Da Lincoln ai giorni nostri

Da un compito di una giovane studentessa per un concorso, riflessioni sugli eterni ideali del liberalismo moderato

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La statua di Abramo Lincoln al Lincoln Memorial, Washington DC – Credits: JOYCE NALTCHAYAN/AFP/Getty Images

Nazzareno Carusi

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Il 6 dicembre la giovanissima Alessia Torrelli ha vinto il premio che da sei anni la città di Celano e la sua Associazione degli Anziani dedicano alla memoria di mio padre. Studentessa del IV Ginnasio, occhi profondi come il pensiero che ha rivolto a Lincoln, mi ha commosso con un volo sull’anima del mondo. Ha dedicato il suo tema di concorso a un excerptum da un celebre passo del presidente americano assassinato per il suo credo di libertà: "Non si può rafforzare il debole, indebolendo il più forte. Non si può aiutare chi è piccolo, abbattendo chi è grande. Non si può aiutare il povero, distruggendo il ricco. Non si può promuovere la fratellanza umana, predicando l'odio di classe. Non si può aiutare continuamente la gente, facendo in sua vece quello che potrebbe e dovrebbe fare da sola".

Lucido affresco d’onore al merito, nel senso più alto e perentorio insieme. Alessia l’ha commentato con semplice grandezza. Ha chiarito a perfezione, per esempio, come proprio al merito non sia affatto necessaria la mera ricchezza di denaro. E così m’ha ricordato David Rockefeller alla Süddeutsche Zeitung, in un’intervista di una decina d’anni fa ripresa dalla Stampa. Il magnate americano, all’epoca 93enne e ultimo nipote ancora in vita del fondatore della dinastia John Davison Rockefeller (uno degli uomini più ricchi d’ogni tempo), raccontava di quando da ragazzo riceveva la paghetta dai genitori e il 10% doveva donarlo per scopi benefici, un altro 10% investirlo.

Aggiungendo d’aver fatto lui lo stesso coi suoi figli, perché "senza comportamento responsabile, una società della libera imprenditoria sarebbe difficilmente accettabile"; e chiosando inaspettatamente, ma con evidente consapevolezza pur nella distanza dalle sue generali convinzioni, che "c’è qualcosa di assolutamente attraente nell’idea del socialismo".

È vero, profondamente vero, perché il desiderio per tutti di uguali posizioni di partenza e uguali possibilità di aspirazioni è ineludibile in ognuno che segua ideali alati. E il riconoscimento del merito, che oggi chiamiamo forse impropriamente meritocrazia, può essere addirittura un grande strumento d’uguaglianza sociale dal momento che quasi sempre, partendo insieme e poi però eccellendo in un’arte o in un mestiere o in una qualsiasi delle attività umane, il più bravo tende spontaneamente la mano al compagno che, partito con lui, non avesse da sé la forza di arrivare. E lo aiuta.

E trova bello e consolante l’aiutarlo. Tendere la mano è l’essenza più grande dell’essere grandi. Ciò di cui la storia si nutre per andare avanti. Sogno? Forse. Ma pensiamo agli eterni ideali del liberalismo moderato, del socialismo democratico, del popolarismo cattolico. Ciascuno con la propria identità e i suoi limiti, perché non siamo dèi, eppure ciascuno vòlto alla dignità dell’uomo. È meraviglioso come Alessia guardi il mondo. Per capirlo e per volerne il bene.

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