Cultura

Addio a Eimuntas Nekrosius, il genio visionario del teatro europeo

Ha rivoluzionato il pensiero teatrale degli ultimi 30 anni restituendo alla scena la forza della materia

Eimuntas Nekrosius

Barbara Massaro

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Eimuntas Nekrosius era uno a cui piaceva raccontare storie. Per farlo aveva scelto lo strumento a lui più congeniale: il teatro.

Chi era Eimuntas Nekrosius

Non c'è modo più semplice, ma corretto per descrivere quello che il regista lituano scomparso all'età di 65 anni a causa di un infarto, è stato per l'ultimo quarto di secolo di storia della cultura teatrale europea.

L'urgenza comunicativa del teatro di Nekrosius era materica. Assistere a un suo spettacolo: un'esperienza sinestetica.

"Un genio, un visionario, un regista tanto trasgressivo quanto esigente" scrivono oggi di lui ed è tutto vero, ma Nekrosius è stato prima di tutto l'uomo che ha restituito il teatro agli attori.

Dopo i voli pindarici post avanguardistici e le dissacranti dissoluzioni dei codici comunicativi tanto in voga negli anni '80 è arrivato da Vilnius questo omone dagli occhi di ghiaccio che all'intera scena teatrale europea ha detto: "Il teatro è il corpo dell'attore, la penna del poeta e la materia della natura".

Il teatro della materia

Per dimostrarlo ha preso i due mostri sacri della drammaturgia, Cechov e Shakespeare, e li ha restituiti alla scena in una maniera talmente semplice e diretta da risultare spiazzante. 

Non lavorava, infatti, per simboli, ma per metonimie. I suoi spettacoli non avevano bisogno di essere interpretati, perché passavano direttamente dai pori della pelle alle viscere più profonde per merito di quegli straordinari ragazzi della compagnia da lui fondata nel 1998, Meno Fortas. Shakespeare scriveva che il "Teatro è fatto della materia di cui sono fatti i sogni"; per Nekrosius, invece, la missione era quella di restituire i sogni alla materia di cui sono fatti gli uomini.

Chiunque abbia avuto modo di assistere alla sua trilogia antologica sul Bardo sa bene di cosa si sta parlando: acqua, fuoco, terra e aria sono gli elementi protagonisti delle sue trasposizioni di Amleto, Macbeth e Otello.

Gli attori -giovani e quasi tutti non professionisti -si muovono in scena per vettori e sviluppano contrasti e soluzioni di conflitti confrontandosi con l'inevitabile cambiamento della materia: il ghiaccio dell'Amleto (interpretato da colui che ai tempi era una rockstar dilettante conosciuta in un locale di Vilnius) che si scioglie e si trasforma in acqua che purifica e uccide (povera Ofelia); ma anche il legno della nave di Otello e il fuoco delle streghe di Macbeth. Tutto sul palco avviene perché è nell'ordine delle cose e il teatro di Nekrosius aveva proprio questa caratteristica: era inevitabile.

Gli spettacoli più celebri

Quando nel 1984 Nekrosius ha portato per la prima volta fuori dalla Lituania il suo spettacolo Pirosmani, Pirosmani pubblico e critica hanno avuto subito la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa del tutto nuovo e scardinante e quel'idea è stata confermata in seguito con successi in tutto il mondo.

Shakesperare sì, ma anche tanto Cechov. Indimenticabile la sua lettura de I Gabbiani, ma anche di Zio Vanja e le Tre sorelle che, presentato a Taormina ormai 30 anni fa, ha folgorato l'intero teatro con lunghi minuti di applausi.

In Italia ha ricevuto 4 premi Ubu e ha lavorato moltissimo sia per la produzione di prosa sia di lirica. E' stato, tra l'altro, direttore del Ciclo dei Classici all'Olimpico di Vicenza nel  2012 e 2013. Tra le produzioni più recenti l giardino dei ciliegi (2003), Cantico dei cantici (2004), Faust di Goethe (2006), Anna Karenina (2008), Idiotas (2009) e la Divina Commedia (2012).

Negli ultimi anni aveva preso la passione per l'insegnamento perché, diceva: "Ho troppe idee e poco tempo" e stava lavorando al Napoli Teatro Festival dove lo scorso giugno aveva condotto il secondo anno di un progetto laboratoriale triennale sul Riccardo II di Shakespeare.

Per il Festival di Napoli stava mettendo a punto l'Edipo a Colono che avrebbe presentato la prossima primavera e chissà quanto altro aveva in cantiere e avrebbe potuto dare questo meraviglioso regista che amava guardare la prima dei suoi spettacoli con la schiena rivolta al palco e il viso al pubblico sostenendo che se i suoi attori lavoravano bene avrebbe dovuto sentire la loro chimica anche senza vederli, godendosi invece l'espressione di stupore del suo pubblico, la vera cartina al tornasole della bravura di un regista e dell'efficacia di una messinscena.

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