Maurizio Tortorella

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Rita Fenini

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Il 31 ottobre avrebbe compiuto 90 anni. Eppure, anche se è morto nel giugno 2016, Bud Spencer è più vivo che mai nel ricordo di tutti noi: è un personaggio familiare, simpatico, autentico. Del resto, il suo volto, così come la voce e la gestualità dell’attore, sono ormai senza tempo.
Carlo Pedersoli, che cambiò il nome in omaggio al suo attore più amato, Spencer Tracy, e alla birra preferita, la Budweiser, è ormai una vera icona internazionale cui l’Istituto Luce e il ministero della Cultura giustamente dedicano una grande mostra multimediale che sarà ospitata nel Palazzo reale di Napoli dal 13 settembre all’8 dicembre. Giovedì 12 settembre la mostra sarà inaugurata dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca, e dal figlio primogenito di Pedersoli, Giuseppe.

La mostra non sarà solo un modo di celebrare la carriera di uno dei più noti protagonisti del cinema italiano, ma diventerà l’occasione per raccontare il grande Bud Spencer in profondità, oltre che per fare un viaggio nel suo mondo grazie a impianti multimediali, proiezioni di spezzoni di film e documentari. Saranno esposti molti oggetti di scena, alcuni dei premi (italiani e internazionali) ricevuti da Pedersoli sia come artista sia come sportivo, e poi articoli dei giornali di tutto il mondo, ma anche poster, manifesti di film, bozzetti originali, foto pubbliche e private, gadget e molto altro.
Campione internazionale di nuoto e di pallanuoto, ottimo giocatore di rugby, ma anche imprenditore, pilota d’aereo e di elicottero, scrittore, compositore, cantante e persino inventore, Perdersoli entra nel cinema di soppiatto nel 1950, a 21 anni, recitando nel ruolo di un nuotatore impegnato nel salvataggio di una bagnante nel film “Quel fantasma di mio marito” di Camillo Mastrocinque. Poi nel 1951 fa la comparsa nel colossal “Quo Vadis?”. Le pellicole che ha interpretato sono almeno 55.

La mostra-evento racconterà anche l’ambiente in cui si è mosso Bud Spencer: dal suo straordinario partner Terence Hill, fino ai registi con i quali ha collaborato: Stefano Vanzina, Ermanno Olmi, Pasquale Festa Campanile, Giuliano Montaldo, Giuseppe Colizzi, Dario Argento... Oltre ai film western e alla serie con Terence Hill, Pedersoli ha al suo attivo anche pellicole di denuncia civile: “Gott mit uns” di Montaldo e “Torino nera” di Carlo Lizzani. Ed è stato anche attore drammatico in “Cantando dietro i paraventi” di Olmi.

Famoso per la sua stazza (Pedersoli adorava mangiare e spesso si vantava di non aver mai seguito una dieta, “nonostante sia arrivato a pesare fino a 156 chilogrammi”), intensamente napoletano (nel film “Piedone lo sbirro” gli viene chiesto: “Sei italiano?”, e lui risponde: “No, io sono napoletano”), Bud Spencer nel 1999 venne posto dalla rivista statunitense Time al primo posto nella classifica degli attori italiani più famosi del mondo. Manifestò poi amarezza per essere stato spesso ignorato dalla critica italiana. Questo non gli impedì però di ricevere il David di Donatello alla carriera nel 2010.
La mostra è curata da Umberto Croppi, è coprodotta dall’agenzia Equa e dalla Siae, Società italiana degli autori ed editori, e ha avuto la piena collaborazione della famiglia dell’attore: la moglie Maria Amato e i figli Giuseppe, Cristiana e Diamante Pedersoli, divenuta a sua volta attrice, con il nome d'arte di Diamy Spencer.

Per info: www.budspencerinmostra.it

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