musica classica, il 78% non mette piede a teatro.

E se Puglia, Basilicata e Calabria sono assenteisti al 30%, Val d'Aosta Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia si attestano tra il 6 e il 10%.

Portare la cultura verso i cittadini
"Bisogna riportare la cultura verso i cittadini", incalza Grossi lanciando le proposte di Federculture, dalla creazione di una piattaforma di crowfunding internazionale all'introduzione di standard di qualità. E poi "affidare ai giovani le imprese culturali minori con una legge ad hoc e aumentare le responsabilità degli amministratori", creare sistemi integrati e reti, puntare su comunicazione e promozione (1,7 milioni i like su Facebook e 2,2 i follower su Twitter per il Moma, quando Pompei e Colosseo non sono nemmeno presenti).

Valorizziamo il grande museo diffuso
"Soprattutto - dice Grossi - il nodo vero è lo scarso investimento nella produzione". "Dobbiamo valorizzare il grande museo diffuso italiano - risponde il ministro Franceschini elencando le ultime norme in vigore -. Molto è stato fatto e molto c'è ancora da fare.

Abbiamo la straordinaria possibilità di adempiere al dovere costituzionale di tutelare il nostro patrimonio, facendolo contemporaneamente diventare un veicolo di crescita economica per il paese".

(ANSA)

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