Mostre: segni e sguardi che raccontano le città

Da Hopper a Ghirri, cinque esposizioni indagano la bellezza insolita di centri urbani e periferie

Marco Di Capua

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Il gracile portoghese che parlando in un soffio sostiene che "il tempo non esiste" ha ragione, perché lui ha 92 anni, dipinge dinamicissimi quadri che nemmeno un ventenne li fa così, e si porta addosso la modernità come un abito di quelli buoni, che anche sgualciti vanno bene. Si chiama Nadir Afonso (Chaves, 1920) e adesso il Museo Carlo Bilotti di Roma gli dedica una personale (fino al 30 settembre), curata da Stefano Cecchetto, che lo consacra uno e trino: architetto, pittore, collezionista. Come architetto è stato anche collaboratore di Le Corbusier e Oscar Niemeyer, e in occasione della Biennale di architettura a Venezia (29 agosto) gli sarà riservata una mostra specifica. Da collezionista rappresenta il raro caso di un artista amico di artisti: ne frequentò molti, raccolse lavori di Pablo Picasso, Giorgio De Chirico, Fernand Legér. Ma Afonso è soprattutto pittore, e nei suoi quadri esplode la città dipinta. Che cos’è? Scrittura elastica? Geometria euforica? Certo, ma ancora non ci siamo: la città qui è una specie di musica, visualizza un coloratissimo pentagramma. Però niente fado e malinconie. Jazz, piuttosto.

Tutto ciò mentre al Museo Thyssen Bornemisza di Madrid l’americano Edward Hopper (1882-1967), il più grande pittore livello strada che sia mai esistito, suona fino al 16 settembre i suoi blues. Sono 73, per la precisione, i capolavori in mostra. Hopper non ha voluto altro che dipingere luce sopra i muri, gente solitaria, stanze senza nessuno. Ha catturato il modello base dei nostri habitat fisici e mentali di animali metropolitani. Se amasse o meno i grattacieli non si sa, ma si pensa di no, visto che nei suoi quadri non ce ne sono. Diciamo che gli piaceva una città laterale, ad altezza d’uomo, e le case che preferiva erano quelle fuori moda.

D’altra parte ciò che è autentico, qualità di cui abbiamo oggi disperatamente bisogno, è fragilissimo, intriso di bellezza superstite. In questa prospettiva sono da segnalare tre mostre culturalmente patriottiche. Le prime due funzionano come topografie della nostalgia e geografie dei desideri retrospettivi: Firenze negli occhi dell’artista. Da Signorini a Rosai , fino al 28 ottobre alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze, e 100 sguardi su Roma , di importanti pittori del 900, alla Galleria d’arte moderna capitolina (fino al 28 ottobre). La terza è Fotografie da viaggio in Italia . La sua origine è in una esposizione e in un libro che Luigi Ghirri curò nel 1984. Ora si ripresenta intatta (sotto forma di omaggio all’indimenticabile Ghirri) alla Triennale di Milano (fino al 26 agosto): 20 fotografi, tra i quali Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Olivo Barbieri, raccontano un territorio bello e dannato. Scatti estatici on the road.  

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