Ernesto Ferrero, 10 lezioni napoleoniche per uomini al comando
Ernesto Ferrero, 10 lezioni napoleoniche per uomini al comando
Cultura

Ernesto Ferrero, 10 lezioni napoleoniche per uomini al comando

Sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l’arte di gestire le sconfitte

Torna in libreria un piccolo classico della saggistica storica, le Lezioni napoleoniche di Ernesto Ferrero (Mondadori), in una nuova edizione ampliata. Si tratta di un libricino agile, poco più di un centinaio di pagine, in cui Napoleone non viene presentato solo come condottiero e uomo di stato, ma soprattutto come manager. Prima che un generale, infatti, Bonaparte è stato uno straordinario organizzatore, un grande conoscitore di uomini e un abilissimo comunicatore. Tutte doti necessarie oggi più che mai a chiunque calchi il ponte di comando della politica e dell’economia nella tempesta che stiamo attraversando.

Ma era qualcos’altro che faceva di Napoleone un uomo nuovo,  del tutto slegato dalle dinamiche dell’Ancien Régime. Anzitutto la convinzione che uno stato funzionante dovesse basarsi sul merito anziché sul diritto ereditario. In secondo luogo decideva sempre con l’orologio alla mano, fu il primo comandante in capo a comprendere che da una gestione oculata del tempo poteva dipendere il proprio successo in battaglia così come negli affari di stato. A questo scopo viaggiava su carrozze speciali attrezzate per permettere ai suoi occupanti di lavorare anche durante gli spostamenti. Fu il primo manager, insomma, a servirsi del BlackBerry.  

Ecco dunque dieci lezioni che ogni uomo al comando dovrebbe imparare dal più grande condottiero di tutti i tempi:

1 «Si governano più facilmente gli uomini facendo leva sui loro vizi che sulle loro virtù».

2 «Ci sono favole per tutte le età […] Vinco le mie battaglie con i sogni che i miei soldati fanno quando dormono».

3 «Dicono che sono fortunato solo perché so fare il mio mestiere. È tipico degli uomini deboli accusare gli uomini forti d’essere fortunati».

4 «Il difficile non è scegliere gli uomini, ma dare a quelli che si sono scelti tutto il valore che possono avere».

5 «Un buon politico è quello che riesce a calcolare in una infinitesima frazione di tempo i vantaggi che può ricavare dai suoi stessi errori».

6 «“Perché” e “come” sono domande talmente utili che non ce le poniamo mai abbastanza spesso»

7 «Guardo agli scienziati e agli intellettuali come a delle coquettes: va bene vederle, parlare con loro, ma non prenderle in moglie o farne dei ministri». E ancora «Se esistesse una monarchia di granito, basterebbero le utopie degli economisti per ridurla in polvere».

8 Quanto alla valutazione dei suoi collaboratori, «non v’è alcuno dei miei generali di cui io non sappia quanta acqua contiene» si vantava.

9 «Meditare a lungo, decidere in fretta» ma soprattutto ricordarsi che «Dare ordini è il meno, importa assicurarsi che vengano eseguiti».

10 «Il budget è la mia legge. Bisogna obbedirgli, perché le finanze, in ogni settore dell’amministrazione, sono la prima delle mie preoccupazioni».

@giuliopasserini 

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