Concita De Gregorio, Non chiedermi quando. Romanzo per Dacia
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Concita De Gregorio, Non chiedermi quando. Romanzo per Dacia
Cultura

Concita De Gregorio, Non chiedermi quando. Romanzo per Dacia

De Gregorio racconta la vita, le amicizie e gli affetti di Dacia Maraini in un libro che è l'affresco di un'epoca

“Concita ha inventato una forma nuova”, riflette Dacia Maraini all’incontro che si è tenuto a Milano nell’ambito di Bookcity per parlare del testo che le ha dedicato la giornalista Concita De Gregorio: Non chiedermi quando. Romanzo per Dacia (Rizzoli 2016). In effetti, il libro di De Gregorio non ha davvero la forma di un romanzo, ma neppure quella della biografia o del saggio. Non chiedermi quando è una prosa fluida, profondamente musicale, con cui De Gregorio si accosta con pudore alla vita e ai ricordi della scrittrice, cercando una via comunicativa poliforme che rispetti la complessità delle esperienze di Dacia Maraini.

Il tempo, ma quale?
La narrazione è modulata da De Gregorio secondo l’andamento di due differenti temporalità: c’è il tempo fermo, dell’attimo che non passa ma permane, del ricordo che si ripete sempre uguale nelle parole di chi racconta, e c’è il tempo che scorre degli eventi che si incatenano a formare la lunga cronaca di una vita.

Maraini stessa ha un rapporto ambivalente con la materia temporale: se i singoli momenti tornano alla mente della scrittrice come istantanee perfette, definite e luminose, la loro ubicazione nel tempo sfugge al ricordo, trasportando i volti amici che l’hanno accompagnata negli anni romani in un eterno presente.
Quello che ci riporta De Gregorio è allora il ritratto di una donna che non si limita a vivere l’esperienza, ma la osserva e si osserva, trasformandosi da protagonista a testimone della propria stessa vita.

Il passato come memoria
Concita De Gregorio non racconta solo la storia di un’autrice, anzi, la carriera di Maraini non viene quasi toccata, mentre tanta importanza ha la storia intima della persona e dei suoi affetti. Personaggi come Alberto Moravia, Elsa Morante, Pier Paolo Pasolini, Maria Callas, si affacciano nelle pagine ora insieme, ora da soli: interpreti del ‘900, ma soprattutto compagni di vita.
Tra le mani ci troviamo allora la storia di Dacia, e quella di Alberto, Elsa, Pier Paolo e Maria, più vivi che mai in quel tempo fermo del ricordo, con le loro sofferenze, le loro abitudini, le loro passioni.

In una società che, come fa notare De Gregorio durante l’incontro, ha sempre più paura dello scorrere del tempo e che di conseguenza relega i morti a un ruolo di nemico, finendo col contrapporli a un’illusoria percezione di eterna giovinezza, forse abbiamo ancora più bisogno di nutrire i ricordi. I nostri morti altro non sono che la nostra memoria e nelle pagine di Non chiedermi quando gli affetti di Dacia Maraini vengono fatti rivivere, reali testimoni di qualcosa che è stato, che ha segnato il tempo. E di nuovo abbiamo due temporalità: un momento che scorre e un momento che resta.

Vita e scrittura
Dacia Maraini, ha attraversato il ventesimo secolo silenziosa e lieve, frequentando i salotti borghesi e le case popolari, facendosi testimone della condizione femminile, nelle carceri ma anche in casa, parlando di furti e di aborti, cercando storie di una bellezza etica, senza scadere mai in moralismi.
Trovare una voce capace di raccontare la sua vita non è sicuramente compito facile, per questo Non chiedermi quando non risulta solo l’omaggio a una donna e a una scrittrice, ma anche l’omaggio alla pratica della scrittura. Quella di Concita De Gregorio, infatti, è una scrittura impegnata e responsabile, che si modula sulla figura di Dacia Maraini rispettandone grazia, profondità, e pudore.

Concita De Gregorio
Non chiedermi quando. Romanzo per Dacia
Rizzoli, 2016
155 pp., 15 euro

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