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Romeo e Giulietta, alla Scala il capolavoro della coreografia drammatica

In scena dal 10 al 23 ottobre il balletto che celebra grandi pas de deux e intensità interpretativa nella coreografia di McMillan

Romeo e Giulietta: la scena del balcone

Antonella Bersani

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L’ascolto del Romeo&Juliet di Prokofiev suscita di solito due reazioni: passione, emozione che tocca le corde più profonde, alti e bassi emotivi che incantano oppure – completamente all’opposto –  fastidio e oppressione per il senso del dramma e la ripetizione ossessiva di alcuni temi musicali. Non c’è via di mezzo nell’approccio alla spartitura. Come non c’è stata via di mezzo nell’amore di Romeo per Giulietta e di Romeo per lei.  Shakespeare ci ha lasciato parole meravigliose di amore puro. E Kenneth McMillan ha costruito sulla musica di Prokoviev uno dei balletti più coinvolgenti del secolo scorso e una delle colonne portanti del repertorio del Royal Bellet di Londra..

Il 10 ottobre, Romeo e Giulietta nella versione di McMillan torna alla Scala di Milano e ci resterà sino al 23. E’ uno spettacolo che manca dal Piermarini da 4 anni e che riporterà nel ruolo di Romeo due stelle scaligere di eccezione: Massimo Murru e Roberto Bolle. Tra le étoiles femminili ospiti: Alina Somova, principal dancer del teatro Mariinskij,  Marianela Nunez, stella del Royal Ballet di Londra e Natalia Osipova, ormai nota al pubblico scaligero e da non molto principal dencer dello stesso Royal Ballet.


La prima volta di Alina

Nessuno ha mai visto Alina Somova ballare Giulietta alla Scala (in coppia con Bolle il 10, 13 e 16 ottobre) e sarà interessante vedere la sua scuola russa, altamente performante tecnicamente e ginnica alle prese con un balletto che più di altri richiede grandi doti di interpretazione e introspezione psicologica. Allo stesso tempo però, è confortante vedere in cartellone, due nomi che hanno assorbito l’essenza del balletto di McMillan proprio nel tempio in cui fu creato: il Royal Ballet. Ricordiamo che Romeo e Giulietta fu eseguito la prima volta nel 1965 alla Royal Opera House di Londra e Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn lo resero immortale. E’ questo anche il balletto che ha reso famosa Alessandra Ferri, che debuttò a 19 anni proprio come Giulietta, personaggio capace di esaltare le sue grandi doti drammatiche (una statua a lei dedicata la ritrae proprio in questo ruolo).

Vedere Giulietta e Romeo è sempre un’esperienza emotiva molto forte. Per uno strano caso del destino, Prokoviev compose la musica nel 1935 su commissione del Mariinsky Ballet. Nelle note della spartitura c’è tutta la passione, il dramma, i chiaroscuri della letteratura russa, scritta però per esprimere un dramma shakespeariano che nessuno meglio di un inglese ha trasformato in coinvolgente coreografia. (Bellissima anche la versione di Cranko per il balletto di Stoccarda, ma meno appassionata forse perché i protagonisti qui hanno meno enfasi che non nella coreografia inglese) e guardando il cast viene da sorridere, chiedendosi se soltanto per puro caso l’alternarsi dei vari interpreti abbia riproposto proprio questo mix russo-britannico, strana miscela di musica, tecnica e caratteri. Riassunti tutti insieme ad esempio, nella Natalia Osipova di oggi (in scena l’11 e 14 ottobre con Claudio Coviello.

Spirito latino

Di Murru e Bolle è ben nota la carriera scaligera e internazionale (Murru spesso al fianco di Sylvie Guillem), mentre dell’argentina Marianela Nùnez invece, possiamo dire che ha portato lo spirito latino al Royal Ballet entrando prima nella scuola di perfezionamento, quindi nel 1998 nel corpo di ballo e venendo promossa quattro anni più tardi ballerina principale. Lei è la danzatrice che il Guardian ha descritto come una delle migliori Manon di tutti i tempi, e non si balla bene Manon senza possedere grandi qualità recitative.

A completare i cast ci sono poi gli ottimi primi ballerini del Teatro alla Scala: Marta Romagna e Gabriele Corrado nelle recite del 17 e 20 ottobre, Nicoletta Manni debutta nella pomeridiana “Invito alla Scala” del 14 ottobre e in replica la sera del 18, accanto a Marco Agostino. Quindi Vittoria Valerio e Angelo Greco, chiamati ad affrontare per la prima volta il ruolo. A dirigere l’orchestra è Zhang Xian, dal 2009 ospite della Scala per l’apertura di stagione dell’Orchestra Verdi di cui è direttore principale, alle prese con la sua prima collaborazione con il Corpo di Ballo.

 

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