Edoardo Frittoli

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PREMESSA

Ci vogliono una ventina di minuti di strada per giungere da Pogno, sopra al Lago d'Orta, a Grignasco, imbocco della Valsesia nel novarese.

In linea d'aria i loro due campanili distano solo una decina di chilometri. A questi piccoli comuni piemontesi sono legate due figure di rilievo della storia italiana della Seconda Guerra Mondiale. Le loro storie, pur diversissime, sono unite da alcuni aspetti comuni. Storie che in tutti e due i casi parlano di emigrazione, di successi, di coraggio, sofferenza e di successo finale. I due soggetti sono Charles Poletti, governatore militare dell'AMGOT tra il 1943 e il 1945 e Mario Vinzio detto "Pesgu", comandante della 82a brigata garibaldina "G.Osella".

Impegnati entrambi nella lotta contro il nazifascismo, allo stesso tempo sono accumunati dalla netta distanza dalla dottrina comunista che dominava allora la Resistenza. Per tutti e due il continente americano occuperà un ruolo di grande importanza nel bilancio delle loro vite. E per finire, tutti e due sono stati panettieri.


«Italiani, date retta: lasciate perdere Hitler e Mussolini»

Da un appello agli italiani alla radio "The Voice of America" di Charles Poletti (1942)


CHARLES A. POLETTI (1903-2002)

Da Pogno, suo padre Dino si era trovato proiettato a Ellis Island. Scappava dalla povertà e sapeva fare solo il piccapietre, quello che farà una volta stabilitosi a Barre, nel Vermont.

Il piccolo Aldo Charles nasce poco dopo, nel 1903. Negli Stati Uniti il giovane Poletti riesce a studiare e dopo la high school vorrebbe aprire un negozio di fornaio e per un periodo lavora in una "bakery" italiana. Ma il suo preside capisce le grandi potenzialità intellettuali di Charles e lo stimola a frequentare l'università, che il giovane italo-americano frequenta pagandosi gli studi con umili lavori. Si laurea in legge nientemeno che ad Harvard, poi parte per l'Italia e frequenta corsi alle università di Bologna e Roma. Al ritorno negli Stati Uniti si avvicina al Partito Democratico, dove è attivo alla fine degli anni '20 per le campagne elettorali nello stato di New York. Poco più tardi diventa consigliere del Governatore Herbert H. Lehman, grande sostenitore di Roosevelt e del New Deal. 

Poletti è il suo vice per tre mandati, oltre ad aver lavorato alla Corte di Giustizia dello Stato di New York. Diventa Governatore dello Stato di New York nel 1942, per un mese, prima di essere chiamato al seguito dell'esercito americano nell' "Operation Husky", lo sbarco alleato in Sicilia del luglio 1943. Poletti è nominato, con il grado di colonnello, governatore dei territori occupati dall'AMGOT (Allied Military Government of Occupied Territories). Con gli Americani risale la penisola, si occupa di amministrazione economica e di organizzazione degli aiuti alla popolazione civile dei territori liberati. A Palermo lo accusano di aver sostituito i podestà fascisti della Sicilia con mafiosi allontanati dal Regime. Ma con lui arriva il pane bianco, la cioccolata, il profumo della libertà. Tra "sciuscià" e "Amlire" Poletti passa da Napoli a Roma. Infine in Lombardia. Entra a Milano quando i cadaveri di Mussolini e dei gerarchi sono appesi in piazzale Loreto. E' nominato governatore AMGOT della regione e poco dopo si dirige nel novarese, la sua patria, dove incontra le autorità civili ed ecclesiastiche. E anche i garibaldini della Valsesia, con a capo Cino Moscatelli. In quei giorni la vita di Poletti si incrocia con quella del prossimo personaggio, nato a Grignasco. A una manciata di chilometri da Pogno.



"Pesgu, sun cugnasùti…" (Pesgu, ti ho riconosciuto…)

Frase pronunciata dall'ufficiale della Milizia Contraerea che costrinse Vinzio ad unirsi alla Resistenza.

Da: C.Bermani :"Pagine di Guerriglia. L'esperienza dei garibaldini della Valsesia". 1971. (riediz. 2000)


MARIO VINZIO DETTO "IL PESGU" (1914-?)

