Edoardo Frittoli

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Gli ospedali, sia civili che militari, sono stati colpiti numerose volte durante tutti i conflitti dell'ultimo secolo. A partire dalla Grande Guerra, quando inizia a diffondersi la pratica del bombardamento aereo. Si tratta di ospedali da campo oppure di grandi strutture preesistenti in grandi centri urbani colpiti dal cielo. 

Nessuna delle parti belligeranti negli ultimi 100 anni è rimasta esente da episodi che abbiano coinvolto le strutture sanitarie, il personale medico e infermieristico e naturalmente i pazienti ricoverati. 

Un picco naturale del numero di ospedali colpiti si registra naturalmente tra il 1940 e il 1945, quando la guerra si combattè nei cieli con la pratica massiccia del bombardamento a tappeto. Proprio per la natura dell'attacco, diretto oltre che alle strutture industriali anche al territorio urbano, moltissimi furono gli ospedali colpiti da bombe dirompenti o devastati dalla furia incendiaria degli spezzonamenti dal cielo. Dapprima, tra il 1940 e il 1941 furono gli ospedali del Regno Unito a subire i danni più gravi per le massicce incursioni dei bombardieri della Luftwaffe. Quindi toccò all'Italia, le cui città furono massicciamente bombardate tra la fine del 1942 fino alla fine della guerra, con un picco nell'estate del 1943. Anche le grandi città del Reich videro le strutture ospedaliere militari e civili rase al suolo nei bombardamenti più violenti di tutta la seconda guerra mondiale (Dresda e Berlino). 

Anche nei conflitti che seguirono, sono numerosi i casi di strutture sanitarie colpite sia dal nemico che da fuoco amico, per errori di lettura delle mappe, inaccuratezza del tiro o "normale" margine di errore durante le incursioni noto in termini militari come "danno collaterale". Ricorrono esempi nelle guerre di Corea, Vietnam, Afghanistan, Ex-Jugoslavia fino ai più recenti conflitti in Cecenia e Ucraina per arrivare all'ultimo gravissimo episodio dell'ospedale di Medecin Sans Frontières di Kunduz in Afghanistan, avvenuto durante le prime ore del 3 luglio 2015. 

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