Edoardo Frittoli

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L'occupazione: allora delle fabbriche e delle strade di Barcellona, oggi delle scuole che hanno ospitato i seggi del referendum sull'indipendenza della Catalogna.

Lo sciopero generale: proclamato oggi in Catalogna dopo il mancato riconoscimento degli esiti referendari così come 108 anni fa la Barcellona dei lavoratori incrociò le braccia contro le pressioni di Madrid.

PIU' DI UN SECOLO FA, GLI STESSI AVVERSARI

Oggi come allora intervenne la Guardia Civil, simbolo del potere centrale, mentre la maggior parte dei soldati catalani mobilitati per reprimere la rivolta, si rifiutarono di sparare. Come hanno fatto i Mossos d'Esquadra pochi giorni fa in occasione dei disordini fuori dai seggi elettorali della capitale catalana.

Quanto è accaduto in occasione del voto del 2 ottobre 2017 a Barcellona, riporta inevitabilmente alla memoria dei moti scoppiati nell'estate del 1909.

PORTO DI BARCELLONA, 10 LUGLIO 1909

L'occasione dello scontro di oltre un secolo fa tra Barcellona e Madrid fu generata dal richiamo dei riservisti catalani dell'Esercito dopo le continue rivolte nei possedimenti spagnoli in Marocco che saranno la causa delle successive guerre del "Rif".

Il sistema di reclutamento spagnolo era allora profondamente ingiusto e classista. Era possibile infatti farsi esentare dal richiamo pagando l'ingente somma di 6.000 Real, cifra affrontabile solamente da una piccolissima élite della popolazione. In questo modo i contingenti di riservisti catalani erano stati prelevati per la maggior parte dalla classe lavoratrice. La Catalogna degli inizi del XX secolo era già la regione più industrializzata della penisola iberica, e come conseguenza dello sviluppo urbanistico ed economico si era venuto a creare un forte movimento operaio e sindacale con forti connotazioni anarchiche e socialiste.

Guarda le immagini storiche della "Semana Tràgica" nella mostra virtuale dell'Archivio Nazionale di Catalogna a questo LINK

Fu proprio la forza delle organizzazioni dei lavoratori a creare la base della protesta contro l'autorità di Madrid rappresentata dal primo ministro Antonio Maura. I giovani catalani stavano per essere imbarcati per una guerra che non sentivano e che non volevano: proprio al porto scoppiarono i primi tumulti di fronte alle autorità, al clero ed alle pie donne che distribuivano le immagini dei Santi ai soldati in partenza. Partirono fischi e insulti alla polizia, ai preti, agli ufficiali presenti. Molte delle immaginette sacre finirono in acqua. La Catalogna operaia ed anarchica e la Spagna della tradizione ultracattolica e conservatrice si erano trovate faccia a faccia al porto di Barcellona.

GLI OPERAI IN PIAZZA

E'il 18 luglio 1909 quando la Federazione Socialista di Catalogna votò per lo sciopero generale, fissato per il successivo 26 luglio. Già dalle prime ore del mattino, i capi dei sindacati presidiarono le fabbriche più importanti di Barcellona, bloccando gli ingressi e le strade della città. Da Madrid arriva l'ordine di reprimere duramente lo sciopero per mano dei militari presenti in città e della Guardia Civil. Il governatore della Generalitat de Catalunya, il conservatore Angel Ossorio, si negò nell'ora più difficile anche perché legato da una stretta amicizia con la famiglia del Primo Ministro Maura.

L'incapacità di gestire la crisi, lo porterà a rassegnare le dimissioni poche ore dopo. Senza un governo, la città cadde in mano agli scioperanti, che alzarono le prime barricate nel tardo pomeriggio del primo giorno di disordini.

L'ORRORE

I vertici dello sciopero, non adeguatamente organizzati nella gestione strategica della rivolta, lasciarono che gli scioperanti si abbandonassero a violenze contro le infrastrutture pubbliche (distruzione di ponti, centrali elettriche, gas e illuminazione pubblica per rendere la vità più difficile ai rinforzie dell'Esercito). Invece di concentrarsi su obiettivi strategici, le frange anarchiche degli scioperanti attaccarono chiese e conventi, simbolo del grande potere ecclesiastico della Spagna dei primi del '900. Indelebili rimarranno le violazioni delle sepolture di preti e monache, i cui corpi in decomposizione furono esumati ed in seguito esposti pubblicamente e oltraggiati.

Il bilancio finale di una settimana di guerriglia urbana parla di oltre 100 morti e quasi 300 feriti. La conseguente repressione attuata dal ministro dell'Interno La Cierva sarà altrettanto ferrea. I detenuti, quasi 2.000, saranno condannati al carcere duro. 5 le condanne a morte, tra cui spicca quella del leader anarchico Francisco Ferrer Guardia. Fondatore della scuola politica "Escuela Moderna" di Barcellona, sarà ritenuto l'ispiratore della Semana Tràgica e fucilato il 13 agosto 1909.

L'OMBRA DELLA LUNGA REPRESSIONE

Le conseguenze dei giorni di rivolta nelle strade di Barcellona saranno profonde per le sorti del nazionalismo catalano.

L'estrema violenza nei confronti della Chiesa fece sì che, oltre all'anarco-sindacalismo, dei fatti fosse ritenuto responsabile in toto l'indipendentismo catalano, benchè ufficialmente riconosciuto nelle istituzioni e rappresentato dalla LLiga a maggioranza liberal-conservatrice.

Per non parlare dell'immagine che da allora ebbero dei Catalani i vertici dell'Esercito Spagnolo, nel quale già stava facendo carriera un giovane tenente che in pochi anni avrebbe messo la parola fine ad ogni forma di libertà amministrativa, culturale e identitaria a Barcellona e in Catalogna: si trattava di Francisco Franco Y Bahamonde, che provava un profondo disprezzo per coloro che riteneva una massa di traditori anarco-comunisti nemici giurati della'Iglesia spagnola alla quale il futuro Caudillo, religiosissimo, era profondamente legato.

Dopo la vittoria del 1939 il "generalisimo" si sarebbe ricordato dei giorni di Barcellona di quell'estate di trent'anni prima.

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