Mario il fornaio grignaschese non ci pensava proprio alla guerra partigiana, quando un giorno fu pizzicato a far la borsa nera nel suo paese. Siamo già nel 1943, dopo l'8 settembre. Al paese ci sono i repubblichini e i Tedeschi. Quando il capo della Milizia contraerea lo scopre nella sua attività illecita, il Pesgu in fuga gli spara con la sua calibro 6,35. Non lo colpisce, ma Mario ormai si sente braccato. Deve darsi alla macchia e raggiungere i primi nuclei di partigiani della bassa Valsesia in via di costituzione. Non sa nulla di politica, non conosce le figure dei "commissari politici" del PCI. Ma ha un gran coraggio ed ha già combattuto in Jugoslavia e Albania. Più che ad un capo politico-militare assomiglia a un "Braccio di Ferro" nostrano. E'burbero, balbuziente, irascibile. Ma dai suoi occhi incavi e vispi si intuisce un lampo di altruismo tra una raffica di mitra ed un'imboscata alle colonne nemiche. Se è il primo ad usare il suo mitra Sten partecipando direttamente alle azioni dei suoi, è anche pronto a dividere con loro i beni a disposizione della Brigata. Dal suo fisico alto e muscoloso, incute timore reverenziale. Alla neonata  82a Brigata partigiana "Osella" manca un capo. Il Pesgu è la figura ideale, conosce perfettamente il territorio, sa maneggiare le armi. Ma di politica continuerà a non volerne sapere, facendo a volte infuriare i capi politicizzati come Vincenzo "Cino" Moscatelli e Eraldo Gastone, ai vertici della Repubblica Partigiana della Valsesia nell'estate del 1944. Tutti i commissari politici che il Comando CVL cerca di affiancargli scappano a gambe levate. Solo verso la fine del conflitto lui, che bestemmiava come un turco, accetterà il ruolo di un prete partigiano, Don Sisto Bighiani, parroco di Macugnaga. Le azioni del "Pesgu" in bassa Valsesia sono una spina nel fianco dei tedeschi e della feroce Divisione GNR "Tagliamento", inviata in Valsesia per reprimere la Repubblica libera. Quando nell'autunno del 1944 la Resistenza sembra piegata e gli aiuti alleati non arrivano quasi più, il Pesgu disobbedisce all'ordine del Comando di ripiegare sulle alture. Testardo com'è, Vinzio vuole combattere con il suo paese, Grignasco, sempre in vista. La sua tattica di guerriglia, seppur dettata dall'istinto, è perfetta. Passa tra le maglie dei rastrellamenti con azioni mordi e fuggi micidiali per le colonne nazifasciste. Ormai è un mito, i tedeschi lo temono e cercano di evitare la sua zona. Quando nei primi mesi del 1945 riprende l'attività delle bande partigiane, il Pesgu si trova già quasi in pianura. E'tra i primi a colpire le colonne tedesche in ritirata sulla Milano-Torino, prende e scambia ostaggi con i tedeschi. A lui si arrende l'ultima colonna della GNR, la "Morsero". 

Dopo la guerra, Vinzio si era trovato con qualche soldo in tasca. Moscatelli gli aveva affidato il compito di occuparsi degli approvvigionamenti alimentari della sua zona. Poi l'armonia con Grignasco si era rotta bruscamente, quando alcuni fogli locali e voci di paese cominciarono ad accusarlo di guadagni illeciti e di episodi dubbi scaturiti durante la guerra dal suo "mitra facile". Prende una decisione: emigrare in America: in Bolivia, nello specifico. Trova un annuncio in cui si cercano camionisti. Con la moglie e la figlia piccola si imbarca in un'avventura che si trasforma presto in un incubo. L'annuncio era una truffa, nessun lavoro lo attendeva. Coi pochi risparmi rimasti arriva a Buenos Aires, dove ci sono tanti italiani. E qui tra un lavoro e l'altro sistema le cose. Acquista prima una fattoria dove coltiva ortaggi e frutta. Poi ha un'intuizione. I pizzaioli italiani che conosce a Buenos Aires lamentano la scarsa qualità del pomodoro inscatolato in Argentina. Pesgu il vecchio garibaldino decide di fare l'importatore di pomodoro in scatola e gli affari volano. I due figli studiano ormai all'università. Torna a Grignasco una sola volta, nel 1971, giusto per abbracciare l'anziana sorella e per vedere i vecchi amici. Poi ritorna nel continente americano non senza prima aver visitato la casa di cura per anziani che aveva fatto costruire coi suoi guadagni e con il lavoro forzato dei suoi ex nemici nell'immediato dopoguerra. Nel 1999 era ancora a Buenos Aires, in una bella casa a fare il pensionato con i suoi nipoti.

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