Cultura

"Bevi, vivrai molti anni"

Milano, l'enigmatico messaggio di un antico calice unico al mondo

Coppa Trivulzio

Filippo Brandolini

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Bibe Vivas Multis Annis

Bibe Vivas Multis Annis: recita così la scritta beneaugurante in latino intagliata sul bordo di una coppa romana in vetro di IV sec. d.C. . Nota come "Coppa Trivulzio", si tratta di una rarissima diatreta, produzioni pregiate in vetro intagliato di cui si conoscono pochissimi esemplari. L'unica completamente integra è proprio quella custodita al Museo Archeologico di Milano

 

La vita secolare della coppa

Datata tra il 350 e il 400 d.C., questo pregiato calice romano fu ritrovato nel 1675 in provincia di Novara e da allora porta il nome del suo primo proprietario: l'abate Carlo Trivulzio. Venne acquistata dal Comune di Milano nel 1935 e da allora è uno dei tesori esposti nel Museo Civico del capoluogo lombardo. 

Le diatrete: supremazia tecnologia Germana

Le diatrete sono un prodotto di lusso dell'artigianato del vetro dell'Impero Romano. Gli studiosi hanno individuato il luogo di produzione nell'area renana tra le odierne città tedesche di Trier e Koln, rispettivamente capitali delle antiche province romane di Gallia Belgica e Germania Inferiore. Si trattava di aree specializzate nella realizzazione di manufatti in vetro che dal I secolo d.C., con l'introduzione della soffiatura a stampo, raggiunse volumi di produzione anancronisticamente definibili "industriali". Il passaggio dal II al III secolo rappresentò una svolta significativa nella produzione vetraria romana. Si assiste infatti a una progressiva ascesa delle officine provinciali a discapito delle produzioni della penisola italiana.

Nove sorelle sparse per il mondo, la più bella è quella milanese

Il calice di Milano è l'unico pervenuto a noi interamente integro. Le altre otto coppe diatrete sparse per il mondo sono: la Piesport-Niederemmel (Rheinisches Landesmuseum di Trier, Germania); la diatreta di Colonia (Germania), la Coppa Cagnola (Museo Civico di Varese); la coppa di Monaco di Baviera (Munich Staatliche Antikensammlungen, Germania); la coppa Licurgo (British Museum di Londra, UK); il "Netzbecher" di Daruvar (Viennaal Kunsthistorisches Museum, Vienna, Austria); la diatreta del Corning Museum of Glass nello stato di New York (USA); la Constable-Maxwell Cup (collezione privata, Qatar); la coppa Komini II (Heritage Museum of Plijevlja, Montenegro). Ne esisteva una decima, la coppa Hohen-Sülzen di Mainz, purtroppo andata perduta nel 1945.

Il segreto mai svelato dei maestri artigiani romani

Come venissero prodotte queste coppe resta un mistero. Secondo il professor Fritz Fremersdorf questi calici venivano realizzati colando più strati colorati di vetro in uno stampo. Successivamente, con un fine lavoro a intaglio, si otteneva la decorazione a rilievo. Chi ha sperimentato questa tecnica al giorno d'oggi, però, ha sì ottenuto diatrete perfette, ma impiegando diversi giorni e solamente con l'utilizzo di strumenti sofisticatissimi non disponibili in epoca romana. Rosemarie Lierke, invece, sostiene che si tratti di vasi a doppia parete: una colata di vetro veniva rivestita di gesso in cui si incideva la decorazione finale. Una seconda colata di vetro si fondeva con la prima negli spazi liberi lasciati dal gesso che con il calore si decomponeva senza lasciare traccia.

Un enigma senza tempo

Purtroppo non esistono dati certi sulla tecnica realizzativa delle diatrete. Un enigma della tecnologia antica che ancora oggi l'archeologia non è riuscito a risolvere. 

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