L'Epifania di don Angelo Casati: 'Il sorriso di Dio'
L'Epifania di don Angelo Casati: 'Il sorriso di Dio'
Cultura

L'Epifania di don Angelo Casati: 'Il sorriso di Dio'

Mitezza e umiltà: parole in esilio riportate alla luce da un poeta con la tunica, in viaggio sulle tracce della bellezza e della libertà dell'uomo

Un piccolo uomo spia nella notte l'intenerirsi del cielo. Prendo questa bella immagine dal verso di una poesia senza nome. Una fra le tante, improvvise fessure "impazzite di luce" che illuminano Il sorriso di Dio dalle pagine di diario di don Angelo Casati, pubblicato dal Saggiatore poco prima di Natale. Sacerdote, poeta, scrittore milanese (o più semplicemente "curato di città", come si è autodefinito), don Angelo interpreta da più di mezzo secolo una radicale teologia del cuore fondata sulla scoperta dell'altro, sull'accoglienza e sul dialogo interculturale.

Pastore d'anime di purissimo candore intellettuale, erede della forza morale di David Maria Turoldo e don Milani (suoi maestri), don Angelo è una persona minuta, di quelle che non fanno rumore. Capace però di scudisciare con parole d'acciaio le rigidità della chiesa contemporanea con i suoi modelli culturali ed ecclesiastici spietati verso i deboli e i riluttanti, e insieme di comporre versi e parabole di vita pervase da una delicata innocenza. Capace di citare Simone Weil e Alda Merini accanto alle Sacre Scritture, di recarsi in pellegrinaggio - con il medesimo incanto - tra le rovine di Aleppo e sui filobus della circonvallazione milanese, di scrivere lettere (corrisposte) a prostitute e carcerati.

Mi colpisce la forza della mitezza, la rivoluzione promessa dal suo volto accogliente. Vado a dire una parola che è sovversione dei pessimismi diffusi, racconta don Angelo. Scende in strada, affascinato da quel Gesù dei Vangeli che si accorgeva della stanchezza della gente. Affascinato dai segni per le strade di tutti, "anche dove una cattiva tradizione religiosa nutre un sospetto". Affascinato dal volto dell'altro nei sotterranei delle stazioni, da tutte le occasioni che si presentano per deporre il tirannico io accentratore. Il mio io che cancella l'altro, come diceva il filosofo Emmanuél Levinas. E come una scritta su una maglietta che fece divertire un giorno don Gino Rigoldi: "Dio esiste. Non sei tu. Rilassati".

L'Epifania di Angelo Casati è un susseguirsi di tante piccole epifanie. Incontri che preparano all'incontro. Storie che raccontano storie. Arrivavano da Oriente, comincia don Angelo, e la storia dei magi diventa improvvisamente nuova, vera, ammaliante. "Immaginate la reazione da parte dei custodi degli assetti tradizionali: ci mancavano, avranno pensato, proprio i sognatori! quelli che vedono le stelle!" L'Epifania è una questione di occhi. Occhi capaci di vedere stelle lontane, o forse soltanto intuirne il bagliore, la traccia nascosta e segreta. L'intuizione delle origini che prima o poi riappare anche quando ti sembra di brancolare nel buio.

Benedetta è la differenza, benedetta la molteplicità. Attratto dal mistero dell'esistenza radicato nell'uomo al di là dalle confessioni religiose, Angelo Casati pone a fondamento della sua visione il dialogo fra credenti cristiani e non cristiani, cattolici e laici. Per evitare il pericolo di cercare Dio nei luoghi sbagliati, guardiamoci dalla parola unica: sarà quella, don Angelo non ha dubbi, di chi detiene il potere con arroganza. E nella risposta alla lettera di una ragazza che si è avvicinata alla spiritualità orientale, arriva a chiedersi: "avremo il coraggio e la libertà interiore di riconoscere che lo Spirito di verità che per i cristiani è Cristo stesso può esprimersi sotto altri nomi?"

L'ultima parte del libro è dedicata alle paure che ci abitano. Come la paura della vita fa parte della vita, così ne fanno parte la paura di Dio e dell'altro, dell'inedito e della morte, della fragilità e della libertà, dell'insicurezza e addirittura della mitezza. La paura di amare e di pensare. Don Angelo affronta il più umano dei sentimenti come un fratello con cui condividere la provvisorietà che ci ottunde e ci affatica. E ponendo alcune domande scomode: la gestione della vita è forse nelle tue mani? L'ansia non proviene forse dal bisogno di controllo? La paura dal dominio sull'altro, dall'idolatria del tempo?

Mi nasce dentro la nostalgia, la voglia di un profeta, conclude don Angelo con tenacia da ricercatore anche a ottant'anni suonati. Per i suoi fedeli, ma anche per molti timidi dubitanti che ne sbirceranno i versi dalle pagine di questo libro, la sua voce pacata e vibrante somiglia a quella di un "alieno nella stagione dell'urlo". Profeta della mitezza e dell'umana compassione, socio di sconfinamenti, cantore della libertà e del sogno, dell'incantamento per le cose di ogni giorno e le piste di sabbia nel deserto:

Come barca in rada
vele afflosciate
annuso il vento
E urlo, a compagni a riva,
soci di sconfinamenti,
il sogno dell'azzardo


don Angelo Casati
Il sorriso di Dio
il Saggiatore
412 pp., 18 euro

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