Rita Fenini

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Nella ricorrenza del cinquantenario del ‘68, la GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino si propone di raccontare il rapporto tra politica e cultura attraverso una mostra dedicata al grande artista siciliano Renato Guttuso, con un'emblematica raccolta delle sue opere maggiori di soggetto politico e civile.

Quando

La mostra sarà visitabile dal 23 febbraio al 24 giugno 2018 nei seguenti giorni e orari:

da martedì a domenica: 10.00 - 18.00, lunedì chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima.

Dove

Ad ospitare l'esposizione gli spazi della GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea in Via Magenta, 31 a Torino

Perchè è interessante

Curata da Pier Giovanni Castagnoli, con la collaborazione degli Archivi Guttuso, l'esposizione alla Gam di Torino raccoglie e presenta circa 60 opere provenienti da importanti musei e collezioni pubbliche e private europee: tra queste, largo spazio è dato ad alcune delle più significative tele di soggetto politico e civile dipinte dall’artista tra la fine degli anni Trenta e la metà degli anni Settanta

Si parte da "Fucilazione in campagna" (1938), tela ispirata alla fucilazione di Federico Garcia Lorca e prima di una lunga e ininterrotta visitazione del tema delle lotte per la libertà, per giungere alla condanna della violenza nazista nei possenti disegni del "Gott mit uns" (1944) e, successivamente, alle raffigurazioni dell'epica popolare risuonanti in opere nuove per stile e sentimento, come la "Marsigliese contadina" (1947) o "Lotta di minatori francesi" (1948).

Il percorso espositivo, che si snoda come un grande, ininterrotto racconto, approda negli anni Sessanta con opere di partecipe testimonianza militante ("Vietnam", del 1965) o di affettuosa vicinanza agli avvenimenti del tempo (ne è un esempio "Giovani innamorati", del 1969, tela dedicata alle giornate del maggio parigino) e si chiude negli anni Settanta, con la splendida opera, densa di nostalgia, che raffigura i "Funerali di Togliatti" (1972), in cui si condensa la storia delle lotte e delle speranze di un popolo e le ragioni della militanza di un uomo e di un artista.

Accanto ai dipinti di ispirazione politica e sociale, e ad essi coevi, anche un repertorio variegato di opere di differente soggetto: ritratti e autoritratti, paesaggi, nature morte, nudi, vedute di interno, scene di conversazione.

Renato Guttuso, breve biografia

Nato a Bagheria il 26 dicembre 1911 (ma denunciato all'anagrafe a Palermo il 2 gennaio 1912), il talento di Renato Guttuso è precoce e a soli tredici anni inizia a datare e firmare i propri quadri.

Appena diciassettenne (1928) ha l'occasione di allestire la sua prima mostra a Palermo e i suoi primi quadri raffigurano compaesani e contadini siciliani: tra le sue opere celebri, da ricordare "Fuga dall'Etna" del 1937 e "Vuccirria", che celebra il popolare mercato di Palermo. La sua esecuzione, prettamente figurativa, affronta i temi del mondo contadino e rurale, temi sociali e soggetti dichiaratamente politici.

Trasferitosi a Roma alla fine degli anni '30, nella capitale stringe rapporti di amicizia e professionali con i pittori Birolli, Fontana e Persico.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Guttuso dipinge una serie di quadri dal titolo "Gott mit Uns" - "Dio è con noi" - motto che raffigura inciso sulle fibbie dei soldati nazisti. Il suo messaggio polemico affiora con prepotenza, ma la sua espressione ideologica raggiungerà l'apice con l'opera "I funerali di Togliatti", manifesto dell'antifascismo.

Nel dopoguerra segue stilisticamente il primo periodo di Pablo Picasso, il cosiddetto "periodo blu" e nel 1946 fonda il "Fronte Nuovo delle Arti", insieme a Birolli, Vedova, Morlotti e Turcato.

Alla fine degli anni '60 esegue dei quadri che riflettono la situazione europea e francese: trasferitosi a Parigi, ritrae i giovani nelle prime marce di protesta del leggendario "maggio francese".

Dal 1969 in poi si stabilisce a Roma, nella strada dei pittori, via Margutta: Marta Marzotto è la sua compagna. In questo periodo realizza una serie di quadri autobiografici, tra i quali spicca uno dei suoi migliori lavori, la "Strega Malinconica", datato 1982.

Guttuso muore nella Capitale il 18 gennaio 1987

Alla sua città natale, Bagheria, l'artista ha lasciato in eredità molte opere, ora raccolte nel museo di Villa Cattolica.

Fabio Carapezza Guttuso, figlio adottivo, dopo la morte del padre ha fondato gli "Archivi Guttuso".

L'arte e l'impegno politico

Nell’ottobre del 1967, cinquantesimo anniversario della rivoluzione d’ottobre, Renato Guttuso scriveva su Rinascita, rivista politico-culturale del Partito Comunista Italiano, un articolo intitolato Avanguardie e Rivoluzione, nel quale il pittore riconosceva alla rivoluzione il titolo inconfutabile di essere stata il fondamento di una nuova cultura, con la quale profondamente sentiva di identificarsi e che lo induceva a chiudere il suo scritto con l’esplicita professione di fede: “L’arte è umanesimo e il socialismo è umanesimo”.

A partire dagli anni della fronda antifascista e tanto più nel secondo dopoguerra, Guttuso è stato un artista che, come pochi altri in Italia, si è dedicato con dedizione e ferma convinzione a ricercare una saldatura tra impegno politico e sociale ed esperienza creativa, nella certezza che l’arte, nel suo caso la pittura, possa e debba svolgere una funzione civile e sia costitutivamente dotata di una valenza profondamente morale 

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