New York, Grand Central Terminal compie 100 anni

Dal bunker M42 al binario segreto di Roosevelt, misteri e curiosità sulla stazione icona della Grande Mela, uno dei luoghi più cinematografici di sempre

Paola Camillo

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Grand Central Terminal è uno dei luoghi più cinematografici di New York , un'offerta continua di suggestioni. La più comune è quella di trovarsi catapultati in un film in bianco e nero, nei primi decenni del secolo scorso: la volta immensa dell’atrio centrale con le costellazioni che affondano nell’azzurro verde del cielo dipinto, le maestose scale e i pavimenti di marmo, vetri, dorature, luci, tabelloni, indicazioni - Dining Councorse, Main Councorse, Waiting Room - che si moltiplicano sulle pareti delle gallerie e nei corridoi, con elegante grafia intagliata nel marmo nero; cortesie per viaggiatori, soprattutto quelli di prima classe che potevano permettersi una cena all’Oyster Bar, il locale più antico della stazione, tuttora vivo e funzionante.

Soltanto gli homeless – tanti, allucinati e con l’aria di inquilini di lunga data - hanno il potere di distoglierti da questo dalla vertigine di questo viaggio nel tempo.


Per reimmergervisi basta buttare l’occhio verso l’orologio d’opale a quattro facce che campeggia massiccio al centro dell’atrio, che ha segnato tutti i minuti della vita della stazione e non a caso è stato scelto come simbolo per il centenario dell’edificio che si celebrerà tra pochi giorni a New York.  

Grand Central non è semplicemente una stazione ma è il "terminal", il luogo dove finiscono tutti i treni, una delle icone di New York, al pari del Brooklyn Bridge e dell’Empire State Building.

La stazione aprì il 2 febbraio del 1913, dopo anni di lavori sotto l’egida dei Vanderbilt, famiglia dell’alta borghesia americana, e dell’ingegnere William Wilgus che fece la sua fortuna elettrificando la linea ferroviaria.


"Meadtwon" allora non esisteva, la vita pulsava tutta a sud, a Wall Street, ma la costruzione di Grand Central iniziò a spostare il baricentro della città verso quella 42esima strada che funzionò da polo d’attrazione per gli edifici più prestigiosi di New York, dall’Empire al Chrysler e all’Astoria Waldorf Hotel.

La storia della stazione è puntellata da misteri e curiosità. L’M42 su tutti, è un bunker profondo, sotto il livello del mare, costruito prima della guerra per proteggere i generatori elettrici della stazione da un possibile attacco nazista. Difficilissimo da visitare, benché filmato e trasmesso in tv, non è riportato nemmeno nelle mappe ufficiali della stazione.

Ma c’è anche un binario segreto con tanto di treno privato, oggi abbandonato e semi distrutto. Venne costruito per Franklin Delano Roosevelt, per permettere al presidente di nascondere la poliomielite che lo costringeva su una sedia a rotelle. Dal treno il presidente sarebbe passato in una limousine, caricata su un ampio ascensore, e portato direttamente all’interno del vicino hotel di lusso Waldorf Astoria.

Un'altra curiosità si cela nel soffitto, dipinto con uno zodiaco imperfetto, al contrario, speculare: ce se ne accorse a lavori fatti, allora qualcuno disse che era il cielo come lo vedeva Dio, dall’altra parte, e qualcun altro chiamò in causa il manoscritto medievale che era stato preso a modello per realizzare il cielo.


La stessa struttura architettonica è in sé un prodigio architettonico: siamo in una stazione ma i treni e i suoi 67 binari nemmeno si intravvedono. La struttura è quella di un salotto urbano ben separato dalla sua fucina: per prendere un treno bisogna scorgere il numero del binario sulle pareti laterali e, attraverso un discreto passaggio ad arco, lasciare l’atrio centrale per immettersi sulla piattaforma; per uscire, invece, o raggiungere la metropolitana si percorrono rampe e gallerie sotterranee, ampie e costellate di negozi, scavate nel ventre di Manhattan.

Se si è appassionati di cinema non sarà difficile ripercorrere il sequel di film che sono stati girati all’interno della stazione, come The Cotton Club, Carlito’s Way, La leggenda del re pescatore. Ma Grand Central è soprattutto un luogo fisico e spirituale che si offre come set alle bizzarrie della vita di tutti i giorni.

Sam Roberts, inviato del New York Times, le raccoglie in un libro pubblicato in occasione del centennale della stazione. Racconta, ad esempio, delle richieste più buffe rivolte al banco informazioni: "come si esce da qui?" oppure "una volta uscita dovrò pagare per rientrare?", una domanda che riceve l’ironica rassicurazione da parte dell'addetto: "“non si preoccupi, alla porta ci sarò io!".  

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