I giorni felici dell'arte contemporanea

Nella villa che fu di Giovanni Testori, l’appuntamento con i nuovi talenti della creatività è una formula di successo

L’ingresso di Casa tesori, a Novate Milanese (Milano), con la scritta al neon “Culture non stop”, installazione dell’artista Marjia Šević.

Antonio Carnevale

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Alle pareti c’erano decine di capolavori, da El Greco a Gustave Courbet, ma c’erano pure i cosiddetti «minori», che grazie agli effetti di un acuto studio critico sarebbero stati rivalutati come «grandi maestri». Era la villa di Giovanni Testori, a Novate Milanese, in provincia di Milano, dove il critico d’arte ha vissuto quasi tutti i giorni della sua vita, e dove raccoglieva le opere non soltanto per collezionismo. «Il tempo che passo a leggere è inferiore a quello che passo a guardare un quadro» diceva. Il suo metodo richiedeva un corpo a corpo con gli oggetti del suo studio. «La mia biblioteca è appesa ai muri». Ebbene, su quei muri, dove tanta vita era passata, nuova vita ritorna oggi grazie all’associazione Casa Testori, che ha l’obiettivo di valorizzare la dimora, consacrando nei suoi spazi i nuovi talenti artistici.

Fin dalle prime mostre, dopo le celebrazioni per il decennale della morte di Testori nel 2003, l’associazione ha puntato su esordi di spessore, come quelli della rassegna Giorni felici , tornata quest’anno per la quinta edizione con un ottimo riscontro di critica e pubblico: segno della vitalità di un successo, di una formula che sa rinnovarsi a buona distanza dalle mode artistiche del momento.

Sono 23 gli artisti intervenuti nei 23 diversi ambienti (fino al 31 luglio, con il sostegno di Sisal). Thomas Ruff, Piero Pizzi Cannella, Chiara Briganti: i nomi di fama non mancano, ma il vero filo rosso, appunto, è quello che lega i giovani, a partire dalla 27enne Marta Cereda (sue le scelte di quest’anno), prototipo di una curatrice che costruisce relazioni con gli artisti, ne segue il percorso da vicino, partecipa alla messa a fuoco dei progetti.

C’è quello di Elisabetta Falanga, tanto per fare un esempio, 29enne autrice di un’installazione sul tema della malattia, un’opera di grande suggestione che era nata sotto la guida del fondatore di Studio Azzurro Paolo Rosa. Ma tanti sono gli artisti sotto i 30 anni. Fra questi: Amedeo Abello, 28 anni, con il suo Photomaton presenta uno dei lavori più sofisticati in rassegna, una serie d’immagini scattate dalle cabine che stampano le foto tessera nella metropolitana di Parigi, ma dove l’intrusione di uno specchio dirotta lo sguardo dell’obiettivo all’esterno: su momenti ordinari, protagonisti inconsapevoli, dettagli minimi. Ne sortiscono piccole opere, sospese fra l’eredità di Franco Vaccari e le più recenti riflessioni di altri artisti sull’errore e l’inconscio tecnologico.

Le migliori scoperte si fanno guardando agli episodi minori: questo ci dicono molte altre opere in mostra. Un messaggio che nell’epoca di tanto conformismo artistico italiano suona come una netta controtendenza: testoriana e felice.

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