Don Milani: arriva la biografia a fumetti

Non ha mai smesso di ispirare chi crede in una scuola migliore. Ora la vita del priore di Barbiana diventa un graphic novel

– Credits: Becco Giallo

Eugenio Spagnuolo

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Le biografie non mancano. E c'è anche una fiction tv. Ma chissà, forse a Don Lorenzo Milani raccontare la sua vita a fumetti sarebbe piaciuto persino di più. Lacuna colmata da Don Milani, bestie, uomini e Dio , di Riccardo Pagliani e Gabriele Ba, a cura di Carlo Ridolfi, appena pubblicato da Becco Giallo . Un romanzo (bio)grafico dal tratto leggero e realistico che racconta come il giovane rampollo di famiglia borghese decise di farsi prima prete e poi missionario dell'alfabetizzazione sui monti del Mugello, a Barbiana, ricacciato dalle gerarchie cattoliche dell'epoca (siamo a metà degli anni 50).


In 128 pagine c'è tutta la vita di Don Milani. E la sintesi non è solo a beneficio di chi non sa chi fosse il priore di Barbiana e di quanto abbia fatto per rendere moderna e accessibile la scuola in Italia (e dunque l'Italia), dal suo avamposto di montagna, dove insegnava l'inglese e l'arabo ai figli dei contadini analfabeti e leggeva con loro il giornale in classe. Il fumetto si immerge nella produzione editoriale di Don Lorenzo, ancora oggi preziosa e scandalosa. Da Esperienze pastorali, dove scrive "Bisogna recuperare tutte le ricchezze che per secoli sono partite dalla terra verso i salotti cittadini, bisogna buttarle ai piedi dei contadini e supplicarli di perdonarci", e per questo verrà censurato dal Santo Uffizio, a L'obbedienza non è più una virtù, invettiva verso i cappellani militari schierati contro l'obiezione di coscienza e a favore della guerra. Fino alla celebre Lettera a una professoressa, dove denuncia l’arretratezza e le disuguaglianze presenti nella scuola che scoraggia i più deboli e spinge avanti i più forti, quasi fosse ispirata da un principio classista e non di solidarietà. Il libro uscirà nel 1967, anno della sua morte, culminando nel 68 di cui Don Milani diventerà un'icona.


Dal graphic novel emerge il ritratto di quello che Carlo Ridolfi nell'introduzione definisce "un traditore fecondo: della religione materna (l’ebraismo…); della classe borghese di origine, sposando in pieno la causa dei poveri; della sua cultura classica e persino aristocratica, scegliendo di privilegiare per la sua missione gli incolti e i cacciati da scuola".


L'idea di raccontare la sua vita a fumetti ha senso soprattutto se ricordiamo che Don Milani era amico di Oreste del Buono, l'intellettuale e fondatore della rivista Linus, scomparso nel 2003 che ha fatto conoscere agli italiani il grande fumetto americano. Egli stesso amava la pittura che studiò a Brera e realizzò anche disegni e dipinti all'inizio degli anni 40, prima di prendere i voti e di appendere il pennello al chiodo.

L'arte e l'illustrazione gli erano familiari al punto che si mise a insegnarle anche ai ragazzi della sua Barbiana. "Così abbiamo capito cos’è un’opera d’arte" - scrisse in "lettera ad una professoressa. "E’ voler male a qualcuno o a qualcosa. Ripensarci sopra a lungo. Farsi aiutare dagli amici in un paziente lavoro di squadra. Pian piano viene fuori quello che di vero c’è sotto l’odio. Nasce l’opera d’arte: una mano tesa al nemico perché cambi".

